mercoledì 31 agosto 2011

Pelle e rotture di palle.

Esattamente da giugno mi sento porre sempre e la stessa stupida demente banale domanda:
"Perché non vai al mare? Sei bianca! hai certe occhiaie!"
Bene, io al mare non ci vado.
Io odio la sabbia e i ciottoli.
Io odio il sale che mi si appiccica.
Odio il sole che mi invecchia e brucia la pelle.
Odio la gente del mare.
Odio quell'ammasso di ragazzini rumorosi.
Odio quei burini con le radio alzate.
Odio i bagnini.
Odio le tette finte e le donne ciccione con la cellulite in mostra.
Odio non potermene stare nel bagnasciuga in pace a farmi bagnare il culo dalle onde.
Io ho già una carnagione scura e non vedo l'ora che arrivi l'estate per apparire, io, più bianca.
Sono donna del profondo sud, del corno d'Africa, d'orgine; ma amo profondamente tutto ciò che è nord, tutto! Compresi pasti e caffè, cultura ed architettura; la gente e il suo modo di fare, e, riconosco nelle persone del nord, somiglianze, paradossale sembrerebbe, con la vera gente del profondo sud del mondo. In mezzo c'è tutto il miscuglio che a me non sa di un cazzo (pensiero tra parole e ricordi di discorsi e deliziose disquisizioni tra amiche).
Io d'estate vado al mare come posso andare al supermercato, per me non è una tappa obbligata se non un semplice caso.
Amo il mare di pomeriggio, amo guardare il mare, ascoltarlo, vederlo, sentirlo.
Amo il mare d'inverno, lo amo per fare l'amore.
Solo per i suddetti motivi, potrei sopportare la sabbia nel culo e nell'inguine, tra i seni e le dita dei piedi.
Allora, al mio amico Massimo dico: si è vero, io mi sento 'na signora e tu sei un plebeo che ha lavorato la terra sotto il sole. Io m'affaccio di notte al mare e mi guardo la luna.
In mezzo alla folla di coglioni stacci tu.
Mi tengo le occhiaie.
Mi tengo il pallore, le gambe bianche pur indossando abiti e abitini.
Non immaginereste mai con cosa lavo la mia pelle quasi ogni giorno, perché un giorno si e uno no, mi lavo solo con acqua, calda e poi fredda.
La mia pelle, risulta liscia come seta, è ciò che di più bello ho.
Io amo vedere i segni del sesso selvaggio e i lividi dell'amore e il sole impedisce, alla mia pelle, di assorbire come una tela, i colori della sua mano.
Forse è l'età. Ricordo in tempi passati di aver trascorso interminabili ore al mare, incurante di tutto e non ero spensierata neanche allora: la spensieratezza è solo una parola del vocabolario, per me.
Forse adesso, la mia voglia di solitudine, la voglia d'apparire sempre più me stessa è più forte.



E adesso non voglio tediarvi (amo 'sto termine), diomio; nessun ravanamento di coglioni, per tutti i santi.
E' che quando mi fanno certe domande, sempre e tutti i giorni, questo vorrei dire, ma... ti si pone una domanda e manco si aspetta la risposta, tanto si è convinti, che sia come si pensa nella propria testa, la risposta.
Ebbene sia, resta plebeo ed io una stronza Patrizia.
Qua, di sotto, la mia pelle appena immortalata, il mio pancino, e la striscia che adorna Clara.
Mi rendo conto, guardandomi, di quanto io sia più carina in foto, che di persona.








PJ Harvey -The Slow Drug


domenica 28 agosto 2011

Io devo scrivere. Posso scrivere. Io voglio scrivere.

