sabato 28 luglio 2012

Io sono intelligente, io sono intelligente, io sono intelligente.

Ho scoperto che esistono i fantasmi. Il demonio. Esistono le fate e le streghe. Esistono i folletti, i nani. Esiste Barbablù e Cip e Ciop. Candy Candy. Esistono gli spiriti maligni. Esistono i marziani e Superman. Esiste Goldrake e Venusia. Esistono gli angeli ed esiste babbo natale e pure la befana. Esiste pure dio e la madonna.
Sono tutti loro che non credono che esista l'essere umano, perché non si vede e non si sente e non oppone resistenza.
Auspichiamo un'invasione di bagarozzi perché la razza inesistente non estingua.
Pregate, gente, pregate.
Detto questo, vado a fare l'amore con quel porco di Geppetto, voglio concepire una Pinocchia porno con tette e culo morbidi.



mercoledì 25 luglio 2012

Io sono una favola senza morale e senza lieto fine che si trasforma in filastrocca senza rima e significato

Io non capisco cosa sia questa mania di perder tempo e di farne perdere ad altri in sciocche manfrine e stupidi orli. Perché farmi parlare e riparlare sempre delle stesse cose e rimettere sul piatto sempre le mie stesse condizioni di sempre ed essere costretta a chiedere il mio che già è mio e così esser costretta ad insegnare a vivere a te che manco meriti un soffio di fiato di un cane rabbioso. E parlo con te che nemmeno sai cosa significhi un respiro tuo, che purtroppo toglie aria a me. Allarghi sempre di più questo immenso buco di ozono che mi brucia la pelle e me la riempie di nei, cazzo, che tu sia maledetto, da te e indietro a te e di lato alla tua stirpe. Che ci tolgo il mio mischiato col tuo. Tu togli e e nemmeno rimetti. Tu togli e nemmeno conosci il peso. Tu sei un ignorante di merda e come merda devi sentire solo la tua puzza. Questa è l'unica aria che dovresti usare, l'aria per sentire la tua puzza di fetida merda. Voglio scriverlo qua perché qualcuno forse ti riferirà quanto sei merda e quanta gente adesso lo sa. Perché la rete è un grande mezzo di infomazione. Che qualcuno gli riferisca questa di informazione.

