mercoledì 29 febbraio 2012

Vogliamo Rossella Libera

Anche se forse la mia voce non servirà a un cazzo, anche se nessuno che conta passa da queste parti, anche se... 
Io voglio che Rossella torni a casa. Rossella Urru e tutti gli altri. Gente che viene snobbata e dimenticata per ricordare in eterno militari e soldati patrioti, quelli che uno stato paga e addobba di armi per proteggere accordi, per giocare al potere, per fottere, per rubare; per delle sporche manovre fatte passare per missioni di pace. A Rossella non serve una divisa. Rossella non ha un prezzo. Oggi questo è un mio dovere. Oggi decido di aderire a qualcosa di giusto, almeno per me.


domenica 26 febbraio 2012

Italia di merda detto da me che sono una bastarda

Mi informa il Grande Riccardo, perché gli mando un messaggio per sapere come sta visto che quel diavolo c'ha più cazzi da curare che 'n ospedale intero e mi risponde con una telefonata della quale sono stata felicissima dicendomi che lassù c'è un bel (dipende dai punti di vista) movimento e che quella gente pare c'abbia dei gran coglioni e delle grosse ovaie. Mi informa altresì, che mettono paura e che il sistema, 'sta mina impazzita la vuole disinnescare, far brillare, scoppiare. Non credo esista artificiere adatto visto che bisognerebbe conoscere il meccanismo di una tale bomba e un servo, uno schiavo, una merda, no può conoscere il meccanismo che si nasconde dentro la testa di una Persona libera e una Persona libera, non si pente. Una persona libera, libera ci muore. Non passa al nemico.
Forse a voi non ve ne fregherà un cazzo, ma sono completamente dalla loro parte. Sono dalla parte di questa gente che si fa picchiare e arrestare perché ci crede e non sta tanto a pensare se 'sto popolo (noi)  merita. Sì sì, direte che anche io parlo solo mentre sto seduta su un divano a scribacchiare. Giusto. Vero. Per ora, ci tengo a comunicare che sono con loro e con ogni pietra che lanciano contro chi difende il paese (dei ladri). Sono con loro ogni volta che difendono un loro mattone. Ogni volta che si difendono da quei bastardi repressi ai quali non sorge nemmeno il dubbio che forse lotte del genere le si fanno anche per loro. Ma vallo a ficcare in testa a chi ha bisogno di un ordine pure per cagare, che però non gli serve per picchiare e massacrare un ragazzo di 18 anni, ad esempio. Ma questo è il paese dei collaboratori del vaticano, delle guardie, delle mafie, dei politici. A cui tutto vien perdonato e giustificato. Questo è il paese dove un coglione del sud che forse viene assunto a tempo indeterminato con posto fisssssissssimo in qualche ministero di merda viene a Roma e compra una casa del grande costruttore che se chiama Caltagirone e chiede lo scontrino fiscale di appena 12 euro alla tintora...  Lo scontrino si fa, lo so. Ma il senso civico  non deve prevalere solo per odio contro i romani, solo verso i piccoli, o no? Bene, la tenga le ricevuta fiscale immensa faccia da cazzo e ci si pulisca il culo. Mi è bastato poco per capire che avessi a che fare con un coglione:
" Mi fa vedere la ricevuta che le ho rilasciato quando mi ha consegnato il capo?".
"Non ce l'ho signora. non l'ho portata con me perché ero quasi certo che non fosse pronto. E poi non SERVE!"
"Ah, infatti quel pezzetto di carta pesa un quintale che portarselo dietro un'altra volta le avrebbe creato problemi, e poi mi pare che lei mi avesse chiamata stamattina e io le avevo confermato che era pronto e la ricevuta invece SERVE perché io possa risalire al padrone del capo, perché io getti a ricevuta per evitare che lei possa ritornare a chiedermi il capo e poi è una regola del mio negozio, e ancora se io le faccio una ricevuta che lei mi chiede significa che a qualcosa SERVE!"
Shhhhhhhhh! Zitto! Io non so' fiscale, io so' stronza.
Di questi esseri è piena l'Italia e a me, spaventano!