Adesso scrivo:
scrivo di 7 giorni fa.
Questi 7 giorni fa, si legano a due anni fa.
Perché un filo c'è, o forse il filo rosso lo vedo solo io, per cui è mio.
Mio come l'animale, l'Essere speciale che m'ha perforato e occluso; stupito, stuprato quel lembo di vita nascosta nella mia nuca, perché la scossa è arrivata proprio lì. In quell'esatto punto ed ha generato lacrime. E io piango quando partecipo ad una scoperta; piango quando riesco a capire, intuire, sentire. Piango davanti ad una meravigla. Ho capito. Inteso. Ero un filo di seta pura legato su due estremità e potevo sentire ogni vibrazione dentro. Tutto il mondo. Tutto l'universo. I pianeti. La natura. I fiori che sbocciano. Un parto. Le prime note di una sinfonia. Lo schizzo d'autore su un quadro, la sua firma. Una poesia finita, conclusa. Un brano completato. Il sospiro. Il respiro. Il sonno, il sogno. Un germoglio che buca la terra. L'eclissi. Il bacio di tanti pori. L'allineamento dei pianeti. L'onda perfetta.
Io incredula nel cercar di riconoscere una sensazione. Mi fu impossibile perché era una sensazione a me sconosciuta. Il calore che via via copriva le mie vene, il corpo tutto fino a percorrere gli arti e le dita, era un brivido lungo e bollente, freddo/caldo insieme.
Io distesa su un pavimento bianco di mattonelle fredde. L'orgasmo Mio.
4 colpi di cazzo e Clara cammina.
Do re mi fa sol e Clara canta.
La penna scrive liscia sul foglio e lì scivola la sfera.
Il calco per una statua.
Un conio.
Ho perso la mia verginità.
Venuto da dovunque, da non so dove.
Mi prende e mi porta dove vuole, esattamente dove voglio.
Vorrei sposarti. Ma preferisco saperti al mare, suonare, parlare, camminare, sognare e realizzare.
Perché alzerei il culo da questa sedia per deliziarti orecchie e cazzo; nonché culo e bocca. Ma preferisco stare a sedere e scrivere.
Perché hai fermato sulle note il ricordo.
Pioggia di petali di rosa.
E lui nudo, di un corpo perfetto con la pelle nera dipinta dal sole mantenuta dal sale.
Ci si intende subito, perché ci piace parlare con gli occhi.
Perché il bacio parte d'angolo come piace a me e la mano scivola sul collo, come piace a me.
Perché mi prende come piace esser presa a me, perché io voglio esser presa e rapita.
Mi piace perché è tutto come piace a me, perché sono egoista e lui ama il mio egoismo e da buon egoista gode del mio godere. Perché è animale come me.
Perché ci annusiamo come due cani e ci piace il nostro odore e si piacciono le mani.
Perché usa le parole come stesse leggendo uno spartito che non esiste che è nel suo sangue maledetto.
Perché usa note, le usa tutte: il diesis, il bemolle, e pure la sottonota che l'orecchio sente ma la mente non comprende.
Perché usa ogni angolo della sua pupilla e non perde un mio movimento.
Perché io non ne perdo uno suo.
Ha le fattezze e i movimenti di Gesù Cristo, ma lui non lo sa o forse lo ha dimenticato ed io sono lì apposta, perché lui ne prenda conoscenza.
Mi accomodo come la sua Maddalena sul trono destinato alla sua puttana, io.
E serro le gambe, unendo le punte delle mie scarpe divaricando i talloni.
Conosco le intenzioni, ma c'è il gioco che ci piace, prima di tutto.
Perché io sono la pariolina del cazzo severa e integgerrima e lui il selvaggio senza regole, il ragazzo di periferia che ti sa sfottere perché sa d'esser signore.
"Allarga le gambe." No! Gli rispondo.
"Allargale!" Me le divarica piano perché sa che mi muoverò con lui.
Il bianco sintetico indossato per l'appunto, scorre sulle cosce e nemmeno si inceppa sui tacchi. Lui, il selvaggio, si flette sulle ginocchia, vedo e guardo tutto, ed è perfetto.
E' fatto così. Non recita.
Lui è tutta una miniatura. L'essenziale.
Gli offro un frutto maturo aperto, aperto dalle sue dita. Non avevo abusato di Clara per giorni, ho mantenuto il succo; maturato la voglia, il sapore.
Non so se godo più per le sue parole o per quella lingua bastarda e tenera: perché sa essere strumento divino.
Tu sei quel bastardo di Gesù Cristo, penso, o tu sei il demonio? Mi chiedo.
Perché adesso io ti succhio quel cazzo fino a fartelo sentire fuori dal tuo corpo e così faccio genuflettendomi ed offrendo la visuale perfetta: le ciglia ben truccate di mascara, il culo fuori dall'abitino indossato apposta. I tacchi e i capelli lisci e neri tirati indietro. Lo sguardo feroce, il mio sguardo si presta alle intenzioni, la lingua alle attenzioni.
Mi auguro di essere la miglior troia succhiacazzi della terra e non mi ci vuole tanto impegno tanto il suo cazzo si presta alle mie mani, i suoi testicoli duri e gonfi entrano nel palmo per farsi vezzeggiare, e la punta, si offre rigogliosa e rossa.
E quando sento il suo mugolio, farsi quasi grido; dischiudo le fauci e lascio colare quel succo di cazzo sulle labbra, il seno, il collo e il viso.
Adesso bisogna fare la scarpetta, far vedere che s'è gradito il piatto e uso le mie mani per trattenere tutto quel liquido sulla pelle e finire il pasto, leccando la punta e tra le dita smaltate di rosso scuro, non tralasciando ciò che s'è infilato tra gli anelli che indosso. Mi ci sciaquo le mani, e impasto; le delizio, le appiccico. Sembra il gioco di bambina col vinavil.
Mi spalmo di sperma. Non mi lavo il giorno dopo nemmeno, se non la sera, dopo.
Hai un buon sapore, figlio di puttana.
Te lo sto dicendo che sei un ottimo pasto.
Ragazzo. La mia testa non fa che pigiare il tasto raplay sul tuo corpo nudo vestito della sola tua chitarra e la tua voce che emana poesia e musica.
Romantica poesia, violenza nello stomaco.
Forse è arrivato il momento di perdere tutta, ma tutta la mia dignità offrendoti l'anima, poggiando i palmi su qualcosa di solido.
Prendi il mio culo, Anima mia.










