venerdì 23 dicembre 2011

Dea è morta.

Signora, la ragazza si comporta bene, agisce bene; la ragazza risponde bene ed è attenta, ma con il solo piccolo particolare che lo fa solo in base a sue regole e imposizioni. Adesso s'è chiusa in un silenzio assordante, e qualsiasi cosa cacci da quella bocca, ha sapore di offesa. Se la riprenda.

Mamma, raccimola le mie ossa, districa le mie vene. Staccami la pelle come fosse carta da parati, fa attenzione. Prendi anche i miei capelli, le mie unghie. I miei organi, e non ti curare del cuore: pistalo sotto i piedi, strizzalo sventralo. Prendi 'sto cervello e srotolalo, ficcaci dentro un tubo, vedi che cazzo ci sta dentro, puliscilo. Prendi tutti i pezzi e ricompinimi, che sono tutta sbagliata. Ricorda di togliermi la voce, versami dell'acido in queste corde, perché io non voglio più parlare una lingua che non conosco. Dai ai miei occhi un non colore, uno sguardo fisso ed impostato, e fa che non subiscano gli effetti di un'anima maledetta. Insegnami ad avere un dio a cui credere; una legge che io non trovi distorta. Una regola che io non trovi inutile. Ridammi una vita di merda.
Non ho un cazzo da dire. Non ho un cazzo di augurio da fare. Ne troverete in giro per il mondo su finestre e vetrine, su biglietti e carta igienica. Non ho riunioni da fare, la mia famiglia è con me sempre e da sempre, il problema è che mia figlia adora quei cazzo di fritti che so fare bene; il problema è che ci fa caso se li faccio a natale. Non odio il natale, sarebbe come dargli un'importanza che non ha.
Il mio ultimo giorno di festa, cioè un giorno eccezionale e speciale, è passato da ben due lunghi mesi.  Nel frattempo ho letto eresie sull'amore; nutrito il cuore di delusione. Gonfiata l'anima di illusioni.

Credo d'aver addobbato l'albero più bello dotato di palle naturali e tanto piene e luminose... secondo me sono vicina alla menopausa, non si spiega sto gonfiore allucinante di questi ultimi tempi, giudicate voi. Mi sa che ho eliminato troppo cazzo tutt'insieme: ad una certa età, ha effetti mostruosi.
Ricordati che tutto ciò che dici e fai potrebbe essere usato contro di te. Lo so, ho sempre fatto le prove prima e il dolore che mi provoco, non è mai superiore a quello che potrebbe provocarmi un altro essere. So bene dove colpire. Solo io.



sabato 17 dicembre 2011

Mi sarei un po' rotta le ovaie.

Provo un immenso piacere nell'offendere le persone, tanto quanto gratificarle. Tanto sono intensi il mio amore e la mia stima, tanto sono abrasive le mie parole. Sono tanto capace di stare in mezzo alla gente, quanto sono capace e felice di starmene sola, ivi compreso, mandare affanculo anche i figli. Figuriamoci amici e parenti, amanti veri e presunti, seducenti e brutti. Faccio sempre in modo che chiunque abbia a che fare con me, possa sapere, e bene, fare a meno di me come io ho bisogno di fare a meno. di tutti. Spesso. Non cerco dialogo, sono bisbetica. Non sono e non voglio essere una spesa per nessuno, tantomeno a natale. Regalatemi solo un po' di rabbia, perché in questi giorni, soprattutto, vedo un ammasso di vermi che striscia per rendere onore a qualcosa fondato su qualosa che non esiste; manco chi andaste a festeggiare fosse il vostro sesso.