PS IMPORTANTE. Mi rivolgo a Milk, Tazio, Mo' So' Cazzi e tanti altri che non usano la finestra popup per i commenti: non so il perché ma il mio PC essendo un po' deficiente non mi permette di dare la mia, seppur cogliona, opinione; per cui mi scuso, non vorrei sembrare stronza, anche se, ammetto che, mi ci sento dal momento in cui commento solo pochissimi blog, quelli che non m'annoiano. 

mercoledì 22 febbraio 2012

Post indecente

S e  t i  m a n c a  i l  p a n e  l o  c o m p r i   s e  t i  m a n c a  l' a c q u a  l a  c o m p r i  s e  t i  m a n c a  i l  s a n g u e  v a i  i  n  o s p e d a l e  e  t i  f a i  f a r e  u n a  t r a s  f u s i o n e  s e  t i  m a n c a  i l  f u m o  v a i  p e r  s t r a d a  e b e c c h i  u n  p u s h e r   e  t e  d à   p u r e  ' n a  c a r t i n a  s e  v u o i  u n  d  i a m a n t e  d a i  v i a  i l  c u l o  s u l l a  s a l a r i a  e  p i i  a  s c h i a f f i  t u t t e  l e  r u m e n e  c h e  s t a n n o   l ì  p e r  m a n g i a r e  i n  q u e s t o  p a e s e  d i  m e r d a  o  f a i  f a r e  i l  p u t t a n o  a  t u o  m a r i t o  p e r c h é  u n  m u t u o  g i à  c e  l o  a v e t e  s e  t i  m a n c a n o  l e  s i g a r e t t e  p r e n d i  i l  c o d i c e  f i s c a l e  e  d i  s i c u r o  t  r o v i  u n  d i s t r i b u t o r e  a u t o m a t i c o  d i  t u m o r e   s e  t i  m a n c a  i l  c a f f è  v a i  d a l l a  v i c i n a  c h e  è  p u r e  t i r c h i a  s e  t i  m a n c a n o  i  s u o i  o c c h i  t i  p u o i  a n c h e  a t t a c c a r e  a l  c a z z o  p e r c h é  q u e l l' o p e r a  d' a r t e  n o n  la  t r o v i  m a n c o  s e  v a i  a  g r a t t a r e  i l  p i ù  g r a n d e  f i l o n e  d' o r o  s u l l a  f a c c i a  d i  q u e s t a   t e r r a  d e l  c a z z o  d i  d i o.
P U N T O  V I R G O L A  P U N T O  D U E  P U N T I  P U N T O  E  V I R G O L A  E  S T I C A Z Z I  D O V E  L I  M E T T I?
Grazie, Silvia.