mercoledì 24 agosto 2011

Curiosità.

Bene, oggi è tornato il mio miglior Amico.
Lo saluto così, so quanto lui ci tenga a che io mi presenti bene anche al lavoro, nonostante sta cazzo di bottega sia sempre un caos, si rompa ogni sorta di cosa ma ormai a cose fatte me la posso solo prendere con me.
Oggi non mi va di fare un cazzo, mi va però di ascoltare, di leggere, di sentire.
Indi per cui m'è venuta una curiosità, scaturita da una serie di atteggiamenti a me estranei, cioè non sapevo di esser così stronza.
Ora, se non vi è troppo disturbo, vorrei che ognuno di voi mi facesse tutte le domande che vuole, tutte, ma tutte.
Sarà mia cortesia rispondere o mandarvi affanculo; sarà un mio grane piacere rispondere dettagliatamente.
Ora da questo io farò una scrematura, perché da quando ho scoperto di godere anche con un cazzo nella mia Clara, so' diventata altezzosa, snob e testa di cazzo, più di quanto già non lo fossi.

Ma prima guardate tutto 'sto Dio in terra, quando lo ascolto la mia clara cola, e se lo guardo suonare vengo come una troia.






lunedì 22 agosto 2011

Ieri c'ero solo io.

Adesso devo stare zitta.
Zitta e grata senza gridare.
Faccio finta di non sapere cosa ho fatto.
Perché la gente t'augura la felicità poi te la sente addosso e fa di tutto per distruggerti pure un nano secondo del ricordo di quegli attimi di felicità passandoti sopra come una ruspa?
Perché?
In attesa di una risposta che non sarà mai la vera, la sottoscritta va a farsi una doccia.
Mi devo pulire per bene per farmi ri-zozzare per bene!

