lunedì 31 ottobre 2011

So che adesso mi regalerai le lacrime.

Tra tante parole d'amore, attese e offese. Tra le lacrime e i tradimenti, i discorsi e le vendette, le ripicche e i miei capricci.
Tra un messaggio alle sette del mattino e la telefonata di sera tardi con la sbornia d'ogni sorta d'alcol mentre giravi e rigiravi in macchina mettendomi ansia per il pericolo che correvi.
Il gusto di quella pizza gommosa mangiata dopo la notte d'amore e della tua fuga tra le braccia della tua famiglia e la colpa impressa nei tuoi occhi mista all'amore per una donna fuori dai tuoi schemi; diversa da te, tanto da sembrare te. Tra i tuoi occhi chiari e le lacrime. Tra le gelosie e le chiacchiere. Tra il mio malessere e il tuo bisogno. Tra la tua voce che ancora mi incanta e la tua pignoleria nel ricordare ogni mio compleanno. Tra la tua timidezza e la mia vergogna. Tra il batticuore e la rabbia. Tra il sogno e la mia irruenza. Tra il nostro amore consumato per metà su gradini sconosciuti e bui. Tra un melograno e le voci lontane della gente mischiato ai rumori dei baci violenti di labbra come ventose, possessive. Tra le tue carezze ai miei capelli e le mie unghie sulla tua pelle bianca come il mio intimo di pizzo messo apposta sotto gli abiti da ragazza. Tra un viaggio fatto scopando senza ritegno allargando la mia bocca e le mie cosce.
Tra tutta una serie di momenti, istanti di felicità e angoscia io ho voglia di ricordare il tuo ginocchio traballante su uno sgabello mentre godevi della mia voce e del mio accento che raccontava la mia vita da pazza. Ti piaceva così tanto che scalpitavi per la curiosità, ti piaceva così tanto ascoltarmi perché so che i tuoi piedi m'avrebbero seguita, mentre gli occhi puntati su quel tavolino ti lasciavano nella tua dolce e vera reatà che è quella che hai scelto. Non t'avrei mai amato nemmeno un minuto, se non avessi scelto quella, di realtà.
Qualcosa deve finire perché qualcos'altro, forse, deve non cominciare.
Sei una traccia d'amore.

Auguri.



sabato 29 ottobre 2011

L'ozio padre del pensiero, fratello del vizio.

La paura di morire non è altro che l'euforia di affrontare un altro viaggio.
Quando sto male ho una smisurata voglia di sistemare, aggiustare, mettere ordine e pulire.
Ecco, se muoio non voglio lasciare tracce di me, del mio passaggio: anche se oggi, lasciare un segno del nostro passaggio, significa mettere ordine.

Mi accorgo che c'è una sorta di corsa alla parola, al discorso. Ognuno vuol dire la sua interrompendo l'altro, questa si chiama maleducazione. Dicono.
Secondo me è solo comunicazione.
Io penso che sia molto più irrispettoso interrompere un silenzio... che sa di pensiero.

Che brutto vizio ho: lacrimare mentre penso oziando.
Fantastico, so stare zitta. Adesso venitemi a dire che non sono una femmina.
Che la noia del we sia con voi, (non) amici miei.


giovedì 27 ottobre 2011

Mi perplimo mentre mi tedio e momentaneamente rifletto.