martedì 21 febbraio 2012

Fafafafa fafafa fafafafa fafafafa

Oggi è l'ultimo giorno di carnevale ed io volevo fare la cessa. Ovviamente mi vesto sempre allo stesso modo, sempre seminuda o sopra o sotto per fare incazzare le antidiluviane e vetuste cesse di natura e per far rizzare i cazzi. Per far giocare mio figlio con le tettone e le calze a rete sulla metro e per sparare gli ultimi miei proclami anarchici dando delle pecora a chiunque mi stia intorno tirando fuori sorrisi di maschi  e femmine sempre belle, guarda caso; le cessone sono sempre acide. Stamattina il mio anarchico figlio non s'è ben allacciato le scarpe destando la curiosità di decine di passanti per il corridoio della morte freddo come una grotta di pipistrelli della stazione tiburtina, perché adesso il treno di Dea lo hanno messo giù giù n fondo perché la pendolare è una merda e deve scalpitare col suo culo sempre di più sempre di più per arrivare al suo tanto agognato binario mentre chi usufruisce di quelle merde di frecce che io gli infilerei nel culo a gran velocità hanno sempre privilegi a scapito di chi paga davvero per mantenere il lusso di pochi per cui mamme attente e nonne carine mi ripetevano che il bambino (labestiachenunsestafermanattimo) aveva la scarpa SLACCIATA ed io rispondevo che LO SAPEVO ma che non potevo mettermi in ginocchio mentre loro tutti un'orda di barbari camminava su quel cazzo di corridoio o sarei stata travolta oltre a causare qualche incidente perché anche se mi inginocchio mi si vede la basilica di san pietro e la sua cupola per cui aspettavo un momento propizio per allacciargliele. Ho cominciato a dire ad alta voce che mio figlio aveva le scarpe slacciate e lo sapevo e che tra due minuti GLIELE AVREI ALLACCIATE GENTE TRANQUILLI CHE LO TENGO PER MANO! Bello cambiare orario di treno, si cambia totalmente popolazione, gente diversa e nessuno mi conosce per cui sclero e gioco con gaudio perché sono un'esibizionista del cazzo e perché devo sparpagliare le mie idee malate.
Si capisce un cazzo in questo post? NO? Meglio. Lo dovevo scrivere così.
Allora visto che mi son conciata da cessa ho collezionato, nell'ordine:
Un bacino da un tassinaro.
Un quasi scrocio tra un tassinaro curioso e una clio grigia metallizzata parcheggiata male e magari succedeva che mi facevo due risate.
Un lungo sguardo con capelli brizzolati con occhi verdi.
Un ammiccamento da un romanaccio de roma affamato e buongustaio.
Un egiziano tutto italiano che ce provava giocando con mio figlio con mia grande risata perché gli facevo vedere il ben di dio e dicevo una serie di parolacce tipo: che cazzo ci state a fare qua che questo è un paese di merda e nel paese tuo se scannano perché non so' pecore mentre lui (deficiente o furbo) continuava a dire che si sta bene. Egiziano figlio di puttana ecco perché stai qua.
M'è mancato il biondo con le sue caramelle, ho fatto tardi, oggi mi sentivo stocazzo e mi sono alzata una mezz'ora più tardi, però ho lavato i piatti.
Vi devo raccontare della denuncia nei confronti della sottoscritta fatta da una sottosvliuppata presso la caserma dei carabinieri sabato scorso, ma adesso non ho voglia e devo stirare tante tante camicine.
PS. non preoccupatevi per me, che non ne vale la pena, lo dico sempre. Devo esser triste anche nella vita, per essere anche il contrario o completamente apatica, come spesso sono. Sono dissociata; sono bipolare. Io sono anormale.


domenica 19 febbraio 2012

Non voglio nominare più il tuo maledetto nome e per non pensarti cambierò il mio che ha la tua stessa iniziale: l'iniziale di Maledizione.

E non riesco a ricamare con queste dita di merda un becco di parola per dire che chiudo e basta qua là su giù dovunque. Non riesco che a pensare che voglio esser bagnata di petali rossi sangue oggi domenica. Domani lunedì e poi martedì ed il giorno di mercurio e il giovedì degli gnocchi ed il venerdì di pasta e ceci e baccalà ed il sabato dove qua si cucina la trippa con la menta e pecorino romano mi raccomando. Ogni tradizione rispettata come ogni festa tranne quella di bagnarmi di petali rossi. Non trovo gli occhiali non ci vedo un cazzo. Ho un nodo in gola ma se piango adesso si preoccupano tutti. Shhhhhhhhhhhhh! Non voglio andare al cesso come da tradizione oggi devo trasgredire e forse esco e faccio un giro a piedi e piango piango piango e mi svuoto anche clara dissipo. Siccità di fica da domani. E mi sono tirata su il vestito davanti allo specchio stamattina e mi sono guardata il seno ed era bello e rigoglioso e stava su quel tanto che basta alla mia età. E ho dormito sola con le sole culotte stanotte volevo sentir pelle calda e l'odore suo crudo senza un filo di profumo che non fosse quello messo giorni fa. Ho una pelle odorosa. E la tradizione vuole che oggi io impasti pasta e che l'odore del mio sugo si sparga per le scale di questo condominio. E la tradizione vuole che io domani mattina mi alzi presto per andare a lavorare e produrre per la terra per chiunque tranne che per me. E vuole anche che io veda quel sorriso di quel biondo ragazzo che m'aspetta per coccolami perché adesso sa che passo solo la mattina e vuole vedermi sempre per cui cambia il turno e s'alza presto prima dell'alba per me. O questo mi piace pensare e con questo continuo ad alzare il culo su quelle scarpe che avevo comprato per Lui quelle che indosso oggi perché devo allargarle in pianta perché ho un piede con il collo troppo alto e lo odio. Perché non le ho mai messe pensando avesse piacere Lui che le indossassi per Lui la prima volta semmai fosse venuto a prendermi sotto casa perché di camminarci tanto proprio non ne ho voglia. Niente amore e niente sesso biondo. Non offrirmi nulla di ciò che poi vorrai togliermi. Ricordo il primo appuntamento con Lui. E mi passò la sua gomma che aveva in bocca perché desideravo una caramella ma non ne aveva. Ci strofinammo appena le pelli delle mani e sentii i brividi. E cominciai a credere che fossi una maledetta perché vedevo il mondo solo coperto di merda. E mi illusi davanti a quegli occhi e quei capelli che così non era perché quella puzza scomparve del tutto come cacciata da un'immensa nuvola di ammoniaca e vapore. Sono arricchita dall'amore che avevo per te per le tue mani e per la tua musica per il tuo passo per il tuo sguardo per le tue parole di notte quelle di giorno per le tue preghiere e le tue insistenze per le tue assenze. Perché t'ho perso come si perde un biglietto con un numero di telefono messo nella borsa. E' caduto non so dove  forse se nessuno lo distrugge qualcun altro lo trova. Il correttore automatico mi corregge errori d'ortografia ma non quelli che fanno perder senso ad una frase. Ascolto quella canzone mentre ti mando affanculo vomitando perché sei la maledizione di dio e sei diventato il mio cancro il mio tumore un virus infestante di bugie. Un groviglio di bacilli che mi invade. Perché oggi porto con me sulla pelle il dolore più grande. Perché la mia sofferenza deve essere la tua più grande soddisfazione Perché la tua esistenza abbia un senso. Perché tutto questo abbia il suo giusto senso. Perché Tu sei la catastrofe. Spariscimi dagli occhi. Perché cazzo ti vedo anche sotto le palpebre quando finalmente non vedo che buio nei miei sonni con pochi sogni.
Io ti odio e lacrime aromadamore mi coprono le labbra dopo che un ricordo mi ha graffiato le pupille
Io ti odio e nuovamente tra lacrime e lingua è in atto il concepimento del solo ed unico raro sentimento d'amore.