martedì 16 agosto 2011

Ispirazione

Ci vuole ispirazione per scrivere, per lavorare, per scopare.
Ci vuole ispirazione per vivere.
E adesso potrei ispirare un film d'amore, uno di quelli in cui ognuno, penso più una donna, vorrebbe trovarsi protagonista almeno una volta. Oggi, in questo mondo in questo contesto, in questo stano modo di vivere oggi.
Che tu cominci a ricapire come bisogna prenderti, volerti, scoprirti e corteggiarti.
Tacci miei adesso come un segugio cerco il punto esatto in cui l'ho scoperto, in cui ho deciso di cedere, ce-de-re!
Sarà che cammino sempre dritta e pur notando un sacco di cose, non mi soffermo mai più del dovuto quando vedo il troppo che nasconde un nulla di niente, mentre il già piccolo si riempie, non ha bisogno di molto e quel molto, spesso è superfluo.
L'angolo raccoglie polvere, raccoglie ciò che il vento spazza via, ciò che non riesce a volare, ciò che ha consistenza, natura, purezza, che ha forza.
E forse è vero, amo in modo spassionato chiunque sa bussare ad una porta pur trovandola aperta, pensate siano tanti? No!
Amo chi riconosce in me la discrezione, chi riconosce in me la voglia di intimo che è diversa da quella di mostrare le labbra di clara o le mie super tette con appendigiacca.
Perché se l'amore può scoppiare in strada, la voglia di scopare ti assale sulle scale, tu cerchi il posto più nascosto per godere, perché il tuo orgasmo sia solo il suo, anche fosse uno sconosciuto.
è in mezzo alla multitudine che sento uno sguardo.
Quando è solo non ha bisogno di gridare, ti tocca.
Lo fa magistralmente, con cura, non arriva a toccare che quel filo d'aria che fa da giusta distanza.
Quest'educazione è innata, è nel dna, non si impara. E' sensibilità.
E la cosa che mi piace, che mi seduce, che mi intriga, che mi scuce i punti sul cuore.
Ora il mio desiderio è di sorridere ad occhi bassi a cotanta figura, essere.
A qualcosa che già sai ti resterà sulla pelle, a prescindere da tutto.
Una bruciatura.
E tutto finisce, si finisce quello che inizia. Ecco perché non do mai inizio a niente, io.
Non ho mai potuto identificare un periodo con una data.
Mangio il minimo, quello che mi serve per vivere. Fumo un terzo di meno, e nemmeno ne ho tanta voglia.
Che iddio ti benedica, dovunque tu sia. Nomino il vostro dio perché voi possiate credere che persone così siano un miracolo. Chiunque dovrebbe poter almeno provare a meritarlo.
Guardando, osservando e dando ascolto all'istinto.
Si riconosce: si trova ispirazione nel fare tutto, anche ciò che cozza con la sua presenza, ciò che ti piace più fare, cose ad esso sconosciuto.
Si si Dea china il capo.
Dea scende dal suo cazzo di piedistallo.
Adesso, spero la noia vi colga, ora che sarò per un bel po' di quest'umore che non è umore.
E' uno stato vitale.
Sai perfettamente cosa fare in ogni occasione.
Come stare ferma e lucida in mezzo ad un falò!
Per scrivere, anche uno scontrino,volendo dare il mio meglio, seppure non fosse il meglio per voi; Io ho bisogno di musica.
E di musica io ci capisco, ho avuto un Maestro del cazzo!
A presto ragazze/i mie/i.
Domani parto, sarò molto felice in questi giorni. Mio figlio non vuol venire con me, questo mi preoccuperà però. Si è sempre madri, in qualsiasi ruolo io mi trovi, mi sento sempre una madre.

PS: Rileggendomi noto un sacco di errori. Noto di esser così affamata di parole, che me ne mangio parecchie; togliendo senso alla frase.
Ma adesso nulla ha senso, perché quel senso ne avrebbe un altro per me.