Perché invece in molti non usano mandarmi affanculo quando lo merito perché rompo e distuggo i coglioni diventando patetica. Dimmelo no che scendo nel pozzo della vergogna quando sento quell'odioso silenzio.
Perché un augurio di un compleanno ed un relativo regalo devono diventare oggetto di stress per me? Ok è giusto, se volessi davvero regalartelo senza avere questo nobile buon fine, cioè quello di farmi una sana scopata divina dove riesco a provare l'infinito amore per il mondo e che questo nobile fine mi fa sentire una femmina poco dotata di femminlità te lo poterei sull'uscio della tua porta, lo lascerei al tuo vicino Oddio è così poco regale, così sconvenevole, così poco educato dirti che voglio darti i miei presenti e nello stesso tempo mangiarti con gli occhi e le mani e la lingua tutta. E che colpa ne ho io se hai una pelle che droga? E che vuoi da me se quella tua saliva sa di mare? Mare onde. Il corpo tuo onde.
Dico che pensavo a tuo padre ieri. Non so perché pensassi a tuo padre, forse perché a volte penso a cose serie con te, serie che nemmeno so cosa significhi, perché son seria sempre quando penso al tempo che dedicherei al tuo culetto. E' serio pensare al tuo culo tondo perfetto da sembrare il grande cuore di dio? Penso al cuore grande e ad una persona falsa perché più piccolo è il cuore e più è concentrato amore e per pochi eletti e perché la'more non è per tutti. Ma il tuo culo è perfetto come due mele attacate da mordere. Io non sono innamorata, io sono solo una che si vergogna di esprimere le proprie esigenze fiosiologiche tipo: ho fame, devo fare la pipì, voglio scoparti e incastrarmi sul tuo cazzo e non far passare ta me e te nemmeno un filo d'aria. Tapparmi,  rimanere senza respiro e sentirmi finalmente bene e soddisfatta. Insomma è un capriccio. Dai un capriccio, ma non posso dire che è un capriccio come la voglia di un gelato da leccare con gusto e gioia. Voglio solo esser felice, felice! Ehi, Dea, vuoi esser felice? E cosa ti manca? Un cazzo? No, non mi manca un cazzo da cavalcare succhiare ingoiare e afferrare e guardare. No. Allora vuoi il mio perché sei innamorata! Odio le donne innamorate! Io non sono innamorata. Io mi sono affezionata alla gioia che provo quando scopo. Sono gaia, triste e sono serena. Svuotarmi mentre scopo è una bella scoperta per me, che amo i guai.  E forse amo i guai perché amo svuotarmi dai pensieri scopando? Adesso è troppo tempo che non lo faccio ho proprio voglia di qualche ora dilettevole, utile. Chiedo troppo? No. Tanto non ti chiedo niente. Meglio tenermi questo pensiero. Oggi ho scoperto che sono più bassa di due cm rispetto a ciò che pensavo, i miei famosi 1.69. Oggi ho scoperto che la gente è deficiente, e avrei voluto dirtelo, ma non ho voluto, ho preferito pensare a quanti soldi potrei guadagnare in questi 10 giorni post ciclo metrulae se facessi la mignotta, perché ho fantasie sgradevoli, zozzissime. Infinitamente solo ed esclusivamente di sesso, tanto che mi ha fatto sesso ieri una cliente bella. Che mi sorride Così  elegante e curvilinea presenza di profilo che ben accompagna la curva dei suoi capelli che fanno perfetti sulle sue spalle belle, dritte come una regina. Bella e profumata mi pareva di sentirla da laggiù mentre sorrideva ed osservava solo me là dentro in mezzo ad altre persone. L'avrei leccata perché mi sapeva di buon fiore pulito e genuino e tanto raffinato. Per un attimo la mia tendenza omossessuale da 10 è passata a 90. C'era da perder tempo con lei, ma nessun tempo che sarebbe stato utile, ci ho impiegato. Mi piace la gente come lei che dà il giusto valore al denaro: merda. Quando paga senza fare una piega si nota subito la differenza che c'è tra la sua nobiltà e quel mezzo che per il mondo pare dio. Amo la gente come lei. Amo pensarmi con i gomiti a terra in attesa di prenderti tutto dentro l'anima il che è  poco nobile e forse è nobile il pensare di offrire un posto dove albergare per pochi istanti e donare pace e serenità. Odio pensarmi come un quadro della madonna appesa in un salotto con le candele intorno da venerare e non toccare perché devo e voglio essere usata testata toccata messa alla prova stressata provocata è un miraolo non è vergine da nessuno dei suoi buchi ma così pare sempre, è un miracolo! Questo tipo di rispetto è un'indecenza. Io sopravvivo e voglio un'iniezione letale di amore. L'amore che scopa il dolore.
Mi manca la sua voce di sera la sua maedetta voce che mi fa da ninna nanna e mi rilassa perché mi dice le stronzate che mi piace sentirmi dire.
Dea, vai a dormire che è tempo di sogni da ricordare.

lunedì 23 luglio 2012

Pensando ai miei pensieri.

Cosa penso quando guardo i miei capelli lisci e ricordo i miei boccoli con i quali mi divertivo ad infilarci le dita dentro?
Cosa penso, secondo voi, quando guardo la mia pelle che invece di seccarsi e tendere al basso diventa sempre più tesa e liscia senza imperfezioni se non qualche capillare dovuto al mio lavoro?
Cosa penso, invece, quando vedo i miei seni morbidi attrezzati da due capezzoli che ancora come due girasoli guardano in sù ancora verso il sole?
E quando vedo la mia pancetta e penso che ha portato dentro tre vite e le ha cresciute per nove mesi, senza marcarsi di nessun segno.
Cosa mi passa per la testa, la sera, quando arrivo a casa dopo ore e ore di lavoro e sono stanca morta tanto da non reggermi in piedi da farmi la doccia quasi addormentata, mentre fino a qualche anno fa avrei retto 25 ore di lavoro di fila.
 Le mie occhiaie, sempre le stesse. Nessuna ruga intorno agi occhi, alla bocca.
I miei occhi che non vedono più e fanno scherzi da pagliaccio. Forse non hanno retto tutte quelle lacrime acide di dolore, di delusione, di rabbia intensa e di sconforto. Mi dicono sia successo perché uso il pc. Mi dicono che siano stati  l'età ed il lungo allattamento. Io continuo a pensare quel che penso io. Il dolore lascia i segni e non solo cicatrici visibili. Qualcosa, invece, sparisce. Migra. Va da un'altra parte. Ti lascia. Si stanca. Si annoia. Fugge.