Io sono il mio unico lusso, e da tale mi comporto a natale, pasqua, capodanno; carnevale, s. valentino, s.faustino; ferragosto, la madonna addolorata e quella blasfema, quella nera e quella degli zingari. S. giuseppe falegname e quello pappone. Il venerdì islamico ed il sabato ebreo, domenica de tutti i santi del cazzo cattolici. S. pietro e vincislao. S. francesco e antonio abbate. Per il protettore dei froci e della zoccole. Per i santi patroni de velletri e milano, sgurgola e bastardo.
Dio cristo, torno nella giungla, dove non c'è gente che fa sciopero part time penalizzando solo una certa fascia di cittadini. Pezzi di merda che trattano con i loro schiavisti mentre maltrattano la gente come me, inoltrandosi con lo sciopero anche oltre l'orario da loro deciso. Bhè, se deve essere una rivoluzione ci sto, ma almeno levati dai coglioni e non darmi spiegazioni del cazzo, perché se ti senti trattato da merda è perché hai fatto la merda. Sono stata 3 ore a vedere tratte garantite, freccia rossa passare a tutta velocità; mentre veniva penalizzata totalmente la mia di tratta e capisco che evidentemente si gioca e pure male sulla pelle sempre e solo di alcuni e a me 'sta cosa non va giù - e te lo dico deficiente faccia da cazzo strafottente schiavo di una busta paga che ti serve per comprare a rate anche il buco del culo di tua moglie - Se t'abbassi allora fai la pecora sempre. Io mi metto a novanta solo per prendere un solo cazzo in culo, uno solo e per godere!
Io, la serva, non l'ho mai saputa fare, nemmeno per/con i figli. Non voglio crescere tre servi.
Ma di chi cazzo sono figlia, mamma?







martedì 13 dicembre 2011

Mi rifaccio una vita

Il problema è che non so come si faccia. Perché la vita è qualcosa di astratto, un'incognita, almeno per quel che riguarda sentimenti e sensazioni. Almeno per me, che da buona curiosa, ho voglia di camminare tutt'intorno al perimetro; toccare a fil di pelle ogni sfumatura, come mi piace toccare il colore in rilievo su di un quadro, credo che sia lì che il pittore parli, comunichi.
Mi rifaccio una vita camminando km su questi piedi che sembra abbiano uno strato di gomma per sopportare viaggi lunghi, camminate interminabili e pesi sul cuore, incredibili.
Vorrei saper cantare per inventare versi, perché io possa regalarteli e tu possa non credere ad una sola parola di ciò che ho scritto, perché tu possa prenderli come un omaggio all'arte, e basta.
Il mio unico desiderio, adesso, è desiderare ardentemente. Adoro pensare al fruscio delle parole incomprensibili alle orecchie, ma così chiare alla pelle. Adoro il silenzio che mi prende la gola, il petto che mi fa sentire il cuore, il cuore che vuole pompare, esaurire la forza e riposare dopo l'intensa fatica.
Dopo.
Lui è così capace.
Godo del pensiero di due pelli che si baciano incastrando i sessi con naturalezza usando gli occhi che non si perdono di vista, che si pungono e accarezzano. Si sciolgono in lacrime dense. Ferme.
C'è un posto in cui non entra nessuno, quello spessore d'aria colmo di voglia che respinge ogni forza dall'esterno. In cui io respiro! Non c'è regolarità nel sangue; non ci entra con nessun cibo e nessuna aria, con nessun liquido. Non ci può arrivare da me, perché non so cos'è. Ogni regola viene respinta, accantonata. Nemmeno studiata e presa in considerazione. Non sono una donna, sono un essere senza etichetta. E' una cosa normale sentirmi un'estranea anche in casa mia. Non voglio che nessuno mi tocchi, non voglio si metta mano su questa evoluzione naturale. Non voglio che nessuno respiri ciò che non gli appartiene.
Non voglio che rimanere così. Non voglio che continuare ad ascoltare la sua verità, perché non ha bisogno di mentire se nessuna domanda è stata fatta.
Mi sono fatta una vita, è la mia. Non ho un galateo, una legge; non ho una religione, né un limite. Non ho che orecchie per ascoltare il suo silenzio.
Sapete cosa significa ricordare il sapore della sua saliva? Ritrovare qualcosa che assomigli solo lontanamente alla sua stessa catena del DNA? Non lo trovo da nessuna parte.
Ho bisogno di spazio per cercare di  farlo, di buio.
Di gente attorno che non capisce niente. Di sentire il contrasto con ogni pensiero comune.
Il desiderio, non fa rima con impegno, a casa mia.
A chi mi domanda vorrei rispondere con i suoi occhi quando gli si chiede di me.
Mi chiedo insistentemente perché mi ostino a voler far capire quello che provo; ecco, voglio sentirmi una gatta che parla con un gabbiano con le ali sporche di petrolio.
Fate voi.