sabato 13 agosto 2011

Sangue bollente sulla lingua

Mi sento muta se devo parlare adesso.
Ecco, quando non s'hanno parole, come me in questi sacri giorni d'agosto in cui ho fatto di tutto, comprese le mie piccole rivoluzioni; credo non se ne abbiano perché certi avvenimenti debbano lasciare la loro scia per esser leccata completamente, gustata dentro per aver la possibilità di tradurla in parole.
Perché mi son sentita onda. Calda acqua di mare. Mi son sentita arresa ad un muro e tutt'ora mi ci sento. Mi son sentita un bosco fresco di alberi che frusciano al vento.
Il pane affettato pronto da servire e mangiare.
Mi son vista nella felicità di un cane che scodinzola.
Come il respiro libero dopo una bronchite.
Un' alunna che prende un bel voto, la soddisfazione.
Ricordo gli odori dell'infanzia.
Non ero assente, ero solo dall'altra parte.
Dall'altra parte a guardare, a leggere e a sentire. In imbarazzo.
"Non potevo lasciarti così, prima di uscire"
Perché ti sei permesso di leggermi il pensiero?
Ormai sono tra la quarta e quinta corda della tua chitarra.
Ci incontriamo sempre a metà strada, in una zona franca del tempo.
Tra la parola e il sentimento.
Non voglio varcare quella soglia in cui mi sento in equilibrio; spesso in bilico.
Vorrei assaggiare l'aria che separa i nostri sguardi, sarebbe densa come il sangue.
Mi devo fermare, fermare un attimo. Ho perso le parole per strada, le avevo tutte dentro stamattina, quando m'hanno distratto dal dialogo dei nostri pensieri.
Lontani.
Tutto in fumo.

E' successo, con lui, come quelle strane volte in cui vieni invitata da amici da qualche parte e tu ci vai tanto per non dire sempre di no. Ti ritrovi stupita, allegra, contenta euforica quasi sulla strada di casa.
E ti accorgi che era l'aria che ti mancava; quella di cui non ne conoscevi il sapore.

Buonanotte. Forse torno, anzi, bisogna tornare.
Dovevo mettere, però, un francobollo a questo giorno 12. Per ricordarne quelli che lo precedono, per annotare quelli che lo succederanno.
Ps. ve lo avevo detto che le parole non c'erano, e quelle presenti, sono ingabugliate.







venerdì 5 agosto 2011

Saluti.

Questo blog non chiuderà per ferie.
Si continuerà a pensare, a scrivere.
Continuerò col raccontare cosa succederà nel dentro più dentro di me.
Naturalmente quando si va in ferie si mette tutto in ordine, e c'è chi ogni agosto mi lascia il suo più bel ricordo; sarà che quando uno sfancula dal lavoro non ha più voglia di fare un cazzo e soprattutto non pensa nemmeno; e, la cosa positiva è che almeno io mi faccio l'idea giusta di ognuno, anche in questi piccoli frangenti sinceri, quelli più veri.

Oggi sono uscita radiosa, con poco trucco, le mie tacco 12 sculettando.
Oggi ho voglia di coccole, di amore, di affetto, di stima; ho voglia di cazzo pure, forse.
Il problema è che per riuscire a soddisfare questa mia voglia oggi dovrei fare una pazzia, ma non mi sento di fare pazzie, direi che sono piùttosto pigra.
Mi stanno sul cazzo gli uomini, ma davvero tanto. Provo odio.
Ecco, quando penso all'odio penso al culo, quando penso all'amore penso alla faccia; e come ogni regola che si rispetti, a tale culo corrisponde tale faccia.

Non vi voglio mandare affanculo perché devo riconoscere che delle belle soddifazioni con gli uomini me le sono pure tolte, persino da coloro che risultano odiosi, scostanti, talmente tosti da mettere paura ad un cane rabbioso. Sono stata leccata e corteggiata, e tutt'ora quel gran pezzo di P. , un manager coi controcazzi (essì sono affascinata da un certo tipo di potere raggiunto con fatica, dai poeti e musicisti; sono attratta da un certo tipo di maschi), continua a corteggiarmi con educazione e letterine deliziose; essì, far l'amante forse è quel che amo fare. Non vorrei mai smettere di farla.
Ho proposto ad F. di andare da lui, completamente nuda sotto, col tacco che ho comprato per Lui, ieri. Di massaggiargli le spalle e baciargli il collo, di leccargli appena il cazzo. E' troppo stanco e provato, voglio essere il suo riposo.
Ho proposto a M. di lavorare insieme a settembre, deve di nuovo farmi riprendere confidenza con la chitarra, forse suoneremo insieme mezzi nudi... senza togliere le scarpe però.

