sabato 30 giugno 2012

Fare rete

Mi voglio rendere utile.
Copio e incollo questa notizia da Xtc: Scarroccio Ergo Sum che ha seguito S.: Quotidiano Imperfetto che a sua volta ha seguito Sabrina Ancarola senza aggiungere un ulteriore mio commento, semmai ne riuscissi a formulare uno:

#GIUSTIZIAG8.
Il 5 luglio infatti arriverà a sentenza in Cassazione, dopo un ulteriore rinvio di 20 giorni, il processo a 25 agenti e funzionari della polizia accusati del pestaggio e dell’arresto illegale dei 93 no-global ospitati nella scuola Diazdurante il G8 di Genova del luglio 2001.
Ne parla il Secolo XIX qui.
Una giustizia agognata da ben 11 anni su uno degli episodi più incivili, più violenti della storia della seconda repubblica.
Una giustizia che qualsiasi esito avrà si concluderà con nessun giorno di carcere per le persone coinvolte, come spiega Enrica Bartesaghi, presidente del comitato Verità e Giustizia.
Una giustizia sociale che non solo non punisce gli artefici del massacro e chi ha intorbidato atti ed indagini ma addirittura ha permesso a molti di fare sfolgoranti carriere nell’ambito dei servizi e della mobile.
Alla luce di tutto ciò oggi è più che mai un dovere combattere la battaglia, promossa anche da Amnesty, per introdurre nel nostro codice penale il reato di tortura.
Tortura a cui sono state sottoposte le persone picchiate a sangue nella scuola Diaz, torture perpetrate poi nella caserma di Bolzaneto, fisiche verbali e psicologiche.
Questo sangue, questo disonore non si potranno mai lavare.
Questo sangue, come quello di tutte le vittime di una repressione violenta, ci farà sempre sentire coinvolti in quella che Amnesty definì come:
LA PIÙ GRAVE SOSPENSIONE DEI DIRITTI DEMOCRATICI IN UN PAESE OCCIDENTALE DOPO LA SECONDA GUERRA MONDIALE
e che disonora l’Italia agli occhi del mondo intero come hanno detto i giudici della sentenza di secondo grado.
Con #GiustiziaG8 noi vorremmo mantenere altissima l’attenzione sulla sentenza da parte di tutti gli italiani, perche’ possiamo fare pace con questo nostro triste passato e per non venire tacciati dalle comunità di altri stati come tolleranti di quella che e’ stata una vera e propria macelleria sociale.
Facciamo vincere le regole della democrazia!
Facciamo rete !

giovedì 28 giugno 2012

Pesa bene un sogno alla volta e togli la tara.

Si chiama sogno normalmente qualcosa di irraggiungibile ed io mi chiedo cosa non possa esser capace di  raggiungere un essere umano che sappia dar retta ai suoi bisogni fondamentali.
Io non ho sogni ma solo esigenze.
Ora sono delusa. Triste. Mi sconforta il fatto di vedere che tutto accade come il panettone a natale, il gavettone di ferragosto e la corallina di pasqua. Non ci sono che tradizioni. Non ci sono che ripetizioni. Come il matrimonio. Il divorzio. Come le strisce pedonali. Come la linea bianca dell'autostrada. Come le formiche d'estate. Come le parole del vocabolario che man mano vanno ad aumentare solo perché si mischiano le stesse parole. Si fondono culture e lingue, sempre le stesse.
Voglio suonare la chitarra.
Camminare di notte.
Starmene sola al mare.
Una sedia a dondolo.
Un'amaca.
Un muro enorme dove scrivere tutto e romanzare anche una lista della spesa.
Voglio lasciare la porta aperta.
Godermi i passi di una visita inaspettata.
Voglio vomitare veleno per una notte intera e rimanere integra e pura.
Voglio un matto da ascoltare perché voglio sentirmi normale.
Voglio una carezza che mi trapassi da parte a parte il corpo.
Voglio fare ciò che mi va senza lo stupore di qualcuno che mi abbia cucito addosso un copione recitato da altri.
Voglio continuare a pensare di non essere arrivata a nessun traguardo o fine.
Ho una pelle meravigliosamente liscia, questo mi indica un'esigenza. Quindi accavallo le gambe in diagonale, ché la luce renda palese questo mio bisogno. Qualcuno si avvicinerà come sempre per poi lasciarmi una nuova cicatrice che voglio sentir sanguinare e bruciare mentre guarisce. E che lui mi consoli sempre.

mercoledì 27 giugno 2012

Bentornata Dea... per poco

Vi scriverò qualche cosuccia, anche se dovrò scegliere tra le mille cosucce che mi capitano in ogni mia ora della mia vita, non so se di merda, non so se d'oro, so solo che tengo il cuore in allenamento, l'anima in subbuglio e gli organi in movimento.
Vado a tagliarmi i capelli.