lunedì 12 dicembre 2011

Quando torno dalle mie (non) parti

"Zia, cos'è un borghese?"
Mi chiede mia nipote in via tagliamento mentre guardiamo schifate la vetrina di una pellicceria dove vendono borse di pitone e la proprietaria è una 70 enne tutta rifatta.
"Il borghese è un essere senza anima. Senza pelle. Senza palle." Le rispondo.
"Ma tu abitavi qua fino a poco tempo fa, zia."
"Essì, ci abitavo e l'unico ricordo che ho di questo posto è la merda dei loro cani sui marciapiedi."


Sono passata sotto casa tua, forse dormivi, forse non c'eri. E' stato più forte di me: sono passata oltre. Non so se sia più forte il mio desiderio di averti o la voglia di non vederti.

Buonanotte popolo e che il borghese si ricordi che con i soldi si può comprare tutto finché c'è chi può lavorare perché si possa comprare, altrimenti con le banconote o le monete ci si può benissimo pulire il culo. Tutti serviamo a qualcosa, voi servite a un cazzo.

ps: perdonate la qualità dell'autoscatto. Fotografarmi il culo, che tra l'altro mi piace poco, non mi riesce poi tanto bene. Ma l'idea di metterlo in faccia a certi soggetti e per di più desiderare di farmelo baciare, val bene la fatica.

Ps1: forse non serve a un cazzo, ma io ho cmq firmato QUA. Ci provo sempre, come proverò a vivere mentre starò spirando.


mercoledì 7 dicembre 2011

Se a un uomo non gli chiedi un cazzo ti dà quello e pure la luna.

E così ieri ho trovato la soluzione. Cara, dicevo ieri ad una conoscente, dovremmo pensare all'uomo solo come donatore di cazzo, perché in fondo in fondo, in tutta onestà, a che ce serve? Dai. Senza cazzo non si può vivere. Pure le lesbiche si penetrano segno evidente che senza quel sacro totem non si va da nessuna parte.
Tu lo sminuisci e quello per non passare da incefalitico fa sentire la sua presenza. Po' esse che mentre lavi i piatti te vo' da' 'na mano, magari te le mette pure addosso. Po' esse che per continuare a infilarti il cazzo de dietro, davanti e in bocca, 'na mattina te porta pure er caffè a letto, magari te spoglia pure e ti monta come 'na troia. Cosa vorresti di più la mattina appena sveglia? O so' l'unica che ama scopare più di mangiare? O meglio, godere di certe soddisfazioni?

E com'è 'sto post?
Mi sta sul cazzo il mio scrivere. Mi sta sul cazzo il mio modo d'essere. Mi sta sul cazzo un po' tutto, adesso. Voglio star sul cazzo a qualcuno io, perché è nella mia natura. Ci ho provato anche stamattina, ma niente da fare.
Ho trovato lo smalto scuro che mi piace tanto. Manca solo il cazzo di mio gradimento.
Ma parli sempre di cazzo? Chi c'ha fame nomina er pane.

domenica 4 dicembre 2011

Quando il gioco si fa duro, io mi intenerisco.

Appuntato, non guardarmi con quella faccia da cazzo, perché tu la indossi per mestiere, forse; io la porto dalla nascita e nemmeno l'abbasso. Tu e la tua ronda, tu e il tuo camminare deciso aiutato solo da quel nero strisciato di rosso e quell'arma nella fondina, tu e tutto questo non siete che una tessera di un puzzle che puzza di muffa e c'è chi questo lo apprezza. Non guardarmi nemmeno, perché non conosco reato nel volerti sputare in faccia quando ti vedo fermare una faccia da "clandestino", un  "forestiero", uno "straniero" che lavora in nero.

Mortaccivostri! Non si può più fumare una cazzo di sigaretta in pace. Pure quella ti devi succhiare perché se per pochi secondi non tiri si spegne, avrebbero messo un additivo che impedisce di appicciare incendi.  Porco quel vostro dio del cazzo! Avete additivi per tutto, tranne che per evitare di far nascere imbecilli e immense merde. Io non voglio correre. Smetto di fumare sigarette. Dipingo le unghie di uno smalto scuro, quello che spicca sulla pelle chiara di un cazzo quando fai un pompino. Perché la scenografia è tutto in un pompino. Mi metto a fumar cazzi.

