venerdì 27 aprile 2012

L'eco delle chiacchiere nella mia mente.

Il mio senso di libertà consiste nell'esser capace di campare con acqua ed un pezzo di pane. Di un fiore talvolta ricevuto e di 7 ore d'amore in un qualsiasi angolo del mondo, e che non sia tutti i giorni. 
Devo smettere di fumare, lo so.

mercoledì 25 aprile 2012

Preghierina

Che iddio mi dia prova della sua esistenza facendo sparire in una bolla di merda tutti i fascisti della terra. La peste si aggira ancora in ogni angolo di ogni fottuto quartiere di ogni fottuta città. Merda di dio sparsa come catrame. Non voglio nemmeno sentire chi da antifascista tollera un'esistenza simile. Il rosso comunista è lo specchio del nero fascista; la libertà è priva di colore e ideologia, che sia d'oggi o di cinquant'anni fa. Sparatevi a vicenda, e che nel mezzo non ci sia nessuno.



mercoledì 18 aprile 2012

Poco prima di morire un po' .

Ho memoria di quegli attimi consumati fino all'orlo di un tempo totalmente privo di gravità e di lancette dove lo spazio necessario per respirare era quello di quattro braccia che incatenavano due corpi dove l'unica intrusa aria riusciva a passare tra la cadenza dei respiri perché in quei momenti anche l'istinto di sopravvivenza fa fatica a ragionare ed è l'anima che s'attacca alla vita una volta uscita e scoperta la beatitudine in fondo è solo una questione di attenzione e d'economia di spazi e dico che questa memoria è fin dentro i globuli s'è appropriata del flusso del sangue ho memoria d'ogni secondo che ho dedicato a leggere i suoi occhi traboccanti di pensieri e ho memoria di un odore che non ho fatto altro che annusare ho memoria di piccole e delicate incisioni inferte con le dita su pelle ambrata quasi mi sembrava di riempire lo spazio insulso che c'è tra le curve delle mie impronte digitali nemmeno l'inchiostro avrebbe trovato rilievo su cui palesare il suo pigmento ho memoria di una risata di ragazzo e di continui furti con le papille di ogni molecola del suo sapore aromatizzandomi i sogni sporchi di sesso ad occhi aperti.


La tua assenza mi crea spazi in cui schegge di ricordi mi fanno talvolta arrossire mille sono le cose che direi sfiorandoti solo la bocca talvolta mangiandoti la lingua forse riuscirei a dirne una  perché il tuo respiro lo voglio mangiare.

martedì 17 aprile 2012

PS. 2

Se
 il
 mondo 
scoprisse 
della 
tua 
esistenza
sarei 
costretta 
mangiarti.


Della serie: quanto so' annoiata!

1) Dormi più che poi ( chi dorme non pia pesce ma quanno se sveglia pia quello che hanno pescato l’artri)
2) Fermati spesso ( chi si ferma è perduto e, ad esempio è più difficile ritrovallo si quarcuno per caso o dovesse cercà)
3) Cambia spesso abitudini, sennò te cambiano loro; gioca d’anticipo (chi lascia la strada vecchia pe la nova, si è nova, ad esempio nun ce so buche)
4) Onora, rispetta madre, padre e, parenti, se e solo se ch’hai un credito cò loro
5) Lavora sempre un po’ meno della tua soglia minima de sopportazione; o ricordate de abbassà ciclicamente i livelli di detta soglia
6) Nun te incazzà coi deboli, nun te incazzà coi forti. NUN TE INCAZZA PROPRIO. Se proprio te devi incazzà fallo un giorno prima de le ferie, e ricorda, i deboli fanno finta, domani saranno forti, quindi menaie subito, nu li fa cresce.
7) L’erba der vicino è sempre sua, fumatela subito sennò quer fesso der vicino ‘a taia o ce mette le statue dei sette nani
8) Non tutti i mali vengono per nuocere, quindi tutte e vorte che hai fatto male a quarcuno, nun te sembra, ma gliai fatto bene, percio nun te sta ‘a preoccupà, che te frega.
9) Aiutati che tanto nun te aiuta nessuno, ricorda infatti che Dio è onnipresente, quinni se voleva te aiutava prima.
10) Nun scaià mai la prima pietra si nun sei sicuro da piallo BENE. Sennò e meio che te la conservi pe' dopo.


Girare per il social network delle teste di cazzo (FB) può risultare terapeutico. Detto questo, vi dico, che noi romani, siamo l'unico popolo degno di campare! :D

domenica 15 aprile 2012

Approposito di (che sono frivola).

