venerdì 30 settembre 2011

Bla bla bla



marjka
ma te parli sempre di caxxo
o che ce l'hai col mondo
o che ti devono lasciar stare
o che stai incazzata
cosa c'è da commentare?
i tuoi sono sfoghi esistenziali
Marjka scrive:
tu sei così superficiale
che leggi solo quello che ti va di leggere
ma come ti permetti di dire che io parlo sempre della stessa cosa
caio scrive:
ma e' vero
su libero
erano attacchi
a chi ti rompeva le palle
o alla tua liberta' di parola
e qualche post erotico
qui la stessa cosa
cosa c'è da commentare?
con te non si dialoga
tu la pensi in un modo
e chi la pensa diversamente
e' fuori
c'è poco da fare

Marjka scrive:
ok ciao sei scemo
caio scrive:
vedi
non sai dialogare
offendi
tu non dialoghi
tu imponi il tuo mondo
e' così
ti sei arrabbiata?
dai non volevo farti arrabbiare
mado'
sono perdonato?
ooooooooooooiiii
tic tac
tic tac.
ohi

Marjka scrive:
cosa vuoi
ti rispondo nel blog
caio scrive:
un abbraccio
dai
non volevo offenderti
e comunque
una conversazione privata
dovrebbe rimanere tale
un'altra cosa

Marjka scrive:
tu hai rotto il cazzo
allora n capisci
caio scrive:
ahahah
non accetti le mie critiche
mado'
tu mi critichi sempre

Marjka scrive:
non stai criticando dici sempre le stese cose non leggendo quello che scrivo
io non ti filo proprio
Caio scrive:
ho letto tutto
marjka
sono 4 anni
che scrivi di chi ti porti a letto
in quel momento
che la gente ti ha rotto il caxxo
ogni tanto sei innamorata
questo è quello di cui scrivi
mai sentito parlarti
di amiche
hobbye
argomenti di attualita'
di feste
di famiglia
non dico che non parli di queste cose
ma che sul blog
scrivi di altre
punto
quasi sempre sesso
o sfoghi
c'è poco da fa
ma che ti offendi
mado'

Premesso che ha cominciato lui cliccando sulla mia finestrella dicendomi che dico sempre le stesse minchiate chiamandomi porcella; premetto che gliel'ho data una volta e basta e non l'ho più cercato; premetto, altresì che il signore in questione legge costantemente una mia amica VIRTUALE BLOGGER; la quale, a quanto pare, sia molto, ma molto di versa da me. E dio ti ringrazio.
Ti rispondo qua dove oggi mi va di rispondere, dove si dice che sia da sfigati; dove si dice non siamo noi stessi; dove si dice si perda solo tempo, bene...: Non te la do e non so nemmeno se la vuoi ma ti dico che i miei pompini, ultimamente sono migliorati e riesco a godere con la fica anche senza la tua lingua, che, davvero mi fece scuotere le viscere. Trovo, il cazzo, la cosa più interessante da quando ho compiuto i miei primi 40 anni. I tuoi 5 minuti di gloria. Grazie.


Ps. Il post serve solo per non vedermi sempre Clara davanti quando apro la mia pagina, avendo una voglia fottuta di scopare; oggi mi giunge tutto come tentazione. Io non sono sempre vogliosa, ma quando sono in calore devo ottenere refrigerio e mi sto imponendo un'astinenza da piacere per esplodere con Lui... tra poche ore. Questo è il mio strano modo di essere. Non voglio essere rotta il cazzo, ma voglio rompere il cazzo con la noia. Questa mi pare attualità. Mi scuso con i miei 145 lettori, con i quali mi pare, però, di non aver mai asserito d'essere interessante, se non a me medesima.


Pps: il signore, però, non erra quando dice che legge sempre le stesse cose, segno evidente che certe intimità sono intimamente intime, e, mi urta assai metterci in mezzo il mondo.






giovedì 29 settembre 2011

martedì 27 settembre 2011

Perché io non so rispondere alle domande che non capisco.