venerdì 17 febbraio 2012

Io sono una sirena e di giorno salgo sulla terra per nutrirmi di molluschi

Mi nutro degli atteggiamenti delinquenti di quei microcefali che parcheggiano l'auto in doppia fila e per di più nei pressi di una fermata d'autobus. Di quei pecoroni che stanno lì fermi e non dicono niente nonostante la merdaccia sia dentro il suo abitacolo. Di quegli schifosi che la mattina escono di corsa e ti spingono dietro il culo per entrare in metropolitana: se ti butti sui binari fai prima ad arrivare all'altro mondo, perché è lì che vai, ameba. Mi nutro di quelle facce da dementi che mi guardano male quando giustamente riprendo mio figlio anche sgarbatamente perché poco prima ha detto una parolaccia che non c'entrava niente. Mi nutro di quella pelle di maiale che ti passa accanto correndo e per poco non rischia di scipparti la borsa perché va di corsa e tu non hai manco il diritto di occupare quel mezzo metro quadrato di superficie terrestre per camminare. Mi nutro della pochezza di certe esserine che ti vogliono passare avanti nel corridoio del treno cercando un posto che non c'è ma poi usurpano l'unico oggetto che avevi a disposizione per sostenerti mentre quel deficiente del conducente fa frenate a secco e rischi di cadere col culo per terra. Mi nutro dei discorsi scemi insipidi di femmine che accusano donne rumene di fottergli il marito perché so' zoccole: bene. Le donne rumene sono più furbe, sono più belle, sono più intelligenti, sono più troie, sono più femmine di voi, squallide donne in carriera e casalinghe disperate, ipocrite pompinare dei vostri colleghi. Fasciste, bigotte. Quando fi ficcherete in testa che assumersi la responsabilità chiedendo anche scusa qualche volta significa essere consapevoli d'aver concesso il lusso di sbagliare e di farci trattare come abbiamo meritato. Significa non concedere vantaggi a nessuno, ma è più facile piagnucolare che guardarsi i difetti e mettersi in discussione e magari anche chiedere a chi sa fare meglio di noi. Significa anche dar fondo al nostro orgoglio, mettere in discussione un'educazione forzata, ammettere che non siamo fatte per il matrimonio, noi per prime, e che può essere solo deplorevole attaccarsi ad un uomo solo per vile denaro e concedere alla evoluta femmina del momento (che sia o meno straniera) il nostro scarto, colui di cui eravamo stanche pretendendo che la salute del suo cazzo sia sempre presa in considerazione e che di questo ce ne accerteremo costantemente. E' il padre dei nostri figli, nonché l'oggetto che ci serviva per conquistare il mondo. Andate in Romania a fottere i loro mariti, che, saranno attratti dal solo vostro portafoglio. Mi nutro, ancor prima, di quelle invidiose femmine che mi guardano indispettite perché il proprietario del bar mi apprezza molto mi guarda rapito quando mi giro e i suoi occhi cadono sul mio vestiario e le mie calze tirando la saliva della sua acquolina attraverso i denti e il gesto lo si sente anche fuori ed io faccio finta di niente non prima di avermi mangiato gli occhi e il taglio di capelli fresco sempre in ordine e sono solo le 6 e trenta del mattino chiamandomi tesoro e mettendomi a disposizione il locale dicendomi che è casa mia nonostante da quelle parti transitino fior di femmine e fior di donne di tutte le età condizioni e nazionalità: F O R S E N O N C I S I A M O C A P I T I I O S O N O U N A S I R E N A E N O N A B I T O S U L L A T E R R A. Porto l'odore del mare di qualcosa di sconosciuto che a voi nemmeno è dato modo di comprendere.
A. ti ringrazio per quella caramella che ho gradito il giorno di S. Valentino.
M. tu non vuoi il mio amore, io non voglio il tuo rispetto. E così sia: non diamoci un cazzo.
Oggi, venerdì diciassette e io, mi sento molto stocazzo! Dio Kristo, perché non fai estinguere tutte le cognate di questa terra compresa me quando mi comporto da tale!?

