giovedì 31 maggio 2012

M, come Amore.

Xtc è la mia simile, più simile a me di me stessa.
Si può amare a prescindere?
Si può amare fino a piangere di noi stessi per quanto ci vediamo puri? Veri?
Non mi introdurrò mai nei tuoi pensieri fin quando non vorrai pensarmi. Non ti imporrò mai la mia carne a meno che tu non abbia fame di me. Non ti metterò davanti la mia bocca fino a quando non sentirai sete di quei baci con i quali ti mangerei a pezzetti per infilarti nelle vene per tenerti stretto dentro ogni battito, pulsazione.
Come un prurito nelle vene.
Perché è questo che mi fa vibrare.
Niente per cui lottare.
Niente da capire.
Niente da cercare.
Da analizzare.
Io ti voglio amare come dio non ha detto e suo figlio non ha scritto, M.

In effetti

Comincio ad aver bisogno di coccole. Di una dose massiccia. Di paroline zozze. Di complimenti, pure finti, sussurrati, quelli che si fanno perché il cazzo ha urgenza di spaccarti come una porcellina. Di quelle carezzine scostumate. Di sentirmi oggettino di voglia. Di un cazzo in calore. Non voglio sentirmi profonda, intelligente, dolce, tenera. Non voglio sentirmi quel gran pezzo di donna con le palle. Non voglio piangere pensando ad occhi lontani. Non voglio nemmeno stare a pensare a quel che devo dire.
Insomma, mi stanco nel vedermi e leggermi triste, innamorata, riflessiva. Non sono capace d'esserlo. Alla fine mi abituo a quel comportamento. Mi sarebbe provvidenziale Pi. Ma dopo quel che gli ho fatto, o meglio, non fatto, non credo sia saggio cercarlo. Potrei andare, adesso, che ho rimesso il tacco e il vestito che piace tanto al biondo e continuare e finalmente arrivare a quel dunque che tanto spera. Ma poi, come ogni uomo, dopo smetterebbe di corteggiarmi davanti a tutti, smetterebbe con le sue battute, smetterebbe col regalarmi le caramelle ogni giorno. Non è saggio nemmeno questo passo. Potrei rispondere all'sms che sta dentro il cellulare da settimane e dire sì a quel pasto notturno con F. Uhm, ha un sacco di pregi, ma parla troppo, non amo i maschi chiacchieroni.
Mi rendo conto che non è la mia bellezza a portarmi tanti corteggiatori, ma il fatto che io li snobbi questi maschi.
Io vi voglio bene, ma non posso darla a tutti. E' anche una questione di salute, a me Clara fa male, quando abuso di lei. Forse mi comunica che dovrei usare anche l'altra parte di me, che sta dietro di me, ma pur essendo culo, quella parte la riservo per l'amore, per qualcosa di davvero profondo, in cui credo, magari solo io.
Credo che andrò a dormire anche questa sera alle nove. Credo che crollerò perché questo sole mi uccide, questo caldo mi soffoca. Credo che non gli scriverò mai più una buonanotte, credo che risparmierò fatica, che risparmierò pensieri. Credo che man mano cancellerò ricordi. Credo che comincerò a dare il giusto spazio ad ogni cosa in un cervello piccolo come il mio.
Non ho più un'anima da accarezzare ragazzi, s'è sparsa in briciole su una gradinata del centro della mia città, dove ogni mattina cerco di rimpastare con le mie lacrime come una polpetta quando scendo per andare a lavorare. Siccità d'occhi e sangue rosa nelle vene, questa è la vostra Dea, ancora e sempre la stessa stronza, la stessa snob dei miei coglioni. La criticona, asociale. La figlia di puttana che ti legge negli occhi ogni malefatta. La paracula che dosa ogni gesto, che ti conta anche quanti peli hai sul culo. Quella che non ha bisogno di fronzoli, che adora un bicchiere di vino e un pezzo di pane davanti a due occhi, ma che pretende un fiore. Che sa ben riconoscere quando e con chi deve parlare: poca gente riesce a non impicciarsi dei cazzi tuoi, quella è la gente con la quale si deve parlare. E' la gente che tenta di risolvere tanti affari suoi che con tuoi, pur sapendo che ne hai, non viene certo a cercar di diminuire di peso, i suoi. E' la gente di poche parole e con occhi che strabuzzano cervello.
E oggi scrivo come mangio, anche se mangio educatamente, e la selvaggina, si mangia rigorosamente con le mani.
Comincio sempre col parlar di una cosa e finisco col parlarne di un'altra.
Con me non si capisce mai, davvero un cazzo.
Ne convengo.