Be', Dea vi saluta, scriverò per i presenti e per gli assenti, uno su tutti Hands, il quale spero sempre di non deludere. MAI! (mi sento tanto Martina, la stronzetta)




giovedì 4 agosto 2011

Groupie

Con il termine groupie si è iniziato ad identificare, a partire dagli anni sessanta, le ragazze che accompagnavano le rockstar in gran parte delle loro tournées, assecondandone con entusiasmo la vita sregolata e le sfrenatezze sessuali, e divenendo quindi vere e proprie componenti del loro entourage [1].
Le groupie erano delle fan molto giovani (anche minorenni: la loro età andava dai 14-15 anni in su, solitamente fino ai 20, tranne rare eccezioni che arrivavano ai 25 anni) le quali, oltre ad amare particolarmente la musica di un certo rocker o addirittura di diversi, seguivano gli artisti in questione nei loro tour, irresistibilmente attratte dal loro carisma, diventandone infatuate sostenitrici ed intime amiche. Oltre a questo, le groupie erano ben riconoscibili rispetto alle semplici fan grazie a un look più curato e spesse volte molto sexy, oltre che, nella maggior parte dei casi, a una bella presenza.
Il termine deriva dalla parola group (gruppo musicale), ma attualmente viene usato anche in ambienti differenti, in particolare nello sport, per descrivere le fan degli sportivi che li seguono comunque durante le loro tournées, ma che poco hanno da condividere con le loro "nonne" o contemporanee musicali.
Le groupie divennero presto un fenomeno sociale grazie alla fama che raggiunsero alcune di esse, in particolare Pamela Des Barres (incoronata come la prima vera groupie della storia[2]), Courtney Love, Nancy Spungen, Jenny Fabian, Bebe Buell e Cynthia Plaster Caster. Cynthia, oltre a concedersi alle efferatezze sessuali delle star, ebbe l'insolita intuizione di fare dei calchi in gesso ai loro genitali, i quali divennero presto un fenomeno artistico.
Se pur largamente diffuse già dagli anni '70 negli Stati Uniti e nel Nord Europa, in Italia le groupie comparvero solo negli anni ottanta se non '90.
In modo miope, le groupie possono essere viste come ragazze disposte a tutto per il loro integralista amore verso una band o un artista[3]; ragazze che poi, quando non impegnate a fare le "reginette dei backstage", svolgono una vita generalmente normale. Alcune persone che si presume essere poco abituate al mondo del rock'n'roll le avevano etichettate come prostitute da tournée; mentre le groupie non sempre, anzi difficilmente, richiedono denaro in cambio di prestazioni sessuali, poiché si concedono ai loro idoli e non ritengono alcuni loro atteggiamenti, pubblicamente visti come promiscui, segno di facili costumi.
Da un punto di vista maschilista, d'altra parte, si potrebbe considerare il fenomeno delle "groupie" come l'estremizzazione di un comportamento o atteggiamento in realtà molto comune, cioè che si esplica pur sempre entro ambiti assai più comuni rispetto al mondo delle rockstar, ma in modi diversi: è ovvio, tuttavia, che così non è.
In realtà quello delle groupies fu un fenomeno piuttosto complesso: erano mosse da motivazioni varie, dalla ricerca di una miscela di successo e di nuovi modi di usare il proprio corpo e pure a fatali attrazioni verso le carismatiche figure rock[4]. Furono infatti protagoniste nella rivoluzione culturale e sessuale dei settanta e riuscirono a portare il nuovo modo di vedere il sesso sulle copertine dei giornali.