Non serve che tu veda chiaramente tutto. Distraiti, tu, che per una vita hai già visto. In un tempo che non ti spetta, campa per eccesso, per dispetto. Cammina che non hai bisogno di far finta di non vedere. Perché non vedi. Non sarebbe da te, passare oltre.

Le mie ciglia, ancora come trent'anni fa, vanno su con il solo tocco dello spazzolino del mascara. Lunghe, nere.Una piccola tenda arricciata sulle palpebre. Un drappo nero che non sa di morte, ma di gioventù ingabbiata nelle pupille lucide, sempre. Sempre intente a rivedere i ricordi.  Il sipario si apre e chiude a sua discrezione e basta poco, anche un pavimento diverso. Una scanalatura nell'asfalto. Un odore. Una parola detta da altri.
E quando guardo mia figlia, che pensa, fa, gioca, parla, mangia e si comporta spesso come me?
Chi sono? Cosa ho fatto? Cosa devo fare? Cosa ho pensato e detto in tutti questi anni? Mi ha vista? Ascoltata?

Penso che sono più dolce e più calma. Penso che tutto mi ha levigato. Penso che tutto non ha fatto che affinare il mio pensiero di bambina. Lo ha raffinato e sono diamante ed ogni luce, anche quella della notte, svela una mia parte migliore, peggiore, me stessa. Sono finalmente matura. Adulta. Ho paura di non esser mngiata in tempo, di seccare, marcire, ammuffire come un'albicocca nella fruttiera sulla tavola.
Non penso più a nulla e sento il sangue. Provo ad amare e a fidarmi nel farlo. In fondo, è  ora di raccogliere i frutti e ben poco posso fare per rimediare o, per togliere.
Mi metto comoda.
Voglio amore tutto per me.
Voglio sfavillare in un abbraccio. Esplodere di gioia. Sentirmi sbocciare. Vedere le vene strette sulla mia pelle da un laccio fatto di braccia a mani. Stordirmi di rumore di baci le orecchie. Che il mal di testa si impadroni di me come dopo il pianto liberatorio di una bambina consolata per la paura di un sogno.
Un' inestimabile parola d'amore mi percuota il cuore per sempre.
Che sia il ricordo dei ricordi dopo la mia morte.

domenica 22 luglio 2012

La realtà dei fatti è che a tutti piacerebbe sentirsi riconoscere d'essere stocazzo, tranne che da noi stessi.

L'uomo che mi vuole, l'uomo che sceglierò, dovrà fami sentire l'unica, una regina, la più bella, la madonna in terra. La sua venere e giunone. Dovrà farmi sentire importante, sempre. L'unica. Dovrà regalarmi rose e farmi ridere.
Esattamente, come fa con tutte le altre.

Ps. Chiedo scusa ai miei lettori, a quelli che tornano anche dopo un sacco di tempo, se non rispondo ai commenti; ma davvero, ultimamente, son senza argomenti, oltre a quelli scarni con i quali mi esprimo e pure malamente. Però vi leggo e in mente non mi vien niente, forse è la vostra abitudine nel commentare, ormai, che non vi dà stimoli, o forse, son semplicemente io che annoio, come annoio il mio io.

Da "Il Tempo Dell'Anima"
 Tristan Corbière (scoperto ieri grazie a Hands)

"... Il mio ideale è una chimera,
il mio orizzonte, l'imprevisto;
e mi consuma la nostalgia...
nostalgia del paese che non ho visto
Il mio pensiero è un arido soffio:
l'aria. L'aria è mia dappertutto.
E la mia parola è la vuota eco
che non dice un bel nulla - ed è tutto.
Il mio passato: ciò che dimentico.
La sola cosa che mi tenga legato
è la mia mano nell'altra mia mano.
Il mio ricordo: nulla. E' la mia traccia.
Il mio presente: tutto ciò che passa.
E l'avvenire: domani... domani.
Non conosco il mio simile;
sono ciò che mi faccio.
Odioso è l'io umano...
Io non mi odio né mi amo

...

 





martedì 17 luglio 2012

Non conta quando spiri, sei morto quando lo decidi tu.