Caio, Sempronia, Tizie, Corinzie, Cesari, mi chiedono: "Ma è una relazione stabile la tua?"
Adesso mi concentro e cerco di capire cosa è stabile, o perlomeno, quel che vi sembra stabile, oppure quel che dovrebbe esser stabile, o, che cazzo ne so. Io non so rispondere, vi giuro sul mio culo quasi sano, perché un cazzo nel mio culo ci è entrato, una sola volta e pure troppo delicatamente; ho l'impressione che devo soffrire ancora; ma questa è un'altra storia.
Io comincio a domandare, poi magari qualcuno sa rispondere diversamente da me che sono asina, idiota e deficiente. Tarda, oppure semplicemente non me ne frega un cazzo di pormi domande quando sto bene e vivo qualcosa che m'attizza tutti i peli, quei pochi che ho.
Ordunque elenco una serie di domande prima di tutto a me medesima, alla mia celeberrima faccia da culo:
Stabile come il tuo matrimonio?
Come il tuo lavoro?
Come l'unione dell'amica/amante che ti scopi?
La borsa?
Il prezzo del pane?
Quello del petrolio?
La tua assicurazione?
La tua salute?
La tua posizione economica?
La scuola in cui ogni mattina porti tuo figlio?
Le case costruite con criteri assassini?
Il governo?
L'opposizione?
La falda su cui poggi i piedi?
I fiumi?
I laghi?
Il mare?
La terra?
Le religioni?
I soldacci di merda?
La misura del diametro del buco del tuo culo?
L'universo che ogni giorno starnuta polveri grosse come 'na citta?
Le stagioni?
La tua vita?
Ecco, forse ritengo le mie attività ludiche/sessuali/amorose/intellettuali/politiche/sportive/musicali, qualcosa di stabile.
Di stabile ho in mente il suo cazzo quando giunge innanzi a me!
Rimane stabile, fermo, dritto finché bocca mia non lo separi da quel tormento.
Detto ciò, adesso me lo godo tutto.
E che ognuno dica la sua. Illuminatemi.
Vostra per sempre (col cazzo) Dea.




Capita che...

Bevo caffè amaro.
Lavoro 10 ore al giorno (per finta.. ne lavoro 8).
Cammino a piedi ogni giorno per un km circa.
Mangio leggero perché mi fa schifo l'idea di essere una flaccida femmina grassa e sgraziata.
Parlo malvolentieri con la gente, ma ci parlo.
Scrivo indecentemente parole e poi le cancello.
Molte volte sono fiera di me, quando in un attimo risolvo cazzi che non son riuscita a capire per mesi.
Insegno ai miei figli come saper fare a meno di me.
Attraverso la strada quasi senza guardare.
Mi indigno davanti a chi sputa per terra.
Provoco maschi per strada solo per il mio più schifoso egocentrismo.
Leggo libri e m'appassiono.
Ascolto musica ad alto volume per eccitarmi.
Penso a lui e comincio a sentirmi utile.
Gli passo a due metri dall'ufficio e pulso di voglia.
Mi fermo sul marciapiede e lo penso.
Lo penso nudo col cazzo dritto.
Penso a come si insinua nella mia fica mentre io sono sdraiata e mi guarda fisso negli occhi aspettando c'hio pianga.
Mentre lo scrivo io comincio a sentire Clara che si imbestailisce perché la sto facendo soffrire troppo.
La sto lasciando a secco da settimane persino delle mie dita di sgualdrina, dita di puttana che violano Clara solo per il gusto d'esser guardate mentre sfiorano e poi entrano in bocca per esser leccate dalla mia lingua che cola saliva. Porca lussuriosa e peccaminosa bocca che ha voglia solo del suo cazzo dritto.
Del suo corpo piccolo, delle sue linee perfette.
Di quel suo culo che voglio solo violare con la lingua infilandomi come un serpente nelle sue viscere per assaggiare e mangiare tutta la sua anima a pezzi, o a gocce.
Sono un fremito.
Sono una gatta che struscia il suo culo e lascia il suo odore nell'aria nell'attesa d'esser fottuta e scopata e benedetta dal suo sperma.
E allora cammino; e allora tutto segue il suo corso, perché devo esere agile nel far l'amore con lui.
Devo muovermi come un boa.
Truccherò i miei occhi come due stelle, stelle cadute ai suoi piedi.
Ti aspetto alla stazione con i capelli profumati, la pelle che nessuno ha sfiorato, ma che in molti hanno desiderato.
Ti aspetto con quella gonna, ti aspetto con le cosce umide.
Ti aspetto con le mani bollenti bramose di sentire il tuo cazzo bestemmiare attraverso i tuoi pantaloni.
Ti aspetto col mio sorriso.
T' aspetto.
Bisogna che io ti veda, ch'io t'ami, ch'io faccia quel tonfo e non abbia né la voglia, né la forza di respirare.

giovedì 22 settembre 2011

Passiamo ad Altro.

Oggi sono QUA. E chi pensa di poterlo fare, parli pure.