Ecco, mi chiedo come mai quella pagina dedicata alle fiche sia così vuota. Ne parlavo con un'amica, oggi, via mail. Non è ch'io faccia bisogno di una chissà quale quantità. La mia e quella dell'onorevole X, stanno bene da sole ehh. Me lo chiedo perché, soprattutto le mie frequentatrici abituali, sono, o credo siano, molto, perlomeno a parole, disinibite. Non è che per caso vi mettiate anche voi a far confronti? Ecco, non è che io consideri la mia fica un fiore raro, seppur a darsi sta stronza fa credere il contrario; perché essendo un'esteta io, vado a vedere tutto, e nel mio corpo, trovo difetti in ogni dove, vorrei esser venere, ma sono solo dea. Con tutto ciò, dea si considera unica. Uniche sono le sue labbra piccole, uniche le grandi. Unico il clitoride, diverso come ogni cappella su di un cazzo. Geniale, intelligente, beffarda, simpatica, dispotica, anarchica, inappetente, appetitosa, saporosa ma non esibizionista. Perché esibire, significherebbe mostrare qualcosa che appare, agli occhi di chi mostra, e di chi osserva o guarda; oggetto da celare; per cui, oggetto proibito. Credo. Allora mi chiedo: che differenza fa mostrare una bocca o una fica? Un culo una tetta o un paio di mani? Una calza scesa o un perizoma indossato? Mostrare uno sguardo o un piede?
Bando alle ciance, ribadisco che l'album è aperto a tutte le svergognate zozze che passano di qua, nessun pregiudizio nei confronti di chi vuol tenersi la fichetta tra le sole sue cosce, per carità, ma pensiamoci un attimino perché quei maschiacci di mostrarci il cazzo sono sempre orgogliosi, mentre noi sempre così pudiche! Non è il caso di imitarli nei loro lati peggiori? Credo che questo sia un loro lato migliore, sono semplicemente senza inutili pudori. Il loro cazzo, li ha salvati dalla religione.



Oh bene bene bene! Son diventata insonne, adesso manca un po' di menopausa e stamo apposto.

Io t'amo mia creatura leggiadra. Perché sei come i pagliacci. Perché tutto ti fa soffrire e tutto poi ti passa come se niente fosse. Non ci dormi la notte se qualcosa ti attanaglia e ormai le cose che t'attanagliano son  diventate troppe perché non t'accorgi che se anche le tue tettone sono ancora giovincelle tu stai diventando grande, ma tanto grande ehh!
Ragazzi, forse emigro. Sto paese mi ha rotto il cazzo. Speriamo per la vostra Italia che io ne senta la mancanza, cosa assai improbabile. Ieri ho dormito (?) fino alle dodici e finalmente ho capito una cosa, o meglio, ho deciso di chiarire una cosa, un concetto. Ma io mi spiego sempre abbastanza bene, il problema è di chi, non so per quale motivo, pensa che io usi una tattica, o giri attorno alle parole per ottenere cose che non ho bisogno di ottenere. I miei bisogni sono di mangiare, di dormire (poco), di fare la pipì, di fare la cacca e anche di scopare, ogni tanto.
Sono rimasta infante:
ho fame
ho sonno
devo fare la pipì
devo fare la cacca
voglio scopare.
Mi dispiace. Non andate a cercar peli in un uovo, il mio almeno; ché io, come i gatti, ne vomito da sola, semmai ne avessi qualcuno ingarbugliato nello stomaco e di solito sono residui di un pompino fatto con gusto. Di solito, come dire mai, perché l'ultimo risale a mesi e mesi fa e credo d'aver già digerito tutto pur avendo nel cuore il padrone di quel cazzo. Ho scoperto, mio malgrado, che metto paura agli uomini. Questo m'ha fatta soffrire, piangere, morire. Io che amo i miei angoli, io che dichiaro amore, amore nel vero senso della parola. Io che non chiamo al telefono nemmeno per chiedere come stai. Io che non chiedo appuntamenti, che me ne sto per i cazzi miei, io che mi dichiaro disponibile. Io a questo punto, non so più cosa pensare. Io mi devo riprendere. Io devo fare un po' d'economia di parole. Io, devo fare un po' di penitenza. Per cui, io sono una femmina tristissima.
A A A cercasi petto maschile su cui piangere e leccare le mie lacrime.
Be', buona domenica a tutti.


giovedì 12 aprile 2012

No affetto. No progetto. No emozione. No niente.