Sono così egoista da aver desiderato, oggi, mentre la metro sotto terra sfrecciava a non so quanti km all'ora, che il treno continuasse la sua corsa per non arrestarsi che addosso a un muro togliendomi la vita.
Speravo di vederla e sentirla uscire dal mio copo squarciandomi la pelle.
C'è un individuo che la mattina alle 5 e 40 si diverte a telefonarmi, in anonimo per poi non rispondere. Mi rende felice sapere che c'è chi s'alza prima di me, o che s'alza presto per rompere i coglioni, a me.
Per costui, non sono morta, oggi.
Il treno regionale veloce correva ed io mi riempivo di perle di sudore la pelle tra quei due vagoni dove l'aria condizionate latita. Ero in un forno e l'unica cosa che riuscivo a pensare era come smettere di pensare mentre passavo a pochi metri dal suo quartiere. Fluttuavo. Sudavo e mi scioglievo sul vetro che mi rinfrescava le spalle mentre un uomo scuro di carnagione si dissetava guardandomi, si deliziava del mio corpo che si spalmava e si perdeva, invece, i miei occhi che si lucidavano, si gonfiavano e tenevano d'occhio, dalla coda, quello sguardo maligno e sporco.
Ormai sono come un pesce palla tenuto in vita da un lungo filo di ferro infilato nella spina dorsale in attesa d'esser consumato vivo e in agonia.
Ho un pollice che pigia sul cuore.
Metto un tappo in bocca perché quel poco d'anima che m'è rimasta non fugga, non si dilegui e si impossessi di qualcuno che non merita.
Buona fortuna Dea, sarà per la prossima volta.
Una freccia ti colpirà, ma non quando lo dici tu.
Chiunque mi cerchi, può rivolgersi ad un laboratorio di torte finte

lunedì 16 luglio 2012

C'è chi vuole il mare che non può bere. Io voglio gocce d'acqua per l'eternità

Non togliermi mai quel poco che mi dai.
Sono spiccioli di tempo e nelle tasche hanno il loro peso.
Io ti amo, questo è quanto.

domenica 15 luglio 2012

Preferisco il silenzio e le parole che ci sono dentro

Sono decisamente fuori norma e la cosa comincia a piacermi.
Bisogna dare qualcosa di diverso alla terra, per questi vermi.

lunedì 9 luglio 2012

Almanacco

Ho fatto una seduta spiritica e Charles Bukowsky ha chiesto la mia mano a mia madre e lei gli ha offerto la sua, per cui sposerò un gatto.
La mia carta d'identità mi suggerisce che ho quasi 43 anni, mentre io penso di averne solo 7.
Fa troppo caldo per pensare di soffrire per altro, fa anche troppo caldo per lamentarmi del troppo caldo.
Mia madre ha l'effetto di una caduta rovinosa sull'asfalto, per le mie ovaie. Le scortica! E' insopportabile.
Mio figlio grande mi chiama amore mio, la grande mi palpa le tette e il piccolo sembra laureto alla Sapienza. Sono figli miei? Eppure li ho seguiti appena usciti dal mio ventre pazzo.
Sto riempiendo i bar della mia città di caramelle Pip.
Sto cercando una casa nella periferia della mia città, questa è un'impresa.
Marco dice che ho l'utero stretto e si meraviglia perché ho partorito tre volte. Vaglielo a spiegare che con la fica stretta ci si nasce!
Ho ricevuto un risposta stronza tra i commenti da un blogger. Quando si parla di culi non capiscono mai un cazzo, i maschi!
Il padre dei miei figli è una testa di cazzo. Non mi ricordo perché l'ho amato. Non mi ricordo perché l'ho odiato. Non mi ricordo chi è. Non mi ricordo perché l'ho nominato, adesso. Ma gli dedico queste mie poche parole:
La natura a volte erra: spesso mette lo spermatozoo nei testicoli sbagliati, così capita che un figlio si debba accontentare di una mira deviata e capita che un padre si debba beare immeritatamente di un figlio stupendo. Te, addirittura di tre!

giovedì 5 luglio 2012

Perché oggi

Oggi che non c'entrava niente con un giorno d'inverno di 2 anni e mezzo fa. Oggi ho ricordato quell'inizio della fine di qualcosa. Ho ricordato e rivissuto quel momento in cui parlavo con te al telefono mentre mi sentivo la terra sotto i piedi diventata una pallina. Non sapevo dove aggrapparmi con le braccia e le mani e cercavo la voce in fondo alle mie viscere per poterti parlare e rispondere quando mi chiedevi come stavo. Ricordavo e mi facevo pena e tenerezza. La dea montagna che iniziava a sgretolarsi, a sentire le unghiate. Che chinava il capo, che non respirava. Eppure fino a quel giorno mi dicevi "ti amo" tutti i giorni, tutte le sere.