PS. Anche oggi tremo, e non per il freddo.


lunedì 13 febbraio 2012

Tutti i difetti di Dea dalla A alla Z cominciando dal suo aristocratico culo.

E' che sono diventata più seria. E' che sono diventata fedele. Una docile figlia di puttana. E' che mi sono fatta rompere il culo per bene. Si sta bene soli se non si può o vuole stare accanto alla persona che si ama. Non sempre la persona che si ama ci ama. Non sempre chi non si sente amato si impicca. Chi non si sente amato, nel mio caso, se ne fotte: gli invia un sms con un bacio, non aspettando nemmeno la Sua risposta (che ricevo, come sempre, perché per dio, mi rispetta e la risposta è una gran cazzo di Risposta), ché io faccio sempre come il mio cazzo di dio (IO)  Mi comanda. Si mette due auricolari alle orecchie, il pacchetto di sigarette accanto; un accendino. Si fa trecento caffè e si libera di quelle canzonette intrise d'amor d'Anima; si nutre di puro metallo incazzato mentre guarda le Sue fotografie. Scatti di un corpo che andrebbe stuprato a forza di baci. Ma Dea, non sa far scoppiar cuori, evidentemente. Dea sa far scoppiar cazzi, forse perché è nata puttana e ama più i cazzi di questi uomini del cazzo che abitano la terra. E mi ricordo quant'ero bella quando mi guardavo dai capezzoli mentre gli pisciavo in faccia con lui in ginocchio tra le mie gambe. Metafora perfetta. Devi pisciargli in faccia a questi dementi, stupidi, inetti maschi. Farli scannare tra loro. Ordinare loro di fare la staffetta del cazzo dopo avertelo messo nel culo. Dopo esserti creata, nella loro bocca di fogna e a fatica, la fama di succhiacazzi; non sapendo e nemmeno immaginando che tu non lo fai che per affinare la nobile arte della pompa; perché succhiare un cazzo è bello; è bello avere in bocca quella loro verga e sapere che in ogni momento, mentre stanno godendo come porci; mentre quasi schiattano, potresti tranciarlo di netto, quel cazzo; visto che sei diventata una pantera e i tuoi denti affilati come la lama del coltello con cui sbucci le patate. Perché non hanno fatto che ferirti, ingannarti. Non hanno fatto altro che inebriarti, fotterti il cuore. Ora, trucida. Ora stronza, vorrei che tu, infinita testa di cazzo, possa servirmi per far razzia di finti cuori di uomo, ché per allontanare le tue lusinghe ho dovuto ricorrere ad una scenata di gelosia. Perché si sappia che darei ogni mio foro al dio cazzo, ma forse non sono così chiara da far comprendere che se pure io sono innamorata di una testa di cazzo, io sono innamorata, come la è stata tua madre (santa) di tuo padre; come la è tua sorella di quel fottuto coglione che l'accompagna; come la è stata tua nonna di quel demente di tuo nonno, o forse non era tuo nonno, quello che aveva sposato. Come lo sarà, tua figlia, che sarà figlia di una mezza troia; di un povero demente che le servirà forse, per ripopolare questa terra. Sì, dio esiste, esiste eccome, si manifesta in ogni faccia di maschio che mi passa davanti e gioca con le mie ovaie, come fossero un pallottoliere.
La mia futura alcova, sarà la strada. In te, passante pagante, riporrò tutta la mia rabbia. Perché, per essere amato, uomo, devi pagare.
Devo bere tanto per poi pisciare tutto il mio male che m'ha ridotto le vene un contenitore di veleno. Mentre spero di riuscire a trattenere quel po' d'amore che provo ancora per te.


