venerdì 6 settembre 2013

Venerdì nero sabato santo.

L'anno scorso celebrai la mia festa con te, la festa della fine. L'inizio dell'abbandono. Lo strappo. La mia lapidazione, l'ennesima mia morte e l'hai voluta tu, essere che ho amato di più.
Domani mi alzerò alle nove e berrò due caffè insieme nella mia nuova tazza nera a fiori di ibisco bianchi.
Mi fumerò marlboro rosse, perché è festa.
Mi farò baciare dal mio figlio piccolo. Poi dai due grandi e mi farò sbavare dal mio nipotino e mangiare la spalla, che gli stanno nascendo i denti.
Mi farò abbracciare da mia sorella e dalle mie nipoti adolescenti che non sopportano la zia severa che si mette d'accordo con la madre per non farle uscire quando son disordinate.
E poi c'è mamma al telefono e non c'è piu papà puntuale a ricordarsi della sua primogenita ormai nonna.
E poi i tre fratelli e i loro tanti figli, le altre due sorelle sempre a soffrire d'amore.
Gli amici finti su facebook.
Quelli semifinti su whatsapp.
I similari per sms.
Forse due per telefono.
Qualcuno per mail.
Ma l'unico amico che ami, quello mai. Non di ricorda mai. Quando lo ricorda non telefona.
Perché lo trova stupido. Ma per me quello stupido sa del suo abbraccio odoroso e saporito.
Mi sa di amore lungo ed eterno.
Pulito. Sano. Dolce.
La mia memoria ha bisogno di una malattia degenerativa. Non voglio ricordare indietro. Non voglio andare avanti per non aver più nulla da ricordare. Ho uno spiffero nel cuore e m'arriva freddo nell'anima.
Domani è la mia festa.
Domani non sarà un giorno come gli altri.
Mi faccio gli auguri in anticipo ché la jella mi porta fortuna.