Hands, ti amo!

martedì 19 giugno 2012

Ma io non lo faccio apposta!

Credo d'esser normalmente matta. Faccio cose di impulso, molto spesso, adesso di meno, visto che l'età avanza come un certo menefreghismo e una certa tranquillità/serenità/consapevolezza/esperienza, per cui risulto folle e in molti pensano io sia egocentrica eccentrica. Ma non è così, sono solo io così e sento il diritto dovere d'esserlo, di non morire diversa, cazzo.
Chiudo il blog come chiudo le imposte di casa perché ho voglia di niente, di silenzio. Di buio.
Io non ho voglia di salutare tutti indistintamente la mattina solo perché le persone sono le stesse che incontro alla stessa ora. Non mi piace far parte di un branco e voglio scegliere io chi salutare, chi conoscere e voi fate come vi pare e che non lo so che già gira la voce che mi sento stocazzo, qua?!
Sono andata a sostituire una collega nell'altro negozio. Il capo lì fa usare il camice, ma lo comprendo, sono due mummie burine. Il terzo giorno, comprendo che per lui è stata una forzatura, mi chiede di indossare il camice (troppe tette al vento, troppi maschi in giro e due becere galline invidiose con le quali lavorare).
Una delle due si stupisce, facendomi intendere che è dalla mia parte, mentre invece so bene che la richiesta è partita da lei. Io molto tranquillamente lo indosso facendo presente che non posso allacciarlo che è stretto e che devo tenerlo aperto, sperando che non dispiaccia, dico a lei. Mentre al capo dico che non 'è problema, non mi costa indossarlo. L'effetto immaginatelo, si scorge solo il solco tra le tette abbronzate tra l'altro, e il vedo non vedo è più intrigante. Poi io vedo erotismo dovunque.
E però si campa di soddisfazioni. Lui, F. il mio capo, abituato a lavorare con le donne da sempre, avrà il cervello tumefatto dalle lamentele, dalle chiacchiere, dai pettegolezzi, dalle pseudo malattie e stanchezze, da cicli mestruali dolorosi e cene da preparare, da caldo soffocante ecc. ecc. Lui, un ragazzo della mia età, una persona seria, quando gli chiedo quello spazietto per fumarmi la mia sigaretta, perché vedo l'altra farlo di nascosto (ovviamente ometto questo particolare) come se lui fosse un dittatore, mi dice subito sì e aggiunge un complimento, concludendo che non doveva dirmelo in faccia sicuro che non avrei alzato il culo, sicuro che lo avrei preso per quello che era, e lo dice ad alta voce mentre di là, qualcuno appizza le orecchie:
"Mi piaci, perché sei silenziosa, professionale, seria, te lo devo proprio di' in faccia, brava. Mi capita poche volte di dirlo, ma te lo dovevo dire!"
Lo ringrazio e divento di un arcobaleno fatto di viola in faccia, e meno male si nota poco, perché sono scura in viso. Cristo, apprezza il mio silenzio, i miei pensieri, apprezza la mia serietà e non mi sta con la pistola puntata alle tempie, ha fiducia in me.
In fondo, non è poi così male ricominciare una vita a 43 anni, quasi.

"Dea, oggi è il compleanno di R.(pseudo fidanzato/cagnolino di mia sorella, non gli fai gli auguri!?"
"Auguri? Oggi per me è solo il compleanno di M. poteva scegliersi un altro giorno, R.!"


Dopo una piccola lite tra sorelle, mia madre mi invita a sedermi a tavola con tutti, che R. ha portato la pizza e io non voglio assolutamente mangiare. 8 persone a tavola.
"Ok mi siedo perché sono a casa tua, ma sono diventata allergica ai farinacei, mi sento male e domani non mi entra il vestitino. Mangiate pure davanti a me."
"Tu sei un'impunita, disgraziata. Ma che carattere schifoso!" (chissà da quale cazzo di buco sono uscita ehh! Anche se devo ammettere che lei, mammina è sensibilmente più dolce di me, si fa ricattare dall'affetto, io non mi faccio ricattare nemmeno da equitalia)


"Dea, però dovresti metterti con un uomo, non puoi stare sola. Non si sta bene sole"
"Vero, ho bisogno di un uomo in casa, una volta alla settimana per spostare i mobili e revisionare l'impianto idrico ed elettrico e per massaggiarmi le gambe i piedi".