A dispetto della loro immagine apparentemente superficiale nella vita delle rock star, non così di rado è successo che delle groupie si siano sposate con le rock star in questione a causa del feeling creatosi durante gli innumerevoli e stressanti tour di queste ultime; può essere preso ad esempio in tal senso quanto è accaduto a Bee Gees, Aerosmith, David Bowie (sposatosi con Angie, ragazzina che per due anni seguì i suoi concerti), Eric Clapton (sposatosi invece con Layla, groupie in carriera, per la quale divenne letteralmente pazzo).
È necessario inoltre muovere una distinzione tra groupie e roadie; i roadie sono infatti coloro che, più semplicemente, seguono la band on the road e ne costituiscono l'entourage rendendosi utili (ma che le case discografiche devono necessariamente pagare). E sono anche i migliori amici delle groupie, poiché sono fonte di backstage pass e raccomandazioni.
Sulle groupie sono stati girati diversi film, in particolare Quasi famosi (2000), di Cameron Crowe, che vinse il premio Oscar per la migliore sceneggiatura, e che rappresenta molto bene il crudo e complesso ambiente delle icone del rock.
Questa, per concludere, è la dichiarazione di Kate Hudson, l'attrice premio Oscar che ha interpretato la groupie Penny Lane nel film sopracitato.
« Ho incontrato la vera Penny Lane la settimana prima d'iniziare le riprese. Lei aveva questa luce negli occhi, questo fascino immutato, e poteva essere accusata di tutto tranne che di essere una donnaccia. Amava il rock più della sua vita, ed era una delle principali ragioni per le quali aveva fatto certe scelte. Nel suo caso, la musica non lascia mai spazio all'uomo vero col quale ha una relazione, e ciò la faceva inevitabilmente innamorare dell'uomo stesso, una sorta di idealizzazione. È molto vulnerabile. Ora estendo il discorso. Posso affermare, dalle ricerche che ho fatto, che queste ragazze non sempre sapevano ciò che stavano facendo. Si dividevano in due categorie: le più giovani, e le più vecchie. Le prime erano ingenue ed inconsapevoli, le altre avevano maturato il "pelo sullo stomaco"; le più giovani potevano prendere due strade: quella di smettere dopo il primo tour, magari non avendo ottenuto ciò che volevano, o quella di continuare a sentirsi soddisfatte nel loro ruolo. Infatti, forse, non già dalle prime volte, ma bastava poca esperienza per far loro capire tutti i meccanismi, ed anche sorprendentemente bene. A quel punto c'era chi rinunciava e chi invece ha desiderato andare avanti. E potreste chiedere a qualsiasi di loro se ha rimpianti. La maggioranza risponderebbe sicuramente, "No, non ne ho, mi sono divertita moltissimo, e sapevo in cosa mi stavo mettendo". Poi c'erano ovviamente le più sensibili, quelle che ancora credevano nel romanticismo della loro avventura, come la stessa Penny Lane, che ne sono rimaste talmente scosse da aver tentato il suicidio. Moltissime donne d'oggi trovano questa specie di sfruttamento delle groupie da parte dei rocker un vero degrado, ma non capiscono che i rocker di oggi hanno ancora la testa ad altri tempi. I rocker sono profondamente trasgressivi, ma nient'affatto moderni. Hanno la testa ai primi anni 70. C'era moltissima libertà all'epoca perché era un periodo rivoluzionario. Queste ragazze avevano sia il look che l'energia per farlo, e volevano essere parte di qualcosa di grande come il rock. Non le biasimo. Al giorno d'oggi, però, è difficile che una groupie col coraggio di ufficializzare questa sua realtà, venga accettata pienamente e ben vista in società, soprattutto dalle altre donne. »