mercoledì 30 maggio 2012

Buonanotte

Ho dentro una cascata che insieme all'acqua trasporta sassi, terra, alberi, foglie. Ho dentro il pianto di mille anime. Le mie infinite persone. Le mille donne e uomini. Mi sembra di sentire i germogli affiorare dalla terra. Mi sembra di sentire i mille discorsi dei mille occhi anche bassi che incontro ogni giorno. Eppure, in tutto questo rumore, riesco a far passare l'idea della quiete e de silenzio. A calmare gli animi delle persone sensibili che si rivolgono a me come fossi un angelo. Mi hanno fatto bene.

Mi dispiace di aver messo quel sentimento, mi dispiace di avere fatto il mondo dentro un puntino. è che sono così esagerata. E' che quando ti arriva qualcosa di straordinario, non è detto che lo sia. Lo è negli occhi tuoi che hai sempre visto mediocrità. Non è che per te sia stata fatta pazzia, è solo che hai incontrato una persona eccezionale che farebbe per chiunque quel che ha fatto per te. Non è che ti devi sentire stella. Non puoi veder l'amore in tre petali di rosa. Hai solo fatto in modo che un uomo fosse se stesso.

Non è arrivata risposta, allora smetto di pensarti. Di amarti. Lo prometto, fin da adesso.

martedì 29 maggio 2012

Mamma Dea

Erano tutte lì quelle donne, mamme. Tutte simili. Con le stesse scarpe, le stesse espressioni. Tutte a guardare dentro l' autobus della gita i loro figli in partenza verso un luogo a poca distanza da qui. Un'iniziazione. Lasciano i loro figli al mondo mentre non sanno che al mondo già li hanno messi, anche se sono loro quelle che gli rimboccano le coperte ogni sera, anche se ogni giorno chiedono loro cosa vogliono mangiare e discutono a tavola su quale sarà la loro destinazione dopo la terza media. Anche se, vanno a scuola a lamentarsi e a raccomandarsi di trattarli bene con chi i ha in custodia la mattina. Per concordare i loro voti, visto che l'impegno della danza, del catechismo, l'impegno del calcio, li stancano. Anche quando li lasciano davanti i loro pc su fb alla tenera età di 10 anni o meno. E mentre si invitano a gruppetti per prendere un cappuccino, io passo accanto a loro con la musica nelle orecchie una galletta di riso in mano e due gocce di profumo di libertà, e le molecole si spargono.

Mi manca mio figlio che sta dalla nonna e l'unica cosa che vorrei oggi è una sdraia sotto l'ombrellone al mare per guardarlo giocare spensierato con le sue manone nella sabbia costruire case e piste. Guardarlo inconsapevole del sacrificio che si chiama vita, e di quanta forza e tenacia ci metterà nel mantener fede ad un mio desiderio. Nel continuare a vivere per non deludermi.




Splendido amore 
splendido perché 
mi condanni a rimanere in vita, là dove vita non c'è ...