Mondo, ti cammino sopra e non mi sporco nemmeno le suole delle scarpe 'sti giorni, devo consegnargli i miei regali, e attendo... e mi sciolgo tutta quanta
Io non sono innamorata, io sono stupefatta e soddisfatta.


Time has told me
You're a rare rare find
A troubled cure
For a troubled mind



sabato 16 giugno 2012

Invece del post di compleanno

Ieri, prendendo posto in un autobus vuoto insieme ad un'altra decina di persone mi resi conto d'esser diversa, di essere una razza nella razza. è stata una rivelazione... un attimo di felicità che mi fece un gran solletico.
Vado poco d'accordo con le persone perché hanno una strana memoria, perché non ricordano mai le cazzate che dicono. Io, non sapendo né leggere e scrivere, non m'affatico nemmeno nel cercare di inventare fandonie. 
Non mi fido di chi m'offre il mondo e non darò mai loro il vantaggio di sapere fin dove arriva la mia gola profonda e la mia avidità, così facendo ho dimenticato d'esser ingorda e avida. Di spazio o di cazzo, non fa differenza.
Sono quasi una borghese di merda, con le sue false mezze misure.

martedì 12 giugno 2012

E infine...

E come per perdere tutta la vita rumorosa del mondo io vorrei starmene 5 minuti tra il tuo mento ed il tuo collo perché quello è il posto che mi piace di più adesso.
Non finisce il mio pensarti che delle volte si imbroglia come un filo che s'annoda.
Come l'onda perpetua del mare.
Come il ribollire della terra.
E a volte interrompo per paura che ti tocchino le tempie, le mie parole e le mie immagini.
Bisogna morire quando s'arriva a questi picchi ed invece io sono viva e pure recidiva.



lunedì 11 giugno 2012

Dea uguale timore, terrore, paura.

E oggi scusatemi questo mi ronza in testa. Dovrei fare un po' di autocritica. Ammenda. Chiedere scusa e perdono. Forse dovrei inginocchiarmi perché esigo la verità. Perché so stare in un angolo quando davanti a me ho l'immenso, quel che voglio. Non so occupare più spazio di quel che mi serve. Non so infrangere regole altrui.
Non ho bisogno di dimostrare amore con la mia ingombrante presenza. So usare le parole d'amore quando ne sento il bisogno. Non ho bisogno d'esser corrisposta o amata.
Busso dove trovo aperto, chiedo permesso, cammino in punta di piedi. Asciugo il lavandino che uso per lavarmi le mani. Non voglio esser toccata da chi non ne ho voglia e per questo non tocco nessuno che non voglia esser toccato. Getto la bustina dello zucchero del caffè al bar. Non ascolto mai i discorsi degli altri. Non parlo mai degli affari miei, dei miei dolori. Non chiedo nemmeno quel che mi spetta. Perché se mi spetta, prima o poi mi arriva in mano e non è detto che mi arrivi da quello a cui ho dato in precedenza.
Mi incazzo sì, e ferocemente quando mi sento negare la verità. Il rispetto. E non conosco altri modi di incazzarmi, ma mai e poi mai comprometterei la serenità di chicchessia. Chi osa far male prima o poi se lo fa da sé, me compresa.
Io sono pura come l'acqua e forse di più.
Ps. mi aspetto dalle persone intelligenti anche il silenzio e non quei cazzo di commenti che non vanno oltre il voler perder tempo sul luogo di lavoro. Se vi piace assecondare qualche isterica, la blogsfera ne è piena.