giovedì 9 febbraio 2012

Perché ho tanta voglia di piangere?

Non è tanto faticoso conquistarsi le cose, basta volerle e nel volerle non ti rendi nemmeno conto di quali gesti riesci a compiere sulla scia di quel desiderio. Impressionante fluidità che si manifesta anche negli spigoli. Il problema serio, per me almeno, giunge quando sento di doverle mantenere, e che già la parola è un tutto dire. Perché in costoro, coloro, oggetti, o rapporti, o persone di cui parlo, sembra ci sia un senso di rivalsa. Scatta l' ammutinamento; la ribellione, per cui cominci a sentire una seria minaccia di fuga, come se avessero paura d'esser abbandonati per stanchezza o noia. Contano sulla mia forza, sulla mia tenacia e testardaggine. Peccato che io non conosca la noia e non sia così ambiziosa da voler cercare altro quando quel che ho nemmeno so ancora di cosa è fatto. Iniziano tutta una serie di vincoli. Norme che cambiano. Iniziano i compromessi, mi vedo tutta una serie di cavilli nei quali, io, non so sbrogliarmi  Perché poi la paura mi viene. Gli animali sono esseri liberi da condizionamenti per cui non diventano folli, non hanno scatti di ira. L'animale aggredisce quando si sente minacciato, aggredito e, quando non riesce a nutrirsi. Ecco, forse questa è la miglior lettura del mio carattere. L'essere umano dotato di mente pensante articola parole e pensieri, per minacciarti. Chi è ignorante lo fa gridando, chi lo è meno, lo fa infilandosi un dito in bocca saggiandosi le parole ungendole ben bene per infilartele meglio nel culo. Però il mio buchetto non conosce diplomazia, prenderlo a secco è il miglior modo per sentire il cazzo, anche se ammetto che è gratificante, nonché eccitante, sentirselo preparare con uno sputo; con un dito bagnato, perché ti senti un pochetto onnipotente. Ecco perché, e ora che rifletto lo comprendo: quando sento un dito che sta per esplorarmi, le mie chiappe si serrano; quando invece, a farsi strada nelle mie viscere (e lo capisco dalle sue mani impresse sui miei fianchi), è il suo cazzo, io sono prona, pronta, rilassata e tutta contenta. Una cagna che sbava. Oggi, più che mai, mi sento un prodotto fallato di questa società. Quindi, a priori, io mi scarto, mi getto nell'immondizia cercando di non infilarmi nel riciclo sbagliato, semmai un riciclo adatto per me esista. Allora, voglio bruciare e macerare senza nulla dare ai vermi che camminerebbero su questa terra spargendo la merda del mio dna. La strega adesso ha paura. Non ci voglio camminare sul ciglio di questo burrone, non ho voglia di farmi scoppiare il cuore e di trasudare adrenalina pura, non ce la faccio. Mi chiudo in un angolo e tremo al solo pensiero. Farò fango della terra intorno con le mie lacrime, tanto da gelarmi i piedi. Voglio vomitare bile, soffrire la fame. Tanto c'è sempre qualche bastardo gene dentro di me che mi tiene viva e vegeta e lucida, quando vorrei spirare ogni volta che mi sento una cretina che non riesce a farsi capire. C'è chi sta peggio di me, o meglio, dipende dai punti di vista:" L. mi sa che domani, visto che forse riuscirò a venire, ma di sicuro non a tornare a casa, vengo a dormire a casa tua. Perché non posso star chiusa ancora due giorni per sta cazzo di neve". Dico scherzando al mio barista, perché chi mai penserebbe di venire dalla stronza tintora quando nevica!? "E dov'è il problema? Certo che sì, il posto c'è, per te, poi!" Voglio scavare un po' nei cazzi suoi per non pensare ai miei. Perché il mio ragazzo del bar è figlio unico e non sa cosa significhi bramare la solitudine; perché lui, ne conosce un significato distorto.
Ho tanto bisogno di sentirmi utile e farmi utilizzare.