Mi passasti davanti con fare gentile. Io non volevo niente. Io vivevo su un filo leggero. Vivevo senza pensare. Vivevo il sesso senza amore. Anestetizzata dal dolore. Tutto come non sapevo fare, mai saputo fare. Vivevo con la paura che il cuore avrebbe ceduto. Lucida tanto che il culo non avevo regalato. Su quello mai discussi con me stessa: non mi sarei che girata per un uomo per farmi profanare se non per il trionfo dell'amore, la devozione, il sentimento puro. Vivevo guardinga. Offesa e delusa. Vivevo asettica. Vivevo soffrendo per una cicatrice. Bene, mi dissi, con la gentilezza non si perde niente, l'importante è togliersi il cuore dal petto e sbatterlo al muro per fargli capire che deve farsi i cazzi suoi, in fondo, lui, adesso ti sta solo consolando e lui è come il resto dell'umanità ti consolerà per avere la tua anima prima ancora del tuo culo. Quindi non fare l'idiota. E così fu. Mi si mostra con tutta la sua bellezza, la sua intelligenza, il suo romanticismo celato per paura e l'adolescente che in me non ha mai vissuto comincia a sentirsi accarezzata. Sempre a distanza di sicurezza dalla mia pelle, che se m'avesse fiorata io sarei morta, o forse sarei nata. Sì, sì, mi dicevo. Sì sì, gli dicevo, ringraziandolo ogni volta. Tanto domani sarai sparito, perché ti sto mostrando il mio lato peggiore, deficiente. Inutile tu vada oltre quella coltre; io non posso esser più capace di amare.
Finì che lo baciai, continuai e mi innamorai.
Io non sono capace di pensare prima di agire. Non sono capace di dosare gesti e carezze. Io sono la generosità non in quanto generosa, in quanto io non conosco il contrario. Non la voglio conoscere la tirchieria, non li voglio spingere i freni. Io non ci voglio pensare al vecchio male. Ché il male non mi dipinge, non mi muta. Il male è solo un servo, per me. Non so pensare al mio sangue senza affetto. Non ci voglio pensare ai vincoli degli umani. Io non voglio fare i conti con nessuno.
Tu m'hai commossa, m'hai scossa, m'hai percossa.
Ora io devo pagare il male che a qualcuno ho fatto e ti ringrazio per esser stato tu il veicolo della mia penitenza. Ma adesso ho il mio capriccio: per asciugare queste lacrime io non voglio che quegli occhi tuoi e una buona dose del tuo sesso. Voglio le note della tua voce. Le voglio tutte toccare. Le voglio ascoltare e ballare con le vene. Io voglio solo fare l'amore con te e non voglio resisterti nemmeno in mezzo alla gente. Io non insisto, io persisto. Io non sono solita amare più della mia stessa vita. Io t'apprezzo per lo spazio che hai saputo riempire. Io non sono capace di adorarti e togliermi il respiro. Io t'amo nello spazio tempo che hai occupato.
Punto.
Io ti ho dentro e ti ripeti come la ninna nanna di mamma.

Per la gente che mi legge: che sappia che sto per diventar matta.

martedì 10 aprile 2012

La primavera mi sta rendendo una persona davvero profonda, mi sento un pozzo artesiano

Oggi, dopo l'ennesima lusinga ricevuta da un uomo, ho finalmente deciso chi sarà il mio futuro marito, colui che sposerò vestita di bianco. Ecco, voi non lo sapete, ma  scopare con quell'abito candido, è una delle mie fantasie più gettonate. L'altra non ve la dico, se non dopo averla messa in atto con lui. Forse.



Bentornati nelle vostre sedie.

Il privilegio di non fare domande lo riservo solo a colui dal quale non ritengo necessario ricevere risposte, come dire che di colui al quale riservo sto privilegio, non me ne frega un cazzo.
Mi piace anche fare l'oggettino, all'occorrenza; ma quando mi sento usata come oggettino le mie antennine vibrano e mi urta terribilmente.
Ecco, molte persone pensano che io sia autistica, deficiente, cretina, stupida in virtù del solo fatto che sono solita usare il silenzio e l'ascolto. In virtù del fatto che non ti mando affanculo solo perché non riesco ad elaborare con velocità. E forse è vero, sono ritardata e divento ripetitiva: levami la scia del tuo odore, levami la scia di quelle parole insulse. Non ho nessuna voglia di farmi toccare. Io provo per colui che mi scopa il culo, una sola e totale stima. Non riesco a provare stima per uno che parla troppo. E' più forte di me, mi sembra somigli ad una femmina, e con le femmine io amo solo far chiacchiericcio e pulizie di casa. C'è sempre da imparare dalle serpi simili a te.
Scrivo queste due righe che non ho voglia di sentirmi innamorata oggi. Non ho voglia di sentirmi addolorata.

mercoledì 4 aprile 2012

Le mie giornate diventano ogni giorno più lunghe di un minuto, un minuto di male.