Alla stazione arrivavano tre treni di pendolari ed il corridoio era stracolmo di gente. Gente nervosa, isterica. Gente che correva per la destinazione lager, il suo lavoro. Rumore di tacchi e vociferare di cazzate. Chi si sistema i pantaloni chi ascolta la sua musica. Chi cammina nervosamente cercando uno spazio utile per camminare in velocità. Davanti a me un ragazzo sui trentacinque, non alto e che cammina come Lui. Ha le braccia simili alle sue. Il suo passo è fluido e non veloce, si infila tra la gente con calma e a fiuto trova gli spazi senza fatica ed io mi ci metto dietro seguendo la sua scia. Finalmente riesco a camminare in mezzo alla marmaglia che mi infastidisce per il vapore che emana in quello spazio semichiuso dal quale pare io non riesca ad uscire mai, ma dietro e lui e alla sua camicia a maniche corte avvitata sopra ai suoi jeans, io mi sento bene e la mattina, dopo quel pianto improvviso in cui ho ricordato il salato delle lacrime e dell'abbandono, mi è diventata piacevole. Ho sorriso pensando che, il tizio in questione non sapeva cosa pensassi io, là dietro. Ho pensato a come la complicità si possa stabilire in pochi attimi e come certe cose non debbano avere un seguito. Che è una soddisfazione godersele e coglierle nel momento giusto e pensare che forse qualcuno con il quale poter pensare di non essere tanto diversi, non è poi così male. Neanche uno sguardo tra noi, né un saluto, poco prima di arrivare alla mia fermata della metro, l'ho perso. Però ho goduto di un attimo che un po' di tempo fa mi sarebbe sfuggito. Forse mi sarebbe sfuggito perché non avevo avuto l'occasione di incontrare Lui ed i suoi occhi. Gli occhi che non voglio più vedere perché mi provocano bruciore e dolore, perché mi ricordano l'amore che so provare e a cui so rinunciare.
Vorrei andare a dormire e non svegliarmi. Non mi va più di trascinare i miei passi e di stancarmi per non pensare. Per me c'è fin troppo ossigeno da respirare, quello che mi riempie i polmoni e quest'istinto di sopravvivenza che mi schiaccia col quale lotto.
Cogli sempre gli attimi e fanne una collana di perle e provaci anche quando quel filo si spezza e devi ricominciare da capo, in fondo hai la salute no? Perché non ringrazi? Perché non apprezzi?
Non apprezzo ciò che mi impedisce di sapere quando devo morire.

Proclami

Prima di scassare le ovaie, prima di prendere un qualsiasi oggetto che vi dia modo di comunicare col mondo, pensate bene alle cazzate che dovete dire, perlomeno quando vi rivolgete a me. E ce l'ho con quelli che mi parlano di anima bella, che mi parlano di sofferenze d'amore, che mi parlano dell'affetto, che si offendono se qualcuno li critica.
Mi avete annoiata. Il mondo dei blogger, sta diventando come la tv.
Benvenuti gli anonimi che criticano e che si entono finalmente liberi di sparare le loro cazzate o le loro verità quando si trovano davanti, ad esempio, una come me che mostra di tutto pur non potendoselo permettere, perché a me piace la perfezione ed io ho mille difetti che molto spesso riesco a mascherare con gli scatti.
Ringraziate il vostro dio se c'è chi trova il marcio, che critica, che non vi sta sempre a leccare il culo.

Ps. quando sto male d'amore non esiste altra faccia, altro culo, altro cazzo, altro pelo, altre labbra, altri occhi, altro mento, altra lingua, altro collo, altri capelli, altre mani, altri piedi che io guarderei e bacerei all'infinito, per cui... vaffanculo, sei un testa di cazzo ipocrita anche tu, che ti prendi gioco di me e della mia sofferenza per te.
Adesso, sto male davvero. Che arrivi Dio, e mi prenda per il culo anche lui.

lunedì 2 luglio 2012

Semaforo giallo

Perché tu possa digerire le mie parole farò bene a cominciare a tacere.
Perché tu senta che si tratta d'amore farò finta di niente.
Torno alle mie pazzie, alle mie manie. Alle mie fisse. Tra i pendolari. A riperdere peso. A correre da un posto all'altro senza pensare. Torno alle mie notti buie dove ho incontrato le persone migliori. Ai miei pianti. Alle mie solitudini dense. Ai miei vecchi ricordi, quelli più brutti. Ai miei incubi di cui non ne farò più parola. Alle mie preoccupazioni da egoista. Alla sensazione d'abbandono che non m'abbandona mai. All'assenza di progetti. Non voglio pensare al futuro
Torno solo un po' indietro dove nessuno, neanche io, sapeva chi fossi.