venerdì 25 maggio 2012

Io ti amo soltanto

Sicuramente mi troverete stupida. Adoro avere questa faccia da strafottente. Adoro passare da scema e oggi godo molto di più  nell'impacchettare e arredare di bigliettino un libro e portarglielo a casa mentre lui è al lavoro.  Mi piacerebbe sì incontrarlo, incontrarlo e basta, ma oggi non è indispensabile per la mia serenità. Devo fare i miei giochetti romantici, quelli che non ho potuto mai fare perché era sempre tutto regolato da tempi dettati da altri. Ho cercato di farlo ieri, ma mentre scrivevo il biglietto in autobus per infilarlo dentro il pacchetto, mi sono resa conto che non avevo il libro con me. Lui dice che sono sempre troppo di corsa, io dico che ha ragione. Insomma, non posso avere ritmi da adolescente, anche se ho il carattere di tale femmina.
Avrei giocato col mio desiderio da sempre. Ho sempre amato la seduzione quella che arriva all'orlo, quella lenta, quel corteggiamento. Non m'è stato possibile. Sono diventata madre, adulta, donna. Adesso faccio quel che voglio. Ho trovato il giocatore, credete forse me lo lasci sfuggire ... ?

Ci siamo lasciati giorni fa. A me capita ad esempio di volergli stare alla larga per un bel po'. Penso succeda la stessa cosa anche a lui, ma mentre con lui potete mettere in discussione il fatto che mi ami, su di me non ci sono dubbi: io lo straamo. Comincio a sentire la mancanza dei suoi occhi dopo vari giorni.
Tra un po' mi sentirete inquieta.
Siamo continuamente in contatto e mi stupisco di me stessa, la quale essendo carnale al'ennesima potenza, scelgo di scegliere la sua distanza, i suoi tempi. O rispetto i miei, o mi piace assai. O...
Ecco, divento banale adesso, cercando di dare un nome a questo tipo di comportamento.
Qualcuno mi psicanalizzi.
La prossima volta io, voglio fare l'amore al mare... di notte e sporcarmi i vestiti del suo seme.
Adesso vado. Scrivo un altro biglietto e aggiungo altro dentro il pacchetto.
Au revoir ragazzi/e miei/e.

Ps. per quegli occhi, fareste follie anche voi.

NB. Al mio Amico/Amore/Affetto Hands:  sembra che io ti stia sul cazzo ultimamente. Bene, quando ti pare, almeno, fammici saltare...  sopra.

mercoledì 23 maggio 2012

Mangio pochi dolci

Esser certa di sapere di dover vivere completamente sola per il resto della mia vita, e non parlo di uomini soltanto, non è poi consolante. Essere consapevole d'esser quel che si è con la zavorra di un carattere di merda a volte ti sfianca, fa impressione, ma fa assai male. Perché non concepisco, non comprendo chi fa di tutto per viverti, entrarti in vena con ogni mezzo, e poi dimentica modalità e maniere e pensa di aver ottenuto un mobile per la sua cucina. Non comprendo perché si fatichi tanto, visto quanto sono poco propensa. Non vale la pena, è una perdita di tempo. Non vi vengo a cercare in casa, non vi disturbo, me ne guardo bene dal cercare o chiedere compagnia anche per un solo momento. Me ne guardo bene dal chiedere comprensione e una spalla su cui piangere quando mi sento una fallita e mi trovo in un mare di guai. Quando mi sento niente, quando sto male semplicemente con una febbre. Non voglio un bicchier d'acqua da nessuno, voglio morire quand'è il momento senza che nessuno si tuffi per salvarmi. Io non voglio esser amica di nessuno. Io voglio e pretendo l'anima, lo dico da subito da sempre il tutto o niente, sono onesta.
Perché mi devo trovar costretta ad eliminare le persone dalla mia vita. Perché devo sempre dover soffire tanto e sempre io. Perché devo dover prendere queste decisioni senza che nessuno s'assuma la responsabilità delle sue azioni. Perché essere una cosa e diventarne un'altra. Perché con me! Io mi sento di dire in tutta onestà d'esser sì, una presuntuosa odiosa e fin troppo sicura di se, ma sono anche qualcosa di fin troppo delicato e sensibile, che s'urta  con un po' più di secchezza nell'aria, che sente ogni parola non detta inutilmente proprio a me, che tutto comprendo e capisco, compreso la fuga.
Fuori dalla mia vita, dai miei passi e dai miei pensieri se non si è in grado di sentire quando cambia il vento, se non si è in grado di capire che chi è come me,  non ama imporsi perché se ne vergogna, perché non si sente indispensabile pur avendo di se stessa, una buona considerazione.