Non so come cominciare questo inutile discorso;
'spettate 'n attimo:
sono una manipolauomini, e questa cosa ripetutami chiaramente ieri, m'era stata già detta con altre parole (grandissima troia) molto spesso; questo mi induce a riflettere, nonché a recarmi al primo confessionale disponibile distante circa 50 metri linea d'aria. Manco so come cazzo si chiama il parroco, eppure è venuto qua un paio di volte... ! Vabbè.
E' vero, molto spesso circuisco poveri uomini quando mi attizzano e mi piacciono. Molte volte cedo alle loro lusinghe e cominciamo consensualmente a prenderci per il culo, solo che poi io entro nella parte e per il culo te ce prendo davvero senza mai schiodare le mie chiappe dai miei slip, però.
Spesso accade, invece, che io mi innamori per pochi giorni, mesi, anni di un uomo e faccia di tutto per: baciarlo, ascoltarlo, scoparlo, amarlo, coccolarlo, succhiarlo, condirlo, fotterlo; per farmi fare di tutto e di più, compreso anche (cercare) di farmi regalare un bel mazzo di fiori, mi piacciono i fiori. Giuro, che io non ho altro interesse che condividere alcuni spazi e tempi con colui. Quando, per puro caso, perché succede raramente, non trovo riscontro, io giro le chiappe, mollo la presa, me ne frego e tolgo il disturbo, premetto che io manifesto interesse dopo che qualcuno mi ha lanciato una palla, perché non mi piace assolutamente corteggiare un uomo, cioè prendere iniziativa. Se il tipo mi piace faccio di tutto perché lo sappia, e punto.
Adesso, sono molto distrattissima da un tipo davvero eccezionale (ci andrebbe la doppia zeta).
E quando io sono molto distrattissima, non soffro; mi diverto; gioco. Scopo, bevo, parlo, chiacchiero; condivido spazi e tempi; perché mi par giusto, sia così o, almeno, a me piace far così per quel che duri, semmai pensassi a quanto potrebbe durare. Perché sinceramente, dopo esser stata travolta da un "tir" (non vi sto a raccontare i cazzi miei) ed esserne uscita indenne, molte cose mi sfuggono, molte cose prive di senso non mi interessano. La vita è 'n pizzico e io lo so, quindi non mi stresso e di conseguenza non stresso, questo comporta una serenità di entrambi. Ho già fatto la mia parte rompendo il cazzo a mio tempo e fortunatamente, io, studio bene le lezioni: ero sempre la prima della classe. Ovviamente spero sempre, che davanti a me, ci sia Chi, con onestà, mi dica quando ROMPO IL CAZZO.
Se mi stressi, non prendo medicine, io ti mando affanculo e, punto.
A capo, vacce te.
Secondo punto:
se uno mi dice che sono una ragazzina (in pubblico), come dire che ho un cervello infantile e io rispondo che lo disprezzo, rispondo (sempre in pubblico) che mi sta sul cazzo, sono passibile di multa se non rischio pure qualche anno di carcere, non lo sapevo.
Io non medito prima di rispondere quando a pelle sento che mi stai offendendo, ma ora deduco che, se mi venisse detto deficiente, io devo rispondere semplicemente: come te. Insomma, come un'ameba barra decerebrata, oppure, non rispondere per niente. Credo che opterò per la seconda (non) risposta.
Questo per dirvi che, da oggi sarò un'indignata; sarò corretta; sarò demente. Penso che guarderò i sampietrini come un patrimonio pubblico, come dei sassi che imprigionano i miei tacchi a spillo. Mentre, continuerò a pensare di volerne staccare qualcuno per tirarlo dietro al deficiente merda di turno (che esso sia con o senza divisa ) semmai mi capitasse di vederlo malmenare un qualsiasi essere umano. Se per caso, sentissi aria di guerra: mi devo difendere. Se mi incazzo, io tiro piatti, bicchieri e pure sampietrini, quando vedo lesa la mia libertà, anche di parola.
Essì, sono selvaggia.

Ps. Abbiamo l'invasore in casa: tra questo e i nazisti, i fascisti, il vaticano, ecc ecc, non v'è nessuna differenza. Cosa fareste, voi tutti, per cacciarlo? Voglio leggere qualcosa di leggibile.




mercoledì 26 ottobre 2011

Enno!