Sono la figlia unica di Maddalena e Bukowsky

Avevo smesso per un po' l'abito della seduttrice inconsapevole per potermene stare nei panni anonimi di una femmina senza pretese. Per non farmi rompere il cazzo da sguardi indiscreti e facce da ebeti. Per scivolare come serpe tra la gente. Per non alimentare chiacchiere. Per trovare un lavoro che di solito è gestito da donne, in effetti ho subito provato sulla pelle la deficienza femminile e la sua perfidia, eppure ero anonima, ma evidentemente quel che sei fuoriesce. Senza trucco, neanche il minimo sindacale, senza un tacco e solo jeans. Non ho più avuto voglia di farmi osservare. Ma non c'è nulla da fare, per campare in pace lontana dagli apprezzamenti, soprattutto maschili, dovrei farmi fare un trapianto di dna di una gallina, anche se credo riuscirebbe ad usare il fascino incrostato che esercita il mio cervello e questo sguardo birichino, cattivo, dolce. E adesso, pieno di rabbia e amore.
Il mio lavoro adesso, è anche circondato da maschi e in gran parte vissuto con una mia collega, una bellissima ragazza mia coetanea, straniera, di un altro mondo. Lontano mille miglia dal nostro e dal suo, perché siamo due cittadine della terra e non di un solo quartiere e tutto questo si respira, come si respira la complicità che fino ad adesso a lei era stata negata, perché come me, troppo libera e sveglia, troppo sensibile. Brava nel suo mestiere. Ma questa è un'altra lunga storia.
Adesso pian piano, devo ricominciare ad essere me stessa, sperando che quel ragazzo non ci lasci le penne a terra. Adesso, davvero, non so come comportarmi perché ero lontana da certe dinamiche essendo stata per un bel po' l'unica dipendente per poi diventare imprenditrice e mandare tutto a fanculo.
Dio quant'è difficile la vita di una femmina spaiata, con un po' di sale in zucca e ancora la voglia di vivere lontana da certi canoni e certe credenze.
Io, sono nata puttana e mi son messa a fare l'artigiana, quanto non sopporto chi non segue le proprie attitudini e non sviluppa le sue potenzialità. Molto probabilmente avrei incontrato gente migliore, molto probabilmente avrei raggiunto alcuni obiettivi molto più in fretta.
Mi lascio con questo dubbio stasera ché ho da pensare al suo regalo. Che non è né natale, né pasqua. Non è ferragosto o quella del patrono del mondo. Non è una festa nazionale. Né un convegno di santi. E' solo il suo compleanno e ci devo infilare tutto dentro e non so ancora come devo fare.
Perché non lo voglio più vedere, di lui non voglio più sapere.
La mattina mi alzo all'alba e inconsapevole ancora sogno, lo sogno e i miei occhi hanno colore e calore d'amore e la gente che mi guarda potrebbe pensare che occhi come i suoi è ancora possibile incontrare. Di quegli occhi, non voglio far venir voglia. Di quegli occhi, voglio ancora un po' trafiggermene il pensiero, il cuore, e riempirmene la pelle di brividi.
Solo, e soltanto io.

domenica 3 giugno 2012

Un' ultima cosa

Così vi aggiorno sul mio stato mentale e carnale. Oggettivamente in confusione. Obiettivamente in esplosione.
Mi sono fatta una doccia e mi sono strofinata fino a togliere ogni impurità compresa quella del pensiero. Il suo consiglio m'ha fatta ragionare. Guanto di crine per un massaggio. Perché lasciasse segni evidenti sulla mia pelle scura.
Quel sapone di Marsiglia puro lo adoro. Adoro quell'odore e la pulizia che lascia sui miei capelli ed anche i miei piedi.
Tra le cosce mi lascia il fresco pulito come di un lenzuolo di lino bianco da profanare. Da ri-sporcare.
Che m'è bastato indossare un abito rosso, subito dopo. Leggero, un vestitino stretto sotto il seno, con una fibia d'argento. Che scende largo fino al ginocchio:  avete presente il vestito candido di Marilyn? Ecco si apre con un alito di vento. L'ho indossato senza niente sotto e m'è bastato mettermi al sole con le gambe appena divaricate per sentire un vento accarezzarmi il sesso e farmene venir voglia. Un abito che sembra essermi cucito addosso, un abito di mia madre. Per una femmina gonfia di carne, che evidenzia la vita più stretta. Le virtù di una donna d'altri tempi che i tempi non rispetta. Di mia madre quando era oggetto di desiderio. Lo è ancora, non come prima, e non del suo più adorato amore che l'ha lasciata sola.
E come un sogno erotico ho sentito solo la voglia di scopare con un cazzo, non con il suo padrone, ma con il cazzo. Ed è logico che scegli il gelato in base ai tuoi gusti. E quel tubo di cioccolata fondente, quel giocattolo dolce che ha tra le sue gambe lui, a me piace da morire, perché sa scoparmi e farmi scoppiare il cuore, riesce a starmi dentro e farmi godere fino a piangere e chiedere perdono a dio perché si arriva a troppo, troppo in alto col piacere quando lui decide di venire e gridare. C'ha il cazzo di dio tra le cosce, il cazzo che dio s'è scordato di mettersi sotto la pancia per pensare all'umanità che si deve sacrificare. Il presunto padre dell'umanità che si lascia scippare, distratto, l'unica penna che sa parlare d'amore e pretende di salvaguardare il suo operato. E il cazzo di dio l'ho trovato io al banco dei pegni lasciato lì da un cuore asciutto e freddo per fare cambio con qualcosa di più vecchio, svincolandolo dall'amore. Di quel cuore ne sento l'odore. Dietro l'angolo ad aspettare che si inumidisca in attesa di tornare. E per ora il cazzo di dio è toccato a me. La sua parte sana d'egoismo è toccata a me, che di questo ne faccio la mia bandiera.
Intanto vorrei solo che mi afferrasse il collo profumato ora e ci si attaccasse con i denti come un cane,  un bastardo cane, lui che ha lo sguardo di un lupo fiero.
E tanto mi piacerebbe sentire quelle sue mani delicate diventare schifosamente ingorde ed afferrarmi i fianchi e tirare su questo vestito e senza la minima educazione vorrei sentirmi leccare quei due buchi e sentirmi entrare senza pietà in questo culo e ri-sentire quel dolore. Perché mi sento una randagia, ché ho voglia di sentire un bastardo essermi padrone per pochi minuti, che voglia ancora una volta possedere le mie viscere. Perché è maledetto. Perché ha odore di dannazione.
Ed anche io colo umori senza amore. Fremo e non tremo. Voglio senza orgoglio.
Mio caro cazzo, padrone della terra e delle stelle. Tu che sei strumento di serenità e oggetto di voglia; oggi, io per te, non muovo neanche una foglia.