Sono noiosa? Sono polemica? Sono smielata? Sono pallosa? Chiunque lo pensi, oggi, lo dica. Niente me ne interessa, ma amo sapere la verità anche qua, visto che siete gli stessi, in molti, da un sacco di tempo. A causa di quella che sono ho perso molto, ma, ho conquistato me stessa.
Mi sono innamorata di Lui:

domenica 20 maggio 2012

Eppure mi succede.

Di mese in mese è passato quasi un anno. Di giorno in giorno ho assaggiato e non ho ancora capito il sapore. Tutto questo ha un po' l'aroma d'eterno, quell'eterno che non annoia. Non lievita, non matura, non sfocia. Mi incanta. Ed in tutto questo c'è il mio furore, la mia rabbia. Lo stupore. La mia conoscenza e faccio amicizia con me stessa. Non mi critico e non mi giudico. Vivo i miei diciott'anni. Osservo con pazienza cosa succede. Resto immobile e piango. Mi chiedo chi glielo abbia fatto fare ad entrare nella mia vita, nel mio carattere. Che un giorno sono sole raggiante, il giorno dopo e per un po' divento pioggia, neve. Una nebbia di pensieri invadenti. Divento silenzio che cova. Divento adulta. Sono pronta a mollare lui e tutto ciò che sento che è infinitamente sorprendente, in un nano secondo. Sono io e c'è lui, sono io che vivo senza di lui, ma totalmente pazza di lui, lucidamente innamorata. Non mi inebria e non m'ubriaca. Sta zitto con la sua mano sulla mia gamba, sul mio ginocchio. Non mi incanta. Lo odio, spesso. Non lo sopporto, e in tutto questo posso solo riconoscere che mai in questa mia vita che non è lunga, ma ha girato tanto e tante persone ha conosciuto, mai io ho incontrato un essere così, un uomo così. Forse, mi lega a lui la stima, il totale rispetto, l'ammirazione. Quando lo vedo non riesco a pensare. Fa così bene lui, senza saperlo, a mantenermi questa elettricità. Questa mia femminilità, fragilità che mi riporta sulla terra delle persone. Di quelle che si sentono mortali. Perché un laccio nel cuore mi serve, perché un battito feroce fa bene al sangue. Perché io senta ancora cosa significa sapere che esiste uno sconosciuto che può renderti vulnerabile, fallibile. Farti sentire il sapore dell'incertezza, il brivido lungo la schiena, quel po' di paura.
Quando mai io penso veramente così bene di qualcuno, mi chiedo.
Eppure mi succede e non mi sembra vero.

Sangue, carne e pensiero e quel che non vuoi, non serve. Quel che tu chiami erroneamente amore. L'onore a me, che in virtù del niente che c'è in te per me, non potrei mai farti male. Mi manca la gente che ci stava attorno. La gente che non s'accorgeva di niente. Gente che non s'accorgeva d'esser comparsa. Non s'accorgeva che il suo rumore mi costringeva a guardarti negli occhi per ascoltarti.


martedì 15 maggio 2012

Insopportabile Dea.