Perché tu sei il malato ed io non sono la cura.
Io sono il male.
Una mia iniezione su quella tua infezione rischierebbe l'integrazione; io sono asociale, intollerante, scostante. Non potrei mai condividere 3 cm cubi d'aria in quella massa di budella nella tua testa, si rischierebbe un ingorgo, lo scontro; diventeresti un mostro. Dovresti metterti in mezzo per forza di cose come già fai.
Tutto ciò che dirò potrebbe essere usato contro di me, e sarebbe il minimo, perché invece potrebbe anche essere usato come attenuante per la controparte; non m'è permesso per principio essere usata come sguardo su cui riconoscere il suo che poi s'è perso.
Una malinconica figura nascosta nel mio saper fare l'amore.
Infine continuerai a perdonarla, a giustificarla; questo omettendo il fatto che non vuoi minimamente pensare che potevi non essere il suo tipo, che forse il suo tipo era un cazzone floscio e menfreghista. Non sono abituata ad amare nessuno più di me stessa, quando questo succede, un interruttore tocca il mio cuore, ne abbassa la temperatura e ristabilisce gli equilibri. Tu non sei un coglione; io non sono superficiale, tuo malgrado.
Anzi purtroppo mi fregio del difetto d'esser pignola e fin troppo clinica.
Diciamo anche un bel po' cinica; l'ipersensibilità questo è.
Mi avvalgo della facoltà di non parlare.
Ho anche cambiato numero di cellulare.
Io sono seduta su quella panchina alla stazione; ho un libro in mano che rileggo per l'ennesima volta nel tentativo di capire il motivo per il quale me lo consigliasti, visto che dopo un tuo favoloso corteggiamento t'eri accorto che ero in procinto di amarti.
Non intendo dire il contrario, intendo smettere di amarti, o meglio, smetto di dirti.
Ho fatto km di giri intorno alle mie lenzuola, stanotte. Non riuscivo a capire, a percepire. Non riuscivo a dormire, non ho dormito. Non dormo la notte per risolvere rebus.
Mi mancava, ecco, l'odore dell'ultima volta; l'odore di quelle coperte che sono rimaste come tu le hai messe, e come un cane da tartufo, stamattina, sono scesa e col naso ho cercato il punto in cui una goccia del tuo cazzo arrabbiato era colata dal mio ventre, su quel tessuto.
Ricordo d'aver ceduto al tuo corteggiamento, mentre menefreghista mi giravo verso qualcosa di più frivolo; quando sentii che avevi voglia di guarire. Mi resi conto invece, poi, che era l'ennesimo tuo tentativo di tenere la tua malattia, ben stretta al tuo polso; quella catena, al polso.
Oggi, sono abrasiva, sono cattiva.
Non voglio vederti per cambiare idea; perché io, voglio ancora morire.
Sono tiepida, adesso, come piace a me.
Mi tremano le gambe.

lunedì 24 ottobre 2011

Il suo cazzo mi soddisfa per giorni...

Ho scoperto di essere una donna un po' strana. Ho capito di aver sempre avuto bisogno di un diversivo. Poco importa che poi io l'avessi sempre chiamato fidanzato; quello che doveva essere il compagno di una vita... giammai. Che ne sai?
Ora il mio diversivo è un tipo un po' strano, ha veramente una faccia da cazzo ed un suo modo tutto calmo di parlare.
Ora il mio diversivo ha il dono di stami davvero sul cazzo in virtù del fatto che gode da parte mia di una pesante stima.
Non fosse altro perché gli devo riconoscere di avermi fatto provare uno sciame di orgasmi in una sola scopata; cosa mai vista, visto che, non era mai successo con gli altri 15 signori che mi avevano impalata, prima di lui.
Non sto a chiedermi cosa ci sia tra noi quando lo vedo avanzare e di nuovo sento un fremito tra le cosce e non vedo l'ora che mi ficchi quelle dita sotto il vestito.
Quando riprendo tra le labbra quella bocca che sa di sangue.
Quando la mia lingua, finalmente, può giocare in quel parco giochi tra le sue gambe dove posso immergermi con la bocca ed il naso.
Quando, meravigliosamente, lo sento schizzare sperma di un sapore delicato, quello che non riesco mai a lasciare sul piatto.
Quando, d'improvviso, mi dice che mentre godo il mio viso cambia: Dio cristo, non mi toglie mai gli occhi di dosso mentre mi fotte, mai.
Sentivo i suoi occhi sulla mia pelle persino quando mi prese il culo d'improvviso ed io cominciai a godere in quella a me poco consona posizione.
Non ha prezzo la sua bella frase: "sono a cazzo dritto da stamattina, da quando mi hai detto che avevi le autoreggenti e sapevo cosa avremmo fatto tra queste 4 mura, stasera".
Ho scoperto di avere un difetto: non sono mai di buon umore o di mal umore; io non ho un umore.
Un giorno cominceremo a non vederci più; un giorno ci ri-penserò e saprò come asciugare le lacrime, anche se, sarò sprovvista di fazzolettini tempo.

giovedì 20 ottobre 2011

Oggi poche parole.

Riassumerei in poche parole rubate a un proverbio saggio quanto vero; perché mai, tanto è vero che "non fare", spesso, è più deleterio che "fare". Indicherei come il maggior responsabile della rovina della terra in quella persona che è la Donna.
Meditiamo gente; donne, madri, sorelle, figlie e compagne devote di tanti ciechi sordi, stupidi irresponsabili uomini.

"Basta esse donna pe' avé' er segreto de falli beve e cojonalli tutti."

Quando ho voglia di fare l'amore divento saggia, ma pure stronza.
Dipende dai punti di vista.

mercoledì 19 ottobre 2011

Scarsissimo post.

Ho deciso di trarre dalla mia stupidità, un vantaggio.
Ho il brevetto di nuovo attaccatutto per maschi: il capezzolo di Dea. Dotato di mano calda prensile, per accarezzare dietro le orecchie (te paresse poco) il povero e stanco lavoratore che usufruirà dell'invenzione. Uhm... mi sa che dovrò accessoriarlo di paravento.
Adesso contatto l'Ikea.
Fa decisamente freddino la mattina prestino quando mi alzo per andare a fare il culo, i mei capezzoli sono un indice interessante del freddo: spesso, essi, sporgono e si vedono dal cappotto e i miei seni diventano di marmo e fanno male come ad una adolescente. Essenso io un'imprenditrice artigiana (cogliona), faccio il culo tutta elegante e tutta succinta (spessissimo), tanto che oggi un cliente, avvocato, ha tirato fuori la capoccia dal finestrino non riconoscendomi e quando si è accorto chi fossi si è imbarazzato, perché gli ho sorriso salutandolo con la mano. Ma non è che io so' così stupida da non aver capito che invece mi aveva riconosciuta e fuori da bottega ce stava a prova'? Uhm!! Oggi avrò tutto il giorno questo dubbio amletico nella testa: che leggerezza dell'essere, che pensieri spensierati. In fondo la gente mi ama e c'è anche (fortunatamente)chi mi odia. Ho tre figli che ho cresciuto praticamente da sola, belli intelligenti. Ho fratelli e sorelle, una mamma (?) e un lavoro; ho un "fidanzatino" che non mi ama ma mi scopa divinamente, mi coccola in modo smisurato; mi tratta da Regina ogni volta che lo vedo. Ho corteggiatori a destra e a manca. La mattina nemmeno arrivo al lavoro che mi trovo il caffè offerto di cuore (nessuno mi apre 'sta cazzo di serranda però). Ho amici (conoscenti) con i quali mi sganasso da ridere e dico un sacco di parolacce.
Maccheccazzo mene frega a me del mondo che va a rotoli. Che me ne frega a me del governo e dell'opposizione; che me ne frega a me se i mei figli non hanno che un futuro da pecore.
Ma cosa mai potrebbe importarmi delle minacce di tacchinomaroni e di tutti i cazzoni emerentissimi della casta.Che me ne frega a me se domani me inventano un'altra tassa, tanto sto così rovinata che gli consegnerò insieme alle chiavi della bottega anche il mio culo, tanto stare a novanta, ho scoperto, è assai piacevole, sia per tapparmi la bocca che il mio non indifferente didietro.
Il cervello in pensione, spero di non rischiare di fare la fine dell'oca per il foi gras.
Oggi non ho comprato il giornale, ho voluto solo leggere qualcosa di assai INTERESSANTE, QUI.
Buona giornata passanti e, non rubatemi l'idea della tetta attaccatutto, tanto i miei capezzoli so' unici: hanno allattato per ben 3 anni e mezzo un anarchico bambino intelligentissimo e bellissimo, dopo i suoi 2 fratelli, che, hanno avuto meno fortuna di Lui.
Vostra (col cazzo) sempre più oca e permalosissima, Dea.




martedì 18 ottobre 2011

Ni croquettes.

Io mi sento a disagio, contornata da tanta cultura, tanta intelligenza. Mi sento a disagio nel muovermi tra i vostri paroloni: è come muovermi tra tante scartoffie e, per un'artigiana come me, è assai difficile. Non amo le cose precotte, il purè in busta, i liofilizzati, i surgelati, i pasti preconfezionati. Non amo i maglioni, i grandi giacconi pieni di piume, le trapunte, amo le coperte di lana, quella vecchia lana. Non amo le cose elaborate. Mi adatto spesso, e adattarsi, lo dice la parola, non è cosa piacevole, per me soprattutto.
Tollerare il mio adattarmi è ancor peggio.
Non riesco ad integrarmi, faccio fatica a capire. Io devo afferrare, intuire ed invece nemmeno più l'istinto mi aiuta, tutto è troppo complicato adesso, tutto si complica sotto i miei occhi. Io non sono all'altezza di cotanto compito. Io non so e non voglio risolvere questo problema.
Voi siete la maggioranza ed io in netta minoranza.
Non sono delusa, sono solo consapevole.
Non capire è il raggiungimento della mia tanta agognata pace.
Stupida, e salva.
Nell'anno del signore 2011, a soli 42 anni, la mia Anima, è salva.

Nontitolatopensiero

Mi sento una busta vuota, rumorosa. Una spugna stretta a metà, ancora bagnata che rischia di seccarsi da sola senza la stretta di una mano. Che rischia di puzzare. Mi sento come arrivata sul fianco di una montagna per raggiungere la vetta e ferma sospesa in aria per paura di arrivare su e vedere la meraviglia. Mi sento impedita. Mi sento come une brocca piena di vino in un tavolo di commensali indifferenti, diventerò aceto sotto il loro naso.
Femmina-donna a metà che non può correre dal suo gioiello quando lui sta male.
Ferma in un vicolo senza uscita, davanti ad un muro troppo alto da scavalcare; liscio e pieno di muffa.
Non posso correre da lui quando sento la sua voglia. Non seguo, di proposito, il suo dialogo. Lo interrompo ridendo come un pagliaccio per la fottuta paura di portarlo all'estremo desiderio, lo blocco perché mi sento impedita.
E poi ricomincio a farlo sentire l'essere importante per me, e mi sento disonesta.
Lui è la tessera del puzzle che mi mancava, che forse avevo perso, che forse mai m'era stata consegnata con la scatola; perché me ne sono accorta quando ho cominciato a metttere pezzo per pezzo e colori di solo bianco e nero, su un disegno già fatto e tagliato apposta: quello mio e della vita che ho scelto, che forse sapevo avrei dovuto seguire, perché tua madre ti cresce a sua immagine e somiglianza, perché in me, forse, aveva voluto il suo riscatto davanti a un dio che per lei esiste ancora, ma che per me è solo la sua chiara invenzione, un mostro a cui dare la colpa di tanti misfatti.


E adesso ho come la voglia di scegliere di fuggire, di chiudermi in silenzio in una trincea, perché l'amore, l'Amor mio è una guerra.
Ma forse oggi comincio a sentire il freddo arrivare e con esso la voglia di calore che Lui sa emanare e tutte le volte che mi dovrò limitare.
Forse oggi ho solo voglia di tristezza e di pensare.
Forse Lui tutti questi giri di parole nemmeno li vuol sentire o come forse credo, Lui, di tutto questo, già ne sa abbastanza.
Forse se ne sta in disparte, al lato della mia vita e osserva e sente; forse aspetta il momento propizio, o quello di gloria che ci potrebbe vedere scopare in un pomeriggio senza organizzare.
Si può dire ciao, arrivederci o addio. Io per mia abitudine, non dico nulla.
Io, col mio scheletro ed i miei cinque sensi accesi, sparisco nel nulla.
Non rispondo, non so rispondere, non so dialogare.
A fatica riuscirò a pulire i miei occhi da tante istantanee scattate al suo sguardo.
Io sono stanca di vivere e Lui, mi ricorda la vita.

domenica 16 ottobre 2011

Silenzio.

Io sono molto incazzata. Stasera quei purciari peracottari, burini nonché servi di noi Signori romani, hanno vinto una partita dopo un secolo, hanno vinto un derby e n s'azzittano più. 'Sti beceri, fruttaroli, carzolari. 'Sti quattro papponi fascistoni razzisti del cazzo. Non riesco a dormire, so' così rovinosamente rumorosi e puzzano. Dio cristo e fa 'na strage stasera e apri 'na voragine al centro de Roma, usa le tue guardie serve e falli ammazza' tutti.
Ecchezzazzo, io signora di sangue bastardo nobile voglio dormire.
Oh madonna cosa caspita mi toccherà subire domattina. Il problema de 'sti 4 vigliacchi è che in questi rari casi di vincita, usano far uscire di casa pure i bagarozzi.
Buona notte. Se so' azzittati, i deficienti... o, come spero, li avrà inghiottiti madre terra.

Ps: della manifestazione (sagra della porchetta) di ieri non voglio parlare. Degli infami e deficienti che ho visto ancor meno. Mi sembrava un reggae party, tutto era fuorché una folla incazzata.
Oggi, penso, che l'amico che m'ha esortato a tornare a casa e, l'istinto materno, siano stati bei consiglieri; sono fiera di aver saputo scegliere e di aver potuto vedere con gli occhi miei quanto la gente sia stupida, me comrpresa che, fino a poco prima, a qualcosa avevo creduto.
STOP.

"PER LA PIPPAGGINE DEI LANZIESI UN RIGORE INVENTATO E 45 MINUTI CON L'UOMO IN MENO RISCHIAVANO DI NON BASTARE
IL PROSSIMO DERBY VE LO REGALIAMO TRA TRE ANNI"
Da: Alex nel suo blog antilaziomerda

La mia Ninna Nanna, zotici:


mercoledì 12 ottobre 2011

Ebbene

Ognuno ha quel che si merita. Si merita anche di vedersi sommergere di merda e rendersi conto d'esser capace di uscirne senza emanare olezzi, puzza. Capaci di sapere davvero chi si è.
Ho avuto paura. La paura. Quella che oggi non ho più, quella che mi manca.
Oggi ho fatto un attimo mente locale sui miei ultimi accadimenti, se ne son succeduti uno dopo l'altro, tutti disastri. Ad un certo punto ho potuto piangere, commuovermi, guardarmi da fuori e sentirmi fiera di quella persona.
Non farei mai a meno di me, in nessuna occasione.
Ho scoperto una cosa interessante: sono innamorata. Persa.
Lucidamente innamorata persa. Me ne sono accorta quando l'ho sentito leggere, per l'ennesima volta, le mie pause silenziose durante i nostri dialoghi telefonici.
Nessuno ne era mai stato capace. Ho sempre dovuto, in passato, tradurre quegli attimi e la cosa mi disturbava quasi.
La vita, è 'na strana cosa.
Il 15 andrò a manifestare, mi hanno detto che è cosa inutile; io, ci andrò lo stesso.

venerdì 7 ottobre 2011

Dea a due passi dalla menopausa o, in menopausa cronica dalla nascita.

Io esco sempre serena la mattina; dopo essermi fatta una doccetta, essermi lavata denti e lingua dopo aver preso 3 caffè e aver fumato la mia dose di nicotina, quella che (lo so è da tossica) mi consente di affrontare al meglio la giornata, perchédiononvogliaiomitrovisenzatabaccosuccedelarivoluzione; mano nella mano col mio piccoletto/paraculo/sveglio/anarchico bambino; spalla a spalla con la mia figlioletta quasi 17enne (piccola/tremenda/bestia dolce affettuosa figlia di puttana che 'n se sta zitta manco se gli metti l'acido muriatico nelle corde vocali) per recarmi all'asilo prima di tuffarmi allegramente tra le mie camicie e afferri quel manico di sughero del mio amato ferro da stiro (cazzo, stiro a istinto, riconosco la trama di ogni tessuto e il dritto filo solo col tatto, lo trovo allucinante: io e i tessuti una sola cosa). Ma sto tergiversando, apposta, perché anche oggi sono incazzata con il compianto essere umano che, essendo estinto, ha lasciato sulla terra una specie di ibrido, di dna incastrato con i secchioni della monnezza. Ma oggi, vi annuncio che, ce l'ho anche con gli uomini (essendo misogina, stupisce un po'). Bene, dicevo, che non mi alzo mai male, anzi, mi sveglio serenamente alle 5.30, ma poi mi rimetto sotto le lenzuola e mi coccolo da sola - si da sola - fino alle 6.30, quando la sveglia del mio cell suona "Dream Again- Anacrusis". Tutta questa serenità va a farsi fottere quando per forza mi devo tuffare in qualche agglomerato di gente, ad esempio nel bar a prendere il caffè con mia figlia.
Consumiamo il bel caffè e io, prima di Lei (questo sempre se la bestia/bambinamia non si mette a correre... ma capisco da 17enne ancora deve imparare che tua madre deve precederti per poterti proteggere, loro so' fatti così, si sentono dei in terra); mi avvicino all'uscita e nello stesso istante, tre baldi uomini alti, belli fanno per entrare, quindi io, da deficiente, penso che si fermino, visto che sto USCENDO E SONO FEMMINA (si si ci tengo a questo, potrei scopare divinamente con un uomo, amarlo alla folia ma se lo vedessi agire in questo modo lo lascrei solo in mezzo alla strada come un palo della luce). Macché, come tir si fiondano dentro il bar incuranti mentre chiacchierano nonsisadiché! Bene, dico a mia figlia:"se me porti un essere di questa razza dentro casa, ti ripudio!".
Episodio che giunge dopo che prendo un bus per fare la salita che mi reca a scuola: è sempre vuoto a quest'ora, perché come dicevo pochi giorni fa, ci sono i suv, ci sono i monovolume del cazzo a trafficare strade strette 2 cm delle teste di cazzo coi culi mosci.
Siamo seduti tutti e tre e ad un certo punto salgono 2 caterpillar con il passeggino aperto e i pargoli dentro. Allora sproploquio, perché non capisco, non comprendo e dico a mia figlia:"tesoro, mamma era l'unica fessa che teneva tuo fratello in marsupio e te mano nella mano, quando eravate piccoli (hanno 14 mesi di differenza ed io non ho mai guidato, ma forse non ho neanche perso il mio senso CIVICO). Ti facevo camminare."
Dio cristo a quel punto, volevo salvarmi con il mio mp3, ma la machinetta si impalla, si è rotto. Quindi continuo con la mia lezione a mia figlia.
Mentre mi dico in testa, che devo smetterla, che la devo far finita, ma l'mp3 si è rotto.
Queste fanno un figlio nell'età in cui il loro orologio biologico strilla e lo devono far pesare e vedere a tutto il mondo, continuo.
Ovviamente le due scrofe ascoltano ma, non replicano, se non alla loro discesa dal bus, DOPO SOLO DUE FERMATE! Vigliacche.
Allora mi faccio un po' di domande mentre mi critico:
devo scopare di più?
Sono una bastarda?
Sono in perenne menopausa?
Sono io la cogliona che, se per caso, un cristiano/buddista/mussulmano/ebreo/comunista/fascista/nero/giallo/ricco/povero/ignorante/colto, mi fa attraversare sulle strisce pedonali?
Qualcuno mi risponda o mi dica se, devo andare in analisi, o, se sto rovinando i miei adorati figli
Bha, siamo fatti così.
Be', mi sono un po' rotta il cazzo di passare per deficiente, quando invece, credo di dover essere preservata come patrimonio dell'umanità.

Ps. Caiooooooo, la finestrella è aperta, sai 'na cosa?
Son sicura che non avresti mai agto come quei due porci.






mercoledì 5 ottobre 2011

Chissà cosa succede.

Mi fa assai piacere vedere il sorcio correre intorno sempre allo stesso perimetro. Si, forse riuscirai a tapparmi la bocca, ma c'ho tanta l'impressione che tu ti stia cagando sotto. Tutto questo mi compiace, invece di spaventarmi. Le idee, qualora ci fossero; la rivoluzione, casomai fosse arrivata al punto di partorire il suo diletto figlio; sarebbero come l'aria colma di cenere dopo un'eruzione.

martedì 4 ottobre 2011

La società delle pappone.

Oggi mi sento un forellino, forse perché ho deciso di ri-mettermi a dieta e perdere qualche kiletto ho bisogno di smignottare un po' e mi sento un po' goffa, ho preso quei 3/4 kg che mi pesano sulle chiappe. Mi sento tanto bene anche perché sono arrivata tardi a scuola ed ho evitato di vedere quella sfilata di tarchiate, becere, varecchinate, inavvicinabili femmine che trovo puntualmnte là fuori a cincischiare sprecando tempo utile per le pulizie di casa gettando soldi del marito al bar con colazioni da magnapane a tradimento.
Arrivano coi macchinoni, quelle monovolume orrende del cazzo, loro col loro caro figlioletto (4 metri di plastica per fare 200 metri), che, forse avrebbe tutto il piacere di farsi una camminata e rovinare quelle scarpe da 70/ 80 euro acquistate per camminare non certo per esser solo guardate (mi sa che è così, sarà che mio figlio distrugge un par di scarpe al mese e ci CAMMINA PURE SOTTO LA PIOGGIA).
Ora dico, da quando 'ste quattro sfaticate hanno la patente il traffico si è quadruplicato, anche perché, sono delle emerite rincoglionite col volante in mano esattamente come sono diventate delle ignoranti col cazzo, in mano. Perché questa è cosa risaputa, la maggiorparte delle femmine accasate, non sa come si faccia un pompino, o, devo pensare, che prima lo si faceva per acchiappare il pollo che t'avrebbe fatto fare la nullafacente e adesso, dopo preso al lazzo, gli si lascia il cazzo orfano di tanto piacere. In entrambi i casi, ho la totole repulsione per questa sempre più crescente moltitudine di ibridi di femmine.
Passo accanto ai gruppetti che si formano e le sento parlare sempre delle stesse cazzate: aggiornatissime sugli ultimi detersivi usciti al supermercato; roba da farmi venire l'orticaria, secondo me nemmeno sanno cosa significhi strofinare un calzino prima di infilarlo in lavatrice.
Non sanno come si faccia un formato di pasta all'uovo, o, una qualsiasi pasta in casa. Non sanno infilare un bottone e mettere due punti ad un pantalone scucito di quel cazzo di povero marito che se le cornificasse tutti i giorni ce sarebbe da farlo santo e beato.
Non ti sanno fare un discorso di civiltà, di educazione, di sentimenti.
Comunque, che voi facciate le vacche coi soldi del vostro consorte; che li buttiate per padelle o per il nuovo dash e la vostra permanente abbronzatura; o, per ricoprire i vostri capelli bianchi, le vostre infradito/ciabatte, piùttosto che comprare, magari, un bel completino da "zozza" da mostrare la sera a casa dopo una bella scaloppina al limone e una buona bottiglia di vino divisa in due dopo che i pargoli se ne sono andati a letto; che voi facciate le polentone con la macchinuccia, invece di sculettare in tacco con i vostri figlioletti che sarebbero felici, così da mantenere anche la vostra bella linea (meglio la palestra, forse si rimorchia pure e magari ci scappa pure una bella scopata furiosa col padre del compagnetto di scuola, ne ho sentite); che voi siate delle emerite sguaiate burine brutte e superficiali o borghesucce co' du' lire in tasca figlie dei contadini venuti in città con quella voglia di riscatto in faccia (come se avere due soldi fosse un traguardo); che voi possiate sempre fare 'sta vita da nuove donne che a mio parere sta distruggendo la società pezzo per pezzo mettendo al mondo figli pigri e senza fantasia. Che voi possiate essere felici e soddisfatte e appagate; ma la mattina a me, coi vostri clacson, la vostra guida maldestra, non dovete rompere il cazzo, ché mio figlio deve avere tutto il diritto di camminare senza dover respirare la merda del vostro tubo di scappamento e ché io possa avere il diritto di sculettare senza che voi mi guardiate con quella faccia da benemerite coglione invidiose, quando un marito del tutto giustificabile, si ferma a guardami il davanzale o le mie chiappe erette seppur non perfette. Ché tanto io mi ci diverto a fare la gatta svenevole, proprio con loro.
Tutta la mia stima per le donne di marciapide, voglio aprire un bordello per rimettere ordine nelle strade e nei ruoli.

Buongiorno gente, oggi rifaccio felice Caio.

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domenica 2 ottobre 2011

Il Dì dopo.

Quando un libro si trova nelle mani del suo lettore preferito, diventa un'opera.