E adesso, QUI!




sabato 17 settembre 2011

Si sappia

Chi non gradisse il mio carattere, il modo di esprimermi; chi non gradisse le mie critiche o la mia faccia da cazzo, come le mie battute stronze, è pregato di andare da dio e chiedergli di raccogliere un bel po' di firme perché mi si sopprima!
Fino ad allora, io darò fiato alla mia bocca e plastica da pigiare alle mie dita.
Fino a un po' di tempo fa, quando dovevo avere che fare con una persona, mio malgrado, per non essermi banale, usavo tempo smontando ogni pregiudizio creatomi su di essa.
Oggi, non ho neanche la voglia di avere tempo di crearmi dei pregiudizi su una tale persona. Figuriamoci su me stessa.
Ho scoperto di avere una varietà di intolleranze e tra queste, e si aggiunge anche il totale disgusto, per le parole: erotico, eros, erotizzante. Hands, mi illumina sempre.

Ho scoperto che io bevo e gli altri si ubriacano: vino veritas, e quindi mi sento dire che è squallido mostrare la mia fica in una "galleria". Che metter cazzi in un album è triste.
Ecco, vi avrei ben visti a Roma con quelli che difendevano la FAMIGLIA CRISTIANA e avevano dietro le spalle tre divorzi, 4 figli sparsi e un'amante, forse, 18enne!
E noi, ci si voleva bene. Bene.
Si si, sono sempre sola, circondata da conoscenti, ma nei momenti migliori io sono sola. Mi fa piacere di non avere la tentazione di raccontare qualcosa a qualcuno.
Spero di avere davanti altri vent'anni. Spero, con questi, di rifarmi dei 15 spesi a sbagliare.
Ho trovato il mio equilibrio, sulle onde incazzate del mare.

venerdì 16 settembre 2011

Insonnia

Credevo d'aver esaurito le scorte di desiderio ed invece, adesso, ne avrei da svendere.
Credevo d'esser cresciuta ed insieme alla mia giovinezza pensavo d'aver gettato la gelosia tra i maglioni vecchi di Montanà che non metto più; invece, come una lana sempre di moda, torna a scaldarmi le vene.
Credevo d'aver perso il giudizio tra le scartoffie che ho lasciato in quella casa dove per 15 anni ho cercato di vivere ed invece me ne ritrovo in borsa più di quanto mai potessi immaginare: non mi resi conto che sostituii con il giudizio, le armi con le quali volevo difendermi.
Ero convinta, fin da giovincella, che a 40 anni avrei dato il meglio di me; mi sono solo sbagliata di due per difetto.
Credevo che la felicità fosse un lusso, un qualcosa di irraggiungibile, quel qualcosa da cui fuggire non essendo eterna; mentre invece, oggi, in questo giorno, mi devo rassegnare e ammettere che sono stata felice, e non una sola volta, ma tre.
Ero convinta, che, fare a meno di te di notte, nel silenzio col mio corpo seminudo, potesse essere semplice; invece, faccio finta che è semplice; dico che è semplice.
Adesso ho sonno, mi spoglio e dormo.


Quando hai troppo da dire è molto peggio di quando non hai assolutamente nulla da dire.
O meglio, questo è un mio limite.





Opeth - Porcelain Heart

martedì 13 settembre 2011

Silente

Sono qui presente e in silenzio.
Si deve sentire il mio silenzio, perché è un silenzio di protesta.
Nient'altro da aggiungere.

Riflessioni pre-ciclo.

Mi chiedo perché i nostri governanti ci chiedano di fare figli.
Nella mia città vedo aumentare metri cubi di cemento ma le scuole sono sempre le stesse, sempre decadenti, sempre vecchie.
Vicino al cemento c'è sempre una nuova chiesa, ma non una scuola, non un asilo.
Non sento mai il nome di una nuova scuola, un nuovo liceo.
Forse preparano un esercito di ignoranti che nemmeno una zappa sa tenere in mano.
Ecco, tutti teconologici. Una squadra di giocattoli telecomandati.
E allora, visto che l'istruzione ha degli immensi buchi, ho deciso di comprare più libri possibili.
Di metterli al cesso, di spargerli per casa.

Mi chiedo, anche, se la storia dell'aspettativa di vita che si è alzata notevolmente, sia una gran bufala. Chi muore oggi vecchio, arrivato anche ai novanta anni, ha vissuto un'altra epoca. Non credo che la mia generazione arrivi a tanto, e così LORO non fanno che alzare di anno in anno l'età della pensione. LORO si stanno mangiando il nostro riposo, LORO.
Così, io ho deciso di mangiarmi tutto, giorno per giorno.