Da Wiki.
Ps. Essì, Hands... quando dici qualcosa io poi ci studio, ecco cosa sono io.
Grazie, non potevi trovarmi termine migliore. Un po' vecchia, però.

Desidererei che nei miei post, TUTTI, si leggesse anche il mio lato ironico.
Vorrei dire a qualche visitatore che passa e si mette a fare lo psicologo che questo per me è uno spazio ludico, soprattutto.
Ps. ho già trovato lavoro! (AHAHAHAHAH)

martedì 2 agosto 2011

E' vero

Amo quel bastardo!
Si.
O, voglio solo ottenere quel che voglio?
Quel figlio di troia con la sua finta insicurezza mi lega ai suoi polpacci.
Quel pezzo di merda ha un'affinità con i miei pensieri che ci sa pure far finta.
Mi lancia uno sguardo ogni tanto ed io ricado nella più totale femminilità, scendo fino in fondo al mio cuore e mi sento aggrappata a quello sguardo.
Non mi cerca quasi mai, ma quando mi cerca mette a paro tutte le sue apparenti indifferenze.
Mi studia, mi legge, mi ascolta e mi lega.
Io non ho che la fottuta voglia di infilarmi in quei suoi respiri. La sua parlata.
I suoi occhi, il suo dolore; il suo carattere, la sua intelligenza, le sue bestemmie, la sua passione per la Roma, non essendo romano.
Lui che mi chiede sempre dei miei figli, da qui comprendo il suo passo; lui dice di non volermi però fa di tutto per legarmi, è quel controsenso che mi fa capire quanto io debba stare zitta e comportarmi come mi è sempre piaciuto: aspettare la preda, da preda.
Riesco ad allontanarlo per un po' poi fa un piccolo cenno, una cazzata e mi parla d'amore più di chiunque altro.
Ti voglio, non te ne andare.
Aspetta sto guarendo e tu mi stai aiutando, sarò tuo e solo tuo dopo, ma ti prego sei quella che voglio, ma tu aspetta. (ehehe sono fuori io, lo so)
Si si.
Non lo so come andrà, ma mi fa impazzire.
Ecco, io mi innamoro sempre quando di fronte a me ho uno che mi fa sentire piccola, una cacca, un cazzo.
Mi sento dio quando sento che esiste qualcuno in grado di farmi a pezzi.
Vi sto parlando di un gioco che dura da mesi.
Ecco cosa ama una gatta.
Cosa vuole una gatta.
Be' adesso lo rilascio solo.
Ma dico! Cosa cazzo fai a 42 anni?
Quel che vorreste fare tutti.
Mi hanno chiesto se avessi o sentissi il bisogno dello psicologo. Uhm.

lunedì 1 agosto 2011

Intitolate voi, maghi.

Be', si.
Mi sento come una delle mie tante borse e borsette, o quei tanti sandali col tacco altissimo.
Mi sento come le posate dopo lavate nel loro sgocciolatoio.
Una striscia pedonale.
Le mattonelle di un pavimento.
Un libro messo in ordine in uno scaffale.
Il tappeto dell'ingresso che pian piano perde lucidità nell'essere calpestato.
Il pedale della frizione.
Le stampelle dentro l'armadio.
La bomboletta dell'appretto sotto la mia asse.
La bottiglia dell'olio nella dispensa.
La cassiera del supermercato in cui andate ogni giorno.
Il semaforo della vostra via principale.
L'anta di un armadio.
La tavoletta del cesso.
Il secchione dei rifiuti.
Le buste della spesa.
Il caffè della mattina.
La tazzina o il bicchiere in cui lo bevete.
Il cucchiaino che usate per zuccherarlo, semmai non vi piacesse amaro.
Il negozio all'angolo che sta lì da anni.
La frutta sparsa sul bancone di un fruttivendolo.
Il vostro dentifricio.
Il vostro libro del momento.
La cagna randagia lungo la vostra strada la quale manco degnate di uno sguardo.
Mi sento il pettine che usate abitualmente.
Mi sento come il vostro cazzo nelle mutande.
Mi sento una fetta di limone che sta per marcire vicino alle uova nel frigorifero.
Il barattolo della maionese.
La carta igienica colorata.
Il vostro buco del culo il quale non potete per ovvi motivi, guardare, basterebbe metterci uno specchio, però.
Siete tutti nulla come me, ma nel nulla, spesso io amo trovare qualcosa sempre.
Passate, dite la vostra cazzata per un bel po', dopodiché girate i tacchi, perché se penso, se scrivo, se dico, se converso, ho sempre qualcosa da dire, e questo qualcosa va letto.
Mi rammarica passare per un oggetto qualunque per quelli che a suo tempo mi trovavano affascinante, deliziosa, unica.
Lo ero e lo sono.
Cambio strada, numero civico, città forse.
Cambio gente, che diverrà la stessa gente e toglierò le tende anche da lì, perché la superficialità sembra il male incombente.
Con chi ce l'hai Dea?
A buon intenditor, poche parole, anzi... il mio sguardo feroce da puttana, troia.
Da strafottente superba figlia di puttana.
Vaffanculo, così non si fa, così non si cresce, non si va avanti.



Abbiate pazienza, in questi giorni ho deciso di togliermi due vizi:
le mie marlboro rosse ed il mio Amico (ma credo che il secondo avesse fatto di tutto per ottenere la mia resistenza).
Merci.