HANDS & DEA

Rime di Hands

è il succulento eccedere
e l’esplosivo straripare
è l’essere urgenza
e l’avere e il dare
è lo smisurato debordare
è spirito
realtà
carne viva
e maestà

. . .

 Sapienti
e zelanti mani
indefesse cime azzardate
nel confine velato
e il segreto svelato
violato
come tutto danzando
tra gocce di rugiada
e fiori di dea

. . .

Ci sono spazi smisurati
azzardati per ogni uomo
luoghi dove puoi perdere l’anima
dove lasciarci corpo e desio
posti che lacerano la vista
che bruciano le retine
tanta la grazia
tanta è la rotondanza
tanta lei
da devastare un uomo solo.

. . .

 Spalmata sul tuo letto sovrano
sei la beltà immortale
lo scorcio regio
di cui non ci si scorda
la dama esemplare
dalle fattezze e le finezze regali
solo per viziare
coccolare
avere
in un trapasso totale
d’anima e corpo.

. . .

Tu sei un’ode al vecchio Jack
che m’ha sempre recato doni
golosità
ed emozioni
sei l’ode al vecchio Jack
che m’ha sempre accordato i sogni
i traguardi del sapere
e la ricerca del volere
tu sei l’ode al vecchio Jack
ancora una volta una guida
un faro su mari perversi
nuovi ed intricati.

. . .

 Di questo abbiam necessità
d’ammirazione
e contemplazione
di capezzoli solidi
e curve pericolose
di seni generosi
e fermi sulle nostre spalle
di magnanime dee
ed implacabili regine
del vizio
e della carne.

. . .

 Amica sfacciata
dea degli eccessi
e micia dagli smisurati appetiti
tu sei una bimba monella
infedele
perversa
rabbiosa
e vogliosa
tu sei come un libro d’isabella.

. . .

 L’ombelico del mondo
l’equatore incastrato tra i poli
tra un Artico fremente
ed un’Antartide bollente
come un cuore intrappolato
tra ventre e collina
tensione
e voglia.

. . .

Rigogliosa
strepitosa
conturbante femmina
sei tu la spelonca profonda
e il calice d’ambrosia
sei il nido delle mie voglie
e l’antro per il mio peccato
la scoscesa collina Andalusa
il sano desiderio
lo scandalo
il peccato
e la più gloriosa immoralità .

. . . 

 Confuse
ma legittime
inebrianti voglie
mi scuotono rabbiose
soltanto guardando te
mentre i miei occhi ti fotografano
dai tuoi tacchi
al terminar delle cosce
la precisione d’un compasso
l’antro più sicuro
il nido del mio volere.

. . .

 Lo stato della forma
la prepotenza
e la tirannide della femmina
tu sei lussuria
ira
accidia
dea delle dee
sei pure il peccato vero
ed io
il peggiore dei peccatori
per te.

. . .

 Rotondità di donna
placido
morbido
fecondo martirio dei sensi
tu sei l’abisso in cui svanire
la sfera di carne femmina
l’antro che m’inghiottirà
bonario
e cedevole.

. . .

 Tenere forme
ed assolute geometrie
urgenza
impellenza
ed incessante volere
morbida femmina
da baciare
assaporare
avere.

. . .

 Glutei licenziosi
e morbide lenzuola
stuzzichevole
impudica
favolosa dea
procace
infinita luna
ed inevitabile volere.

. . .

 Girati
abbassati
e chinati
mostrami il mondo intero
il globo
e la luna
l’infinito dell’universo
ostentami tutto
e tutto il percorso
l’apice della bellezza
la via per l’inferno
e soprattutto
la strada per non uscirne più.

. . .

 Non solo una regina
e non soltanto una dea
ma il monte Olimpo intero
il picco della passione
sulla collina delle mie voglie
l’humus più fertile
e l’immortale carne
per il devoto più indefesso.

. . .

 Tu sei arte
e il tuo corpo una scultura definita
di libidini
e di passione
il degno ricettacolo
della voglia pura
della fantasia più sfrenata
delle infinite glorie d'un re.

. . .

 Tu sei arte
e il tuo corpo una scultura definita
di libidini
e di passione
il degno ricettacolo
della voglia pura
della fantasia più sfrenata
delle infinite glorie d'un re.

. . .

 Odor di te
e d’un’insita fragranza
effluvi di te
l’aperitivo al tuo sapore
sapidità
il mio nutrimento
in un assaggio a millimetrici baci
punte e cuoio
nylon e seta
il pizzo
e la pelle che infiamma
in polvere di luna.

. . .