Ecco, consiglio a silvietto di aiutare tutte le famiglie italiane, come tu hai fatto con il tarantino: vatteneaffanculo e dentro la tua arcore però, portatece tutti, ma tutti tutti.

Ps. leggere tra blog, sti giorni, mi fa venire l'orticaria. Non so perché giriate nel web e sinceramente nemmeno me lo chiedo. Preferisco leggere una rivista in edicola, una di quelle cazzose impaginazioni di banalità. Datemi pure della saccente, lo sono anche, ma da buona ignorante assetata, vorrei leggere qualcosa che mi facesse riflettere almeno qua. Bha!(le eccezioni, che sono la regola, capiranno che non parlo di loro)

Be', in questo blog si scrive come si parla a tavola.





Parole che odio:

Integrazione.



domenica 11 settembre 2011

Due gocce al dì.

Dove mi porterà quest'esplosione. (?!) Questa detonazione. (?!)
Schizzo in aria come lapillo.
Come un vulcano pigro non ho fatto che ingerire dolore:
lui che non mi lascia tracce, mi lacera subito e mi lascia in pace.
Come un pagliaccio ci ho riso sopra.
Come una puttana c'ho guadagnato fottendomelo.
Farei bene a tagliare la corda. Chiedere asilo politico: io fuggo da un disastro, un'immane genocidio di pensieri fratelli discordanti tra loro e si acciuffano, deridono, sfottono, si armano e si ammazzano.
Intrecciare due mani nel sonno, potrebbe risultare pericoloso per il precario equilibrio della mia mente.
Deve rimanere dentro di me.
Si deve incastrare. Deve aderire alle mie pareti, innestarsi, legare una delle sua catenine del dna al mio e viceversa: un figlio che nutri dentro e non partorisci. Un essere in grado di nascere il giorno della tua morte, dal tuo ultimo respiro, dal tuo ultimo sguardo al cielo.
O, io per dio, farò un iniezione di metallo e non avrò più uno sguardo.
La mia umanità andrà via via scarseggiando, sarà carestia, sarà siccità, perché di lacrime sarò priva. O forse lo sono già.
Ho singhiozzato mettenedo in fila gocce trasparenti, ma pesanti come mercurio e la sensazione era di aver dato fondo alla bottiglia. C'era mosto. C'era polvere di vetro. C'era brina. Schiuma di onde infrante. C'era il dolore del mondo liofilizzato. C'era ombra di corruzione. C'era l'ordine della natura. C'era tutto il peso del mio sangue.
Saccente e incredula creatura nata da una fedifraga una traditrice.
Ingrata insensibile persona, sei da mettere al muro con la faccia, sei da umiliare.
Dovresti ringraziare, perché col tempo non sai far affare. Ti ha detto di pesare.
Ti ha detto di andare.
Vattene tra i tuoi antenati schiavi.
Qualcuno mi compri, voglio fare l'amore solo per dovere, solo per un ordine.
E il mio sorriso è un ghigno verso destra... e mi ritrovo fedele.
E mi scopro insonne.




giovedì 8 settembre 2011

Parole opere e missioni.

La mattina ha l'oro in bocca, l'universo nel tuo cazzo.



domenica 4 settembre 2011

Pioggia e Vento.