martedì 7 febbraio 2012

Ritardataria o testarda o cocciuta o viziata o pigra? Diciamo TDC!

Avevo freddo e non potevo ragionare oggi, così d'impulso ho fatto una cosa. Mi son resa conto, poi, di aver fatto una stronzata; però, se non l'avessi fatta, non mi sarei resa conto di aver fatto una cazzata. Sto percorrendo una strada tutta curve e lunga e noiosa pur sapendo, per vie traverse, non avendone neanche la certezza, che esiste una scorciatoia. Una di quelle strade brutte, buie e piene di buche. Io continuo su quella strada noiosa con un sacco di segnali, ma ovviamente il segnale della scorciatoia non c'è, è celato. Ci sono poche persone che si conoscono, che sanno vedersi attraverso gli altri e quando ne incontri una, non gli dai un briciolo di fiducia. Io, poi, sono una di quelle superbe teste di cazzo che pensa di sapere tutto in virtù delle sue sempre più azzeccate sensazioni. Ma le sensazioni vanno anche interpretate, vanno anche studiate con un po' di cervello, che, ultimamente, pare mi stia abbandonando. Dio cristo! Devo tornare in un punto in cui tanti avrebbero preso la stessa strada, seguendosi per pigrizia; ignorando la scorciatoia per paura. In quel punto ho perso il controllo del mio istinto. Ho avuto l'intuizione stasera, come pochi giorni fa in cui facevo la pizza e avevo finito la farina per stendere l'impasto: mi sono unta completamente le mani di olio... non solo l'impasto non s'appiccicava alle mani, ma anche la riuscita della pizza, non usando il mattarello, è stata spettacolare; di un gusto diverso, goloso, morbido e croccante allo stesso tempo. Mi sembrava la fiorentina delle pizze. Buona. Mi piacciono gli esperimenti, erano l'unica cosa che amavo a scuola, dopo i temi. Quanto sono infantile. In questi momenti mi rendo conto di quanto la mia adolescenza sia stata scippata di momenti assolutamente necessari. Mi sembra d'esser passata dalla nascita allo svezzamento, saltando la delicatezza dell'allattamento.
Grazie ad un ignoto.

domenica 5 febbraio 2012

Il sentimento più intimo è la malinconia e se qualcuno riesce ad entrarci dentro, è degno del più totale e spudorato amore.