Bisogna che stringi i denti come quando stai per farti aprire una ferita per disinfettarla, cucirla. Bisogna che segui quell'ago trapassarti la carne per vedere com'è fatta la tua pelle e il segno che lascia quel filo. Bisogna che tu diriga i tratti e che tu faccia di te un artista. Perché è tutto tuo. Bisogna che ascolti quel dolore bruciare, perché quel tempo sarà un tempo relativo. Quando tutto sarà finito ti sembrerà sia passato un anno, mentre magari sarà passato un solo secondo. Ti sembrerà che sia passato un solo secondo, mentre potrebbe esser  passato un anno. Il dolore è il pendolo del tempo è quello che ti fa capire che passa, travolge, muta, asciuga. Bisogna che piangi finché le lacrime non si fanno secche come le gocce del mare sulla pelle che lasciano il loro contorno di sale. Quel nodo, quel nocciolo nella gola deve scendere e risalire su quei pochi cm di collo. Deve levigarsi, smussarsi fino a diventare niente. Fino a quando ogni tuo tessuto lo avrà assorbito. Finché non farà parte del tuo sangue per tornare come una scossa quando ricorderai l'errore che non andava fatto. Che non va ripetuto.  Ma l'errore ha la sua ragione d'esistere. Perché l'errore svela la perfezione. L'errore distingue un'opera d'arte d un semplice disegno.
Pesa ogni secondo di dolore, conoscilo. In fondo non fa così male. Mentre lo fai t'assopisci, t'addormenti.

Sono alla ricerca di una via d'uscita da questo labirinto. Che credevo di essere giunta, mentre invece sto solo tornando indietro. Non l'ho mai detto, ma sono stanca. Qualcuno mi lanci un filo d'Arianna perché ho urgenza d'uscire, ché mi manca l'aria.

domenica 1 aprile 2012

Mi manca terribilmente e terribilmente mi piace che mi manchi.

Non riesco ad immaginarmi in una scena più bella di quella di vedermi scivolare appiccicata al suo corpo vellutato priva di mente colma di sensi. Non si tratta di bisogno, non si tratta d'amore, non si tratta di voglia. Si tratta di me e di quell'Anima che ho perso o mai avuto. Credevo d'aver provato di tutto nella vita. Credevo di conoscermi, di sapere cosa volessi, di essere capace di amare. Avevo la presunzione di parlar d'amore e se tornassi indietro mi prenderei a schiaffi per non aver approfondito, per averne parlato, per averne inutilmente sofferto; per non aver voluto capire. Per non aver voluto ascoltare; o forse, per non aver avuto voglia di amare. Ma anche per aver taciuto che avevo capito che pensare all'amore dava a un sentimento qualcosa di cui non aveva bisogno: una spiegazione, un concetto, un pensiero, una parola. Forse lo si deve all'età, alla maturità, lo si deve a certi dolori, a certi passaggi.
Io amo quell'Essere come non ho mai letto nei libri, come non ne ho mai sentito parlare. Come non ne ho mai sentito cantare. Come non ne ho mai sentito insegnare. Ho un solfeggio in testa. Un virtuosismo nel sangue, delle note che non conosco e un atteggiamento che ignoravo. Abbasso la mia voce di un tono sotto la sua, perché ascolta, perché non ho bisogno di gridare.  Tutto o quasi mi arriva con una violenta delicatezza inaudita, e m'atterrisco delle volte, e mi osservo. Certi miei passaggi non li riconosco. Quel che volevo essere lo so, lo sono e non ho nessun impedimento, non m'arriva da nessuna parte quello stop che m'aspetto.



Le ossa già sono colme di quel succo d'occhi che hai così denso. Il mio cervello pensa i tuoi pensieri, perché la carne ha le tue stesse voglie. Poiché questo tempo vissuto con te e lontana da te, è stato Tempo.
Forse dovrei dirti ti amo, forse dovrei solo pensarlo o sentirlo, non inquinarlo con facili parole inventate da altri. 


Ho la sensazione d'aver sviluppato una sorta d'orecchio assoluto, ma non nei confronti della musica.
Non sono reperibili foto delle vene di dea che sì, sono una vera rivoluzione, o semplicemente una presa di coscienza, o una sana consapevolezza. Farvi vedere quei lacci pregni di sangue sarebbe banale, poco scandaloso e assai noioso. E che nessuno si preoccupi, che non mi sono votata alla santità, seppur santità significasse non mostrare più pezzi di un corpo di una femmina che trova i suoi capelli tanto sexy quanto i suoi capezzoli. Che trova naturale mostrare le sue pupille al pari del suo sedere.
Quindi vi saluto.