Non sopporto più chi mi passa davanti, soprattutto se è uomo, alla porta della metropolitana. Non sopporto chi spinge. Chi non aspetta il prossimo treno, perché deve per forza andare al lavoro e non pretende un servizio migliore, perché non vuole incazzarsi, ma vuole violentarti. Violentare te. Te che per lui sei nulla. Te, invece di chi si prende i suoi soldi e se li mangia alla faccia sua e del suo lavoro. Chi di questo se ne frega. Non sopporto chi lavora con indolenza, chi mangia troppo, chi trova scuse, chi giustifica un ritardo. Chi parla sempre dei suoi guai, chi dà per scontata una pausa all'ora di pranzo e mi serve un caffè a cavolo di cane. Chi giura sui figli, chi dice di fare tutto e solo per loro. Chi si lamenta del marito. Chi parla della sua malattia. Chi mi giudica a priori per il mio vestito. Chi non ha pazienza e chi non ascolta. Chi ti corre dietro e ti toglie la scarpa. Chi non si lava e puzza e non se ne rende conto e ti sta appiccicato e ti costringe ad uscire. L'invidia delle donne per le donne. Chi s'approfitta di un capo paziente, un capo che ti dà fiducia. Chi s'accoppia tanto per non stare solo. Chi chiede appuntamenti fissi. Chi ti cerca quando non ha nulla da fare. Chi ti crede stupido perché vuoi stare zitto. Chi ti crede dio perché non sopporti d'esser preso sotto gamba. Chi ti chiede un favore quando hai da fare. Chi non si sa adattare. Chi parla di paesi e culture, di frontiere e stranieri. Chi non si sa dar da fare. Chi ha il pane e non usa i denti, chi ha i denti e non sa usare il pane. Chi perdona a prescindere per una religione per pretendere il perdono per ogni nefandezza facesse in futuro Chi non si schiera. Chi non sa scegliere. Chi si mette in mezzo con la scusa di mettere pace mentre invece vuole solo impicciarsi. Chi non sa dare uno schiaffo, chi non sa prenderlo. Chi sbaglia e non fa tesoro dell'errore, chi continua ad errare con lo stesso sbaglio. Chi ama gli altri più di se stesso. Chi fa di un altro la propria vita ed il proprio respiro. Chi ti fa pesare la sua gelosia. Chi mi dà della stupida perché ho il mio modo d'amare. Chi mi dà della sottomessa perché non amo disturbare il mio amore. Chi occupa spazio comune con troppo suo spazio. Chi usa il trolley come fosse il seguito della sua vita e te la butta addosso. Chi mi dà della inetta perché non so farmi valere, sentire, vedere ogni mese, per forza, per una legge scritta da non so chi. Io non rispetto leggi e regole, perché non ho bisogno di chi mi dica cosa fare quando so che in casa d'altri sono le regole mie, le regole sue. Io non alzo la voce se non mi urli in faccia e se non usi le mani per parlare. Io non sopporto chi pensa di prendermi per i fondelli solo perché so bene prender le misure prima di mandarti affanculo, perché per ognuno esiste il beneficio del dubbio, mi sembra il miglior modo per agire nel modo giusto. Non subisco chi ti riempie di parole, chi usa il belletto del suo piccolo intelletto, condito con un po' di cultura, per farti sembrare un'idiota. Chi ama gli animali prima degli umani, chi ama gli umani e maltratta gli animali. Chi parla di politica e religione. Chi vuole insegnarmi l'educazione. Chi non legge. Chi non osserva. Chi non ammette di sbagliare. Chi si crede arrivato in tutto. Chi odia tutto e tutti. Chi ama il mondo e pure le stelle. Chi non ascolta musica e chi mi impone la sua ad alto volume. Chi sta sempre a dieta perché non sa mangiare. Chi va in palestra per un fisico migliore ed un cervello inferiore. I depressi, i repressi. Chi s'offende e chi non lo fa per per facciata. Chi attraversa dove non deve, chi non si ferma per farti passare.Chi non ringrazia chi si ferma.  Non sopporto le divise, né chi si affida a loro. Non amo i viziati che si viziano del tuo vizio. Non amo chi si griffa.  Chi pretende rispetto ma non sa di cosa parla. Chi t'alliscia per uno scopo. Non sopporto chi impone, amo chi propone.
Non sopporto un sacco di altre cose e persone, prima di tutto me, quando mi permetto di tollerare.