 Imponente come un nembo
ricolmo di pioggia
gonfio di luce
e di passione
è un groviglio di donna
il martirio
ed il tormento 
la tribolazione
in un concentrato di femmina.

. . .

 Un filo tenue
e il sole
e la luna
la via di Damasco
e piccole gocce d’umor fradicio
eccolo il mondo che mi porgi
senza batter ciglio
senza che una goccia declini
dietro e dentro
coeso che  ti piace
e mentre fumo di sigaretta
esala dal limbo della tua finestra
io sono il pollicino che segue la traccia
tu il mio uccello dalla punta pizzuta.

. . .

 Ossia giunone
la fatal divina carne
la pelle fresca da sfiorare
la polpa di donna vera
e un concentrato vigoroso
d’ubriachezza
ed ebbrezza
il totale stordimento
la femmina che infiamma.

. . .

 Sotto le tue mani tese
musica pura
il gioco e lo sfioramento
i polpastrelli
le dita infinite
in pochi millimetri di sinfonia
un frutto proibito
maturo
agognato
e un corpo che fiacca lo spazio
alterando pure il tempo.

. . .

 Ecco la verità
il momento più solenne
il lampo del demonio
quello vero
ora addolcito
ora impaurito
ma timido nell’attesa
nervoso e succube
ecco la vera festa
l’essere intimità
indifesa ed incerta
angelica e sacra
tutta nuda per saper chi sei
e quel che sei
ossia la nostra dea
ora trasfigurata in voglia.

. . .

 Così l’ho immaginata e voluta
la mia femmina speciale
che scotta calore per me
che trema per me
e di me
ribollendo sangue
nel fumo d’una sigaretta
golosa e giocosa
malata e drogata
di me.

. . .

 Tra nere trasparenze
ghiotti tessuti debordano
e assordano
come l’infinita voglia
mia di te
di riempirmi le mani
la bocca
la testa
della tua divina carne
mentre punto i tuoi tacchi
seguendoli fino all’apice
laddove il nylon finisce
ed inizia la vita.

. . .

 Tormento
ecco quel che sei
infinita voglia e martirio
pena e supplizio
ecco quel che sei
come pane per i miei denti
e carne per il mio corpo
ora aitante
ora forte
grazie a te ed in te.

. . .

 Come evaporare
e svaporare
come distruggere questa nuvola fragile
nebbia da dissolvere
e come volerla
massacrandosi di voglia
uccidendo quell’ardore
di possederla adesso
d’averla sempre
senza averne mai abbastanza
senza averne a sufficienza
perché ma ci se ne stanca.

. . . 

 Un assaggio di te
la pelle liscia
il seno ingombrante
e calze a rete
il tuo feticcio per me
che ti degusto a piccole dosi
il frutto più prelibato
un sapore da unire al mio
e odore
effluvi
e ancora seta per le mie labbra.

. . . 

 Tu che mi laceri
mi strappi
e m’ispiri
tu che sei vigorosa
una passione che inonda
ottenebrata
sporca
tu che altro non incarni
che desiderio cieco
pelle ed anima
e carne dannata.

. . .

 Delicata
muovi mani illimitate
come fossero le mie
su di te
e di movenze sussulti
e trema il tuo seno
la carne palpitante
frizionata
ovunque e dappertutto
sulle pareti della mia stanza
fino alle mie labbra
ingorde.

. . .

 A te
che sei nella carne
e nella carne un orgasmo
a te che mi percuoti
di lampi e bagliori
scavandomi l'anima
le membra
e solcandomi di voglie
desideroso d’averti infine
tra le mie mani.

. . .

 Stuzzica e strizza
stuzzica e si strizza
ed infine
toglie il fiato
come in un immane bisogno
come un’urgenza infinita
d’aria nuova
d’aria pulita.

. . .

 Frammenti di dea
in uno strato di pelle
velluto che sfioro
e accarezzo inconscio
un sogno interminabile
un preziosismo raro
un pensiero che non libera
dall’agognar d’averti
sempre viva
tra labbra e sospiri.

. . .

 Una guglia
una cuspide
un minareto
l’apice del tormento
il desiderio incontenibile
l’ansia d’averci
ed infine
la rara semplicità della bellezza.

. . . 

 Voglia di regina
bruciante
e caustica passione
il tuo corpo s’espande
tra cocenti lenzuola
estasi di dea
infiniti
ed eccelsi ardori
tu m’avvolgi dei palpitanti desideri
della tua devota carne.

. . .

 Vera e strepitosa
vita nell’alba
luce
tormento
il sorgere del sole sul tuo corpo
il cuore della regina
ode alla regina
lode alla regina
vera luce
alba certa.

. . .