Non c'è due senza tre.

Casomai avessi bisogno di ricordarmi, di ricordare me, di riuscire a percepire l'emozione che mi trasportava nello scrivere. La passione che mi sbatteva le parole sulle unghie come una bacchetta. Il sangue che mi pregava di tradurre, tornerò a leggermi, scrutarmi, pentirmi, sputarmi ed amarmi.
Ho spillato, sezionato i momenti qui  dentro scritti, tutti stampati come macchie di inchiostro nella testa che hanno il forte odore di nero, l'acre del rosso. Ho gustato con occhi, naso, pelle e lingua. Mi sono distratta, derisa. Ho bevuto fino a strozzarmi lacrime ingoiando il grido del pianto tappandomi la bocca e facendomi mancare il respiro per il singhiozzo.
Ho offeso, ascoltato. Ho giurato eterno amore, eterno odio. Ho promesso amicizia, ho litigato per l'indifferenza mia. Ho avuto la presunzione di pensare di riuscire a farmi capire quando non riesco nemmeno a capire chi sono: oggetto non identificato di questo mondo. Scrivo e mi svuoto pensando che questo sia un luogo serio, e mi accorgo che è un luogo dove la gente si ferma a guardare come accade davanti ad un incidente per strada, gente curiosa e perversa, macabra e impicciona, che si ferma solo per perdere il suo tempo e svecchiare il proprio quotidiano, perché sei oggetto non identificato. Un cocomero quadrato.
Ho gustato l'attesa senza la pretesa. Mi son sentita calamita. Non ho saputo cosa fosse il dovere. Ho amato il caldo afoso della notte d'estate. Il sole del mare e la sabbia. Ho assaggiato il miele sulla mia pelle. Ho apprezzato l'urgenza di avere, l'avidità. Il mondo non era poi così malvagio fino a pochi secondi fa. L'incantesimo è finito, qualcuno dimentica ed io da rondine torno pipistrello.
Non c'è niente che possa cambiare la tua natura a meno che tu da morta ti amalgami con la terra e ti contamini con le lacrime o le unghie spezzate di chi  la scava. E come un neo oggi, porto sulla pelle il ricordo indelebile di un viaggio oltre il mio limite, il viaggio coraggioso di una stanziale abitudinaria. Potevo rifiutare una vacanza simile?
Cambio postazione, forse. Non so se ho più voglia di sentirmi chiamare dea, che sia per scherzo oppure no.

Foto espressamente dedicata a F.Z, il quale oggi mi dà del sogno erotico, oggi che non vedo quale sia la differenza tra me e un cesso. E caspita, dovrei esser abituata a complimenti del genere ed invece, arrossisco.
Così mi sono presentata e mi avete conosciuta, così vi saluto per un po':