Mia cara italia di merda né mastico letame, né mi ammazzo per te. Se ci riesci, fammi morire di fame; nel frattempo, io, campo d'amore, quello vero.


sabato 12 maggio 2012

Il mondo m'appare imperfetto davanti alla sua camminata

Io mi chiedo perché mai le persone si disperino nel cercare, molto spesso con tentativi stupidi, superati, inutili, qualcuno da amare o, qualcuno che le ami. Qualcuno che le faccia sentire più di chi hanno di fronte, e che questi annullino malamente loro stessi, scendendo a compromessi. Un essere per cui perdere la testa, impazzire o soltanto qualcuno a cui pensare per forza, o, qualcuno, con il quale condividere vita, morte miracoli; gioie e dolori. Perché costoro non sanno ancor prima di cercare, che qualora l'avranno trovata, questa persona, tutto questo porterà a qualcosa di noioso come una vita insieme, o forse, ad una distanza dove non voler condividere nulla per non trovarsi scontati; o, porterà ad un inevitabile ed inutile sofferenza. A meno che non si sia come noi. Come me, ad esempio, che in questi sporadici incontri non vedo che la bellezza di due esseri che continuano a scegliersi anche dopo mesi e mesi. Ma forse, dovrei adeguarmi ai vostri canoni e pensare d'essere un'illusa folle.

Ho rivisto i suoi occhi, gocce di cioccolata fondente. Ho rivisto quel che non mi basta e basterà mai.

Il tipo in questione, ci tiene a tappezzarmi la città di ricordi. Ma è stato un caso, o forse no, che ieri ci fossimo scambiati effusioni direi anche un po' troppo erotiche su quelle scale di quella piazzetta di quel rione di quella fermata di metro dove io ogni giorno arrivo per recarmi al lavoro. Accessoriata di bianco, cosa insolita, attraggo forse il venditore di rose bianche che interrompe un mio sospiro profondo. Ero una spina finalmente incastrata nelle presa. Interrompe, incautamente, la Sua mano curiosa sotto la mia gonna. Era a metà la serata che era iniziata due ore prima e che sapevo sarebbe finita e che non volevo rivivere perché staccarmi da quella pelle per me è traumatico. Sembro una bambina viziata, ingorda di cioccolata e caramelle. Ingorda di coccole. Golosa di lecca lecca. Golosa di succo di mele come lo sono sempre stata. Ci siamo visti in mezzo alla gente, come non era mai successo. M'è apparso più bello. M'è apparso come quello diverso dal mondo, perché i suoi bassi toni e le sue maniere condite dal suo linguaggio sono il tratto d'autore di dio. Lui, dio, non lo sa. Quella è stata la goccia caduta dal suo pennello mentre completava un quadro umano a suoi occhi perfettamente a sua immagine. Tacchi a spillo tra i sampietrini mal tenuti in cui mi infilavo e il tutto scivolava come se niente fosse. Non avevo un cuore, ma un tamburo che eseguiva una musica e non avevo un respiro, vivevo di istinto. Tu sai d'esser felice, Dea, ma non riconosci la felicità mentre lui brinda a quella serata in cui ci sei anche tu. Brinda al mio nuovo lavoro, ad un obiettivo raggiunto dopo fatica e delusione.

Mai incontrati occhi così, so come fare senza.

Continuare a fare l'amore o smettere alla seconda volta non fa nessuna differenza visto che non ne avrei abbastanza di lui e di quel sapore che ha sopra la pelle e sotto i suoi pori. Non ne avrei abbastanza di quel suo membro che non fa altro che aprirmi e indurmi alla fiducia. Che non fa altro che farmi capire che è bello. Lo immagino quanto sia bello, ma saperlo sarebbe come morire adesso. Non voler tornare indietro, non voler che pensare solo a lui, sempre a lui, e non dimenticarlo mai per poi fare confronti, per poi continuare a disprezzare il resto che c'è. Che è una moltitudine di superficialità e adorazione per il proprio cazzo o per la scarsa conoscenza di esso.