Ieri sera ero ubriaca. Odio il sabato da sempre. Opto per il cuscino e le lacrime non sapendo quale origini avessero, ma ho bisogno di drenare. Avrei voluto Lui, accanto a me sul letto. Compongo due numeri di telefono e nessuna risposta e questo mi dice che nessuno potrebbe sostituirlo e allora mi dico che sono fortunata: c'ho quello che tutti vorrebbero: l'Amico del culo. Ho finalmente compreso il genere umano. Ho finalmente capito che quando vai in cerca di qualcosa non la trovi e quando non vai in cerca di un CAZZO arriva un pezzo di merda per rovinarti l'esistenza, per ricominciare a farti mille domande, per farti distrarre: ero in metro ieri e arrivata alla mia fermata faccio spostare tutti dalla porta chiedendo gentilmente un varco, quando mi accorgo che la porta da cui dovevo scendere, era quella di fronte. Fanculo, figura di merda, avevo anche il vestito a fior di chiappe e le calze in bella vista. Pensavo a quella faccia da cazzo, non di Lui (che ne è provvistissimo ehh), ma di Colui del quale mi sono affezionata al cazzo. Colui dal quale volevo tenermi alla larga. Mai fidarsi di uno sconosciuto soprattutto se bello, intelligente, cinico, sensibile e un po' romantico, e pure artista. Ti passerà davanti mille volte attraverso altri mille individui, altri comportamenti, altre parole, altre sfumature; altri sguardi. Ti perseguiterà per sempre e non potrai farci niente, ma forse ringraziare. Forse sentirti graziata dal destino, quello che non esiste e che ti costruisci da sola perché sai anche essere una testa di cazzo con grandi occhi scuri che sanno guardare. E tu lo sai bene.
E provvedo adesso, lo mando affanculo, seppur in ritardo; ma tant'è.
Aveva ragione A: io sono deficiente.

Aggiornamento sugli uomini della mia vita (che ultimamente sono tutti giovani e belli), una delle cose dopo i figli, le scarpe col tacco, per cui vale la pena di vivere:
Fra: bramo quelle coccole. Mi tengo il desiderio per ora, sapendo che non aspetterà all'infinito. Ma io faccio parte di quella razza che ama perdere i treni pensando ne ripassino molti altri. Capirà il bell'amico. Come sempre mi dirà che sono speciale. Io ci credo.
G: continua ad uscire arrapato dalla mia bottega per via dei miei abiti morbidi.
Il nuovo barista: vuole che il mio caffè sia di lunga durata, abbiamo instaurato un dialogo.
M: mi avrebbe portata via ieri. Sarebbe stato con me senza importunarmi, bello come apollo, intelligente, avrebbe fatto sto sacrificio che gli ho evitato perché seppure il suo pensiero è di scoparmi con mio gran gaudio, io non posso accarezzare una pelle pensando ad un'altra.
F: non vuole vedermi. Peccato sottovalutare l'intelligenza del tuo cazzo, F.
D: mi invita a cena invidiando chi è arrivato prima di lui, peccato che non arriverai mai neanche dopo di un lui.
F: non lo incontro da un po', mi preoccupa, mi mancano le sue palpatine in metro.
A: il padre dei miei figli è ancora pazzo di me, anzi lo è adesso, ma non lo ammetterà mai. Meglio.
P: l'unico che ha capito tutto. L'unico che ancora insiste con mia allegria, nel volermi mettere mani e cazzo addosso. Forse ci penso Pì. Forse. Intanto però abbracciami che sei grande e profumato.
M: mi fa sempre grandi sorprese anche dopo anni che lo conosco, non è mai scontato, dimostra la sua stima con discrezione e con una piccola parola che a me fa venir la pelle d'oca e le lacrime agli occhi.
Scirocco: Clara sente la sua mancanza. Ma lui c'è sempre, soprattutto quando è lontano. Ieri l'ho cercato per dirgli che se fossi morta 'stanotte, doveva sapere che ...

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