Occupi gli spazi più strani come quello della più intima malinconia. Ora vorrei bussare alla tua porta, non suonare, ma bussare e aspettare la tua voce e i tuoi passi educati. Entrare e lasciartela chiudere dietro di me. Godermi l'odore di casa tua che mi sa di buono e di buoni sentimenti. Mi sa di cuore e angoli pieni di segreti in cui li metti in ordine, senza elencare data o luogo. Sono come un domino: ne tocchi uno col pensiero e gli altri scendono piano piano e si adagiano, perché gli occhi tuoi lo dicono. Non ci infilerò mai le mani, ma solo il naso. Mi sposteresti la sedia, quella "mia", vicina al muro, quello che separa quello spazio dalla tua camera da letto. Come fai tu, mi baceresti e accarezzeresti i capelli scansandoli dagli occhi e con quella tua voce intonando la tenerezza mi chiederesti cosa fosse mai successo per portarmi fino a te remando contro ogni mio principio e violando ogni mia regola. Niente, ho solo voglia di allargare le braccia e poi stringerle quando il ricordo si fa più doloroso, sul tuo letto, con il collo al suo bordo e la mia leggera chioma sfiorare il pavimento perché vorrei che le lacrime bagnassero i miei capelli fissando un punto indefinito del tuo soffitto con te al fianco poggiato sul gomito e i tuoi occhi puntati sulla mia fronte per leggere ogni parola prima che esca dalla mia bocca. E ti racconterei della prima volta che ho visto il mare. Avevo 9 anni. Non ci portò mia madre. Lei non ci portava mai da nessuna parte. Quel luogo fu per me la felicità: ero lontana da lei, mi dispiaceva quasi un po', ma non mi mancava affatto. Eravamo io, le mie sorelle e il mare. Potevo vivere senza di lei, ne ebbi la certezza. Non era nata per fare la madre, lo sentii nel suo sguardo quando fummo costrette, a suo dire, ad allontanarci da lei. Certi bambini non piangono mai, non ne hanno bisogno, sanno già tutto prima di tutti. Certi bambini, non vogliono coccole se le devono chiedere, e quando gli si fanno, preferiscono lasciarne a chi ne ha più bisogno, perché loro già sanno d'esser forti. Nascono con le spine. Sanno nutrirsi, come i cactus, d'ogni piccola goccia di umidità, sono utili al mondo. Stanno lì a farvi regalare attenzioni a tutto ciò che dà colore ai vostri occhi. Pane ai vostri denti. Pace alla vostra coscienza. Il salto dal mare sarebbe breve per raccontarti l'ennesima mia delusione. E non fu per un perduto amore, ma quando dovetti decidere di non avere un figlio appena ventitreenne. Chissà se ne avessi potuto parlare con mamma sarebbe stata la stessa, la sentenza. Non mi fece tanto male il rifiuto di quel lui, fidanzato storico, accasato, il futuro marito; fumava sigarette e canne e sua madre era convinta e certa di avere un giglio tutto lavoro e amici, in casa. Fu dolorosamente lancinante quello stare lì a soffrire con la carne fino all'ultimo secondo. Sentii tutto quell'acciaio scavarmi le viscere. Non succedeva mai, dissero. Bhè, succede a me che col dolore ci vado a braccetto; tranquilli, io lo sento, andate avanti, dissi. Quanto manca? Chiesi tra le lacrime copiose e il viso stupefatto dell'infermiera che m'accarezzava la fronte; lei in quel momento era mia madre, lei era dispiaciuta, davvero. Finì tutto e fui mandata in un letto a riprendermi un po'. Volevo solo andare via. Ricordo d'esser stata l'unica ad arrivare sola e sola ad andarmene verso il letto di casa mia camminando e tremando per una strada lunghissima, emarginata come fossi il male del mondo. Tornai, il giorno dopo a lavorare in quel salone con le goccette di Metergin nella borsa e i miei inseparabili fiocchi d'avena da mettere nel cappuccino per la mia colazione. Il mio Chanel n' 5 che portavo dietro per paura che le mie sorelle me lo rubassero e il mio mascara per le mie sempre lunghe ciglia. Le fitte al ventre mi accompagnavano mentre spazzole e bigodini in mano deliziavo con battute sarcastiche le clienti. Ho sempre avuto un animo adattabile. Un animo comico, io. Le signore tutto galateo e denaro virtuale, erano spesso oggetto dei miei scherni. Se piaceva  a loro, figuriamoci a me. Al congedo serale, ero piena di mance assai cospicue nelle tasche del mio camice fatto su misura per un salone raffinato, alto borghese, finto e pieno di lacrime; di corna. Di amanti e principesse. Di attrici e registi. Di puttane e politici. Di avvocati e burini ripuliti. Di creme e cerette. Di musica classica e leggera. Di gente che non s'accetta e scrittori d'ogni sorta. Di pennelli e tinte sulle fiche. Di fialette ricostituenti e coloranti: le avevo tra le mani e loro chiudevano gli occhi, ero la maga. Tutto un ieri che mi torna in mente. Tutto un ieri diverso da un oggi in cui, Mio delicato amore, se tu mi inseminassi, quel tuo figlio io lo partorirei senza nemmeno pensarci due volte e forse, senza neanche dirti niente, sparirei nell'immenso nord con quel piccolo essere pieno di capelli neri per far innamorare le dee fredde dalle iridi blu dei ghiacci; col nero degli occhi tuoi, misto al bruno dei miei. Oggi, nella nostra città, che imita l'immenso nord, io non ho potuto bussare alla tua porta e non ho fatto capricci, perché io, non li so fare.


La solita inadeguata Dea.