Una forcina sul suo pavimento ma non è la mia, quel pezzo di ferro molle ha un attimo fermato e interrotto, ma solo un attimo, quel gonfiarsi di una bolla d'amore in cui in quegli istanti c'eravamo solo noi. Non mi interessa. Io non sono niente, io sono tutto. Quel pavimento e quelle fughe raccolgono la mia pelle ed i miei futuri dolori con i quali mi alzerò stamattina. La mia pelle assorbirà le briciole dei suoi panini o spuntini mangiati in suoi attimi di vita che lui annota su una sua lavagna nell'ingresso di casa sua.
Leggo: love less. Solo quello mi salta all'occhio.
E' puro il suo odore. E' stupendo il suo stupore quando piango singhiozzando quando mi stacco da lui mentre mi trafigge perché ho paura diventi droga. Che lui diventi parte totale di me per sempre. Ora scrivo e mi sale il suo odore nelle narici perché non mi sono lavata a non mi laverò nemmeno domani e la mia pelle trasuda quel sapore.

Tu sei l'anticristo. Quelli che tutti aspettano e che io conosco. Dopo di te, per me, l'apocalisse. Dopo di te i giorni verranno scritti in altro modo, se ci sarà un dopo di te. Se mai lo vorrò un dopo di te.

Mi sono svegliata, stamattina, con la voglia di fare colazione che non ho mai, di biscotti, di un dolce. Era forse il voler continuare quelle effusioni,quelle carezze, quella lingua mia sulla sua carne; il proseguimento di quell'affetto sparso per terra.
Sono uscita serena di casa con le gambe e le cosce indolenzite, con un dolore che ancora ho nella testa. La base della schiena, il punto su cui poggiavo il mio corpo per osservarlo da sdraiata mentre spingeva se stesso dentro la mi anima, quasi. Le ginocchia doloranti perché in ginocchio mi sono messa per vederlo in faccia mentre ingoiavo la sua carne e più si sentiva il suo piacere e più io non sentivo quel pavimento percuotermi le ossa.
Doveva dormire e riposare. Riportarmi a casa, prima, questo volevo, che stesse solo a dormire anche se lo avrei guardato, io egoista, farlo.
Il silenzio in quell'abitacolo e la sua mano sul mio ginocchio adornato da una calza comprata per lui è stato il giusto antipasto di un saluto fatto davanti ad un cancello sempre aperto di casa mia. Baci e mille parole non dette e una buonanotte e un "non mi basti mai, sono ingorda di te". Osserva e sta bene attento ch'io entri e non mi lascia sola un istante. E' un signore, il mio ragazzo preferito. Fatto bene, dentro e fuori. E' quel perfetto per cui vale la pena lavorare e impegnarsi perché non scompaia dalla vita mia.

Io piango e forse è gioia. Io ricordo sempre i tuoi occhi puntati come spilli che bruciano i miei come fossi un laser. 


Bentornato Carlos

mercoledì 2 maggio 2012

Non c'è nulla da leggere.

Non so se capite, ma ci sono persone che nella vita pur non essendo legate a voi da nessun vincolo di sangue si scaraventano nel vostro continuo vissuto normale ed è come se pian piano sul vostro cuore stendessero un loro velo di pelle che lo protegge, per cui ogni cosa riesci a sentirla, riesci a capire ogni suo gusto, ogni suo lamento, ogni suo vizio. Riesci a capire il suo umore e soprattutto a sentire quando non ce la fa più. Per cui, ogni soddisfazione ti sembra dimezzata. Di noi è stato detto di tutto, immaginato e chiacchierato, sta di fatto che in tutto questo fango io sono riuscita ad amarlo d'istinto, come lo si fa con una figlia. La vita diventa densa. Con lui l'ho riconosciuta.
La premessa per dire che mi dispiace tediarvi con questa assenza, con questa svogliataggine, con questa indolenza e questa, a volte, coattaggine, ma non ho nessuna voglia nemmeno di esprimermi. Di questo posto, ora, non me ne frega un cazzo. Che niente mi sembra normale, chiunque di voi mi urta, perché non sa (giustamente) che non deve disturbare con le solita cazzate, non sa che a me urta questa superficialità vostra, del tutto giustificata. Mi urta il vostro rumore di dita, le vostre risate, i vostri discorsi che mi sembrano banali e ritriti. Mi dispiace, mi viene fuori solo una totale antipatia.
La dea si scusa, la bestia non si giustifica.

Type Of Negative - Love You To Death

Della serie: trovate le differenze.