 Il favoloso ardir della tua mano
elegante
e distesa
fin giù
nel tempio
del nostro calore
del nostro ardore
tra i nostri pensieri
le nostre fantasie
le nostre carni
quel che siamo.

. . . 

 Un dono
un regalo
il più favoloso degli omaggi
una strenna caduta dal cielo
un fiocco
come neve
il real sigillo
della femmina vera.

. . .

 Ti voglio guardare
e guardare
e guardare
mentre sola ti dai piacere
nel tuo letto di venere
ti voglio vedere
e vedere
e vedere
ad usar le dita
solo per farti morire
ti voglio sentire
e sentire
e sentire
totalemente persa nel peccato
drogata dal piacere
e ti voglio avere
e avere
e avere
senza smettere mai
per non averne mai abbastanza.

. . .

 Non celar ciò ch’è più bello
e svela al mondo il tuo stare
da femmina ingorda
e donna vera
ed entrati dentro
e permettimi d’entrare
favolosa
ricolma d’umore
mai sazia di calore
mentre innanzi a te m’inchino
imbarazzato
eccitato
per quel che si vede.

. . .

 Voglio avvicinarmi
aggrapparmi ai tuoi lombi
e poggiar la testa sul tuo ventre
per sentire il tuo piacere sgorgare
voglio lasciarti le calze
e vederti sola impazzire
sotto il tuo tocco
sotto il mio tocco
e voglio desiderare
di confondermi tra quei seni immensi
che m’implorano
m'invitano
mi cercano
e che adesso
dispettosa rifiuti
nel nostro eccelso gioco.

. . .

 La tua pelle
un terminale di coccole
e carezze
la trasgressione mista al pudore
il sesso al gioco
ed il dolore
dell'infinito piacere
fra noi.

. . .

 è quel che mi dici
fai
disponi
gioca
guarda
prendi ciò che vuoi
e adesso sei nuda per me
carne che vuol esser mia
ed anima
ora perversa ora furiosa
prepotente e poi dolce
ora ch'io sento il respiro
strozzarmi in gola.

. . .

 Lasciati vedere
mentre macini pensieri eccitanti
nel tuo soffrir di voglia
nel rito dell'amor voluto
di carne
e di sangue
e lasciati prendere ancora
mentre soffri di piacere
sotto sta lingua bagnata
adesso tra le tue cosce calde
ormai arse di me.

. . .

 Voglio spogliarti piano piano
sfogliarti
sfiorarti
ammirarti e baciarti
e sarò mani
sarò carezze
sarò labbra umide
sarò dolcezza
e sarò furore
delirio ed estasi.

. . .

 Mi vieni in mente
di notte
nel buio
nell'imponente bellezza dei tuoi glutei
pelle tesa
e delicata
sotto il palmo delle mia mani sapienti
carezzevoli
calde
colme di te.

. . .

 Ho solo bisogno di toccarti
di sfiorar tutto
e di vedere stelle
per arrivar alle stelle
in un istinto
che è sogno
voglia
infinita brama.

. . .

 Bella
da farmi scoppiare il cuore
favolosa
da annebbiarmi la mente
calda
da darmi il brivido più lungo
e mai sognato.

. . .

 Mio demoniaco
paradisiaco desiderio
mio vibrar di sensi
ora innanzi a me
col tuo calor di femmina
tu che adesso
sarai corda pizzicata
da dita
e mani magiche
unicamente e solo
mie
mia.

. . .

 Sei una donna vera
la degna sovrana dei miei sogni
e mentre io ti guardo
e t'indovino
vieni
vieni seduta in braccio a me
bramando mani
e poi carezze
unici giochi di dita
che t'avvolgeranno il corpo
fin dentro all’anima.

. . .

 Sublime
e celestial pensiero
in un bottone che salta
uno solo
la mia gioia
la mia felicità
l’ambir dei sensi
l’estasi
questo sei
che volere è potere
il potere dell'avere
e la sofferenza muore
a la voglia è vita
adesso.

. . .

 Come una pantera
nera
giaci felina
in attesa di me
ed incroci le gambe
per sedar la voglia
quelle favolose gambe
lunghe sotto il tavolo
che ora mi porgerai
caviglie della mia regina
ch'io so già dove parare
fin lassù
dove finisce la seta
e dove barluma la tua pelle
che sente fin d'ora
il bruciore della mia voglia
così uguale alla tua.

. . .

 Ad illuminar la nostra stanza
solo la luce del tuo seno
morbido generoso intenso
che invoglia e rapisce
che vizia e sfama di peccato
ad illuminar la nostra stanza
solo la luce del tuo seno
e tu
la meravigliosa donna fatta carne.

. . .



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