martedì 17 agosto 2010

In equilibrio su un interminabile impercettibile filo.

Combattuta tra il mio istinto di sopravvivenza che mi tiene in equilibrio e questa enorme forza di gravità che mi spinge sempre più in basso, che mi schiaccia sulle ginocchia. Che mi vuole morta.
Il guaio d'esser nata che ti mette una voglia irreversibile di vivere.
Mi manca il coraggio di mollare tutto, la forza di lasciare il suolo che seppur mi vede e sente cadere, mi sorregge.
Per la seconda volta nella mia vita, io non so cosa fare... e una seconda ti porta inevitabilmente ad una terza.
Catastrofica, per forza di cose... non si può sempre esser ottimisti. Vedo solo cornicioni cadere,a briciole, a massi, a pezzi enormi dai quali riesco a salvarmi, ma sono i miei.
Che il mondo sappia che non sono che una roccia che si sgretola a forza di ricevere unghiate, perché forse sono una roccia che le unghiate le attrae. Mea culpa.
Perché lo scrivo qua?
Perché questo posto privo d'aria, è il mio posto.

Basta la salute, si dice... e mentre di salute sto bene, mi studio un epitaffio.
Vi saluto gente, lasciatemi studiare.

lunedì 16 agosto 2010

Incroci

L’assenza non è mancanza se la presenza costante non esce dalla mente, o forse è proprio la presenza costante nella mente che crea la mancanza per l’assenza.

Lo so, girata da una parte o dall’altra qualcosa manca se ci si pone la domanda, se poi ci si da anche la risposta il cerchio si chiude…

(e) Sogno.

In un filo interminabile di sensazioni e pensieri in cui nulla e nessuno può mettersi in mezzo. Ed è come una zona priva di colore e rumore, in cui riesci a sentire, a percepire, a comunicare... attimi in cui ti senti fuori dal mondo e senti un'eco.

E Sento che (non) mi manchi.


mercoledì 4 agosto 2010

Se.


Ho bisogno di uno spazio abbastanza stretto ad angusto in cui rin-chiudermi.
Ho bisogno di morire per un po'.
Che il mondo si dimentichi di me, che non mi veda.
Voglio dormire e mangiare dove e come capita.
Come fa una zingara a diventare stanziale senza ammalarsi di esaurimento nervoso?
Se sparisco, non v'agitate, è che mi sono nascosta davanti ad altri occhi.
Come faccio a sopportare sempre la stessa gente davanti?
Come faccio a percorrere sempre gli stessi km sotto i piedi?
Ci sono solchi tracciati, viziati, e su quei solchi io continuo a inciampare e a vomitare.
Non sento un odore diverso da tempo, un odore che mi svegli, che mi indichi che ho dei sensi attivi.
Mi sento sempre di più un prodotto fallato di questa umanità-società.
Andate avanti, che resto indietro.

Sostenibile leggerezza dell'essere


Amo sopra ogni cosa questo mio modo perverso... di Amare.
Sono l'Amante perfetta, percorro le imperfezioni e me ne prendo cura perché rimangano sempre le stesse.
Amor ordinet nescit, parole di un Santo, che faccio mie, pur sapendomi un demonio.

Iris - Goo Goo Dolls


lunedì 2 agosto 2010

Consapevolezze


Io sono una divina, speciale, grande, stupenda, meravigliosa, sublime, graziosa, superba... testa di cazzo!

Fuori dal gregge.


Degli anziani partigiani si trasformano in writer e imbrattano una targa fascista e vengono rimproverati da alcuni giovani, “perché non si scrive sui muri”.

Succede a Grosio in provincia di Sondrio, a suo tempo una delle capitali della Resistenza antifascista. Una frase di Mussolini fatta scrivere dal regime e recentemente restaurata – come l’intero palazzo che la ospita – è stata imbrattata con la scritta “Vergogna”: gli autori sono due partigiani: Giuseppe Cecini, 83 anni, che è stato anche sindaco e Giuseppe Rinaldi, 87 anni, il presidente provinciale dell’Anpi (“ma ora dovrò dimettermi: chi è indagato non può avere cariche nella associazione”).

“Bisogna essere forti nel coraggio. Mai voltarsi indietro quando una decisione si è presa, ma andare sempre avanti”, dice la roboante frase mussoliniana restaurata nel 2005 con l’intero palazzo, che ospita uffici comunali e il parroco e che durante la Resistenza era sede delle Brigate Nere. I partigiani non l’hanno mai presa bene, ma né la minaccia di non presenziare più alle cerimonie ufficiali né tre incontri col sindaco di allora sono serviti. Mentre il primo cittadino attuale non ha ancora deciso il da farsi.

Allora i due hanno agito in proprio, all’alba di qualche giorno fa hanno appiccicato in cima a una canna da pesca un pennello e hanno scritto un bel “Vergogna” con grafia tremante. “La frase era stata cancellata il 25 luglio 1943, abbiamo festeggiato l’anniversario aggiungendo una parola” dice uno dei due che – come racconta il quotidiano La provincia di Sondrio – se l’è vista male. Mentre infatti i due scrivevano la frase incriminata, in piazza passavano giovani che ahanno preso a calci l’auto dei partigiani accusandoli di inciviltà. I due hanno risposto agli insulti con gli insulti.

L’area in cui i due ex partigiani hanno scritto “vergogna” è videosorvegliata ma i due se ne sono sono fregati, anzi hanno portato una telecamera per riprendersi.

Il Comune sembra approvare il gesto anche se non può dirlo apertamente dato che si tratta pur sempre di un reato per cui c’è stata una denuncia: “Siamo contro chi insozza i muri ma è stata una chiara provocazione. "Quella frase di Mussolini andava cancellata del tutto, non rifatta" spiega l’assessore ai Lavori Pubblici, Giovanni Curti, che è anche presidente della sezione di Grosio dell’Anpi.


Ovviamente io li avrei baciati in fronte!
Ps. Grazie Zitto!! Vedi che non mi serve la tv? Delle notizie di rilievo ne vengo sempre a sapere dai (non) comuni mortali fuori da sto gregge di pecore.

Ps.2: Caro sindaco, io lascerei entrambe le imbrattature.

domenica 1 agosto 2010

Il ritorno senza l'andata.


Ogni tanto bisogna mandar giù una lacrima...
Dovevo esser là e non qua, oggi.
Dovevo svegliarmi col suo respiro addosso, e la sua pelle tatuata sulla mia.
Dovevo, volevo.
Ogni mia parola segna un percorso, ogni mia parola condiziona un comportamento, e così via.
Forse devo seguire le leggi degli esseri umani, quelle leggi che non mi permettono di Amare come piace a me... o come piace a tutti.
Ti prometto che la prossima volta starò zitta, acolterò solo quella musica che si crea quando parliamo, seguirò il percorso delle NOSTRE parole.
Semmai un'altra volta ci sarà.
Ti amo con le unghie.