Sei arrivato a consolarmi con baci, fiori, musica e poesia e adesso non so come liberarmi da questa sensazione di benessere prima che lei si liberi di me.
E oggi pensi di mandarmi il bacio del risveglio.
Ed io lo chiedevo e ieri lo pensavo.
E ti giuro che non fatto niente di straordinario, né ieri né oggi, per meritarlo.
E allora devo fare qualcosa: devo ancora pulire il bagno. Prendo lo straccio giallo e lo strofino con quel pezzo di sapone; insapono e lucido le mattonelle, in ginocchio; e tutti gli angoli in cui ora potresti anche mangiare.
Allora penso che un gesto così, un pensiero così, un desiderio esaudito possano cambiare il mondo.
Lo possano rendere pulito.
Un gesto di gratitudine ad un gesto inaspettato. E' così semplice.
Ritorno, per forza a quel mattino e quasi la notte era a metà. E non avrei che guardato gli occhi tuoi chiusi e sentito il tuo respiro diventare profondo, e non sai quant'è bello vederti dormire.
Mi dissi che se dio esisteva, in quel momento era presente, lui c'era.
Ma, contro me stessa, contro ogni mia forza, devo farti alzare perché tu possa fare un gesto educato, possa essere te stesso.
Ma avrei afferrato con indice e medio le mie scapre, per non far rumore; sceso quei quattro gradini e sarei salita su quel tram che so bene dove mi porta e tu avresti continuato a sognare; e il mattino dopo, toccando le lenzuola scure, ti saresti accorto di un'assenza, ma avresti sentito tutto l'odore dell'Amore, della gratitudine.
Era questo che dovevo fare.
E mi riempie gli occhi, il cuore ed i sensi coprire di baci il tuo corpo.
Userei la mia bocca come penna stilografica che cola inchiostro per scriverti addosso un comandamento, e non un comandamento di quelli di dio con tutte negazioni, ma: "amalo e lascialo libero perché è vento. Ti tornerà brezza d'estate senza un filo d'amarezza. Stizzito, freddo e pungente come tramontana. Umido e caldo come scirocco."
Perché il vento dentro un barattolo non ci può stare, ma ti raggiunge dovunque tu stia, e se chiudi le finestre lui si insinua ancor più ferocemente.
E continuo a chiedermi se non sia troppo presto, se è vero che tu sei qua. Se è questo il momento in cui t'ho meritato. Se è così che capita normalmente, perché non ci credo. Perché continuo a dirti di andare, attraversarmi il cuore e sparire.
E stasera piove, e c'è pure un po' di vento.
E non c'è musica oggi, perché non c'è nota più bella del tuo silenzio.




venerdì 2 settembre 2011

Non so cos'è...

Mi manca ogni minuto e mezzo. No, ogni tre secondi. No, mi manca dopo un giorno, no, dopo un'ora. Mi manca sempre. O non mi manca per niente (comunichiamo in vari modi, durante il giorno), perché sta sempre dentro la mente. E allora penso ad altro; penso magari a mettere a posto, adesso, i panni che ho appena ritirato dallo stenditoio. Ma com'è, come non è, ripenso a quando ho raccolto i suoi jeans dal pavimento e li ho piegati, facendo scivolare i suoi spiccetti dalle tasche; come, subito dopo, ho infilato i suoi calzini nelle scarpe e messo i suoi boxer sopra la sua maglietta bianca quasi trasparente.
Si era spogliato come un selvaggio dopo avermi baciata appena varcato l'uscio della porta di casa sua, qualcosa che è da sempre nei miei sogni.
Da sempre.
Be' fumo una sigaretta, quelle che mi faccio da sola, e, ripenso lui che fuma con me, perché facciamo la stessa cosa, fumiamo pure lo stesso tabacco.
Lui è un animale libero.
Non accetta la cattività e si fa la sua libertà in casa sua.
E' come me.
E così lui è un essere ospitale, ti mette a suo agio in casa sua: ti sposta la sedia, t'offre da bere, non da nulla per scontato, niente al caso, ti ospita nella sua tana e lì ti coccola e ti vizia: la sua casa, il suo regno.
Non mi sono mai sentita così bene in nessuna casa in cui fossi stata mai invitata. Mai.
Ecco, mi manca. Potrei dirglielo, mandargli un sms.
Ma desisto e scrivo.
Dico: si, forse riuscirei ad ottenere un suo bacio, forse un'ora d'amore, forse una bella chiacchierata.
Ma non è così che si fa nelle mie regole. Pensarlo e sentirlo, fa parte dell'ordinarietà nella mia testa. Non toccarlo né vederlo per giorni, e, nemmeno dire per sentire, per godere quell'assenza.
Per scoppiare di desiderio e non parlare, muta, e penso. Godo di quegli occhi. Delle sue parole gonfie che non sarebbero tali se non potesse godere di quella sua solitudine, di quel suo posto, di quel suo spazio dove desidera coccole e attenzioni, tanto sa, che se lui sentisse di me il bisogno io ci sarei, sempre e comunque, lui lo sa.
E forse il bisogno c'è, ma lui fa come me. Be' a saperlo, non saperlo. Meglio pensarlo. Essì, mi rimetto a lui. Mi rimetto a me e la mia voglia di spazio per me, i miei figli, il mio lavoro, e il mio diritto di pensarlo e desiderarlo come una matta.
La sua pelle sulla mia, che è estasi per me.
Non è un tentativo di allungare la "storia" se storia si chiama. Vorrei che fosse un filo di cui non se ne trovasse il capo; ingarbugliato, pieno di pensieri e sensazioni.
Lui come un altro, ma lui m'ha capita.
Non so cosa vorrei, questo mi piace.
Adesso so che vorrei Lui, e non glielo dico.








ps. qualcuno sa dirmi come sono finita qui? Nella lista dei